Home » Aziende »Pratiche »Progetti » Nel Parco del Monte Fenera una sintesi tra la natura e il costruito di un ex stabilimento industriale:

Nel Parco del Monte Fenera una sintesi tra la natura e il costruito di un ex stabilimento industriale

luglio 26, 2013 Aziende, Pratiche, Progetti

In tutta Europa, a partire dagli anni ’70, molte aree industriali sono state abbandonate, rese prive di qualunque altra funzione e cariche di scorie provenienti dalle lavorazioni che per anni vi si erano svolte. Nel giro di pochi anni, il rimpiazzare i vuoti era diventata l’esigenza prioritaria piuttosto che il cogliere le opportunità derivanti dal cambiamento.

Anche nel nostro Paese si è assistito ad un fenomeno analogo:la crisi dei sistemi industriali e la conseguente perdita di funzioni di determinate aree urbanizzate hanno reso disponibili diversi settori urbani, dando origine così al dibattito sul futuro e la destinazione delle aree dismesse, sulle loro potenzialità d’uso, sull’occasione che rappresentano in quanto zone strategiche per lo sviluppo di città industrializzate, le cui nuove espansioni creano a volte difficoltà nel trovare spazi dove crescere e svilupparsi.

Il caso relativo al progetto Fenera Loft Resort, che trasformerà la vecchia sede produttiva dell’azienda IVR ‒ proprietà della famiglia di imprenditori del settore delle valvole termoidrauliche Piero, Graziano e Flavio Giacomini ‒ in una struttura ad uso residenziale, è un caso di studio piuttosto interessante. La riqualificazione dell’edificio cerca infatti di dare valore aggiunto all’area dismessa, soprattutto in virtù della sua localizzazione all’interno del Parco Naturale del Monte Fenera, particolare formazione calcarea della bassa Valsesia in un contesto ambientale di particolare bellezza e pregio, nella frazione Ara di Grignasco.

La costruzione dello stabilimento risale a fine anni Trenta: inizialmente adibito a fabbrica di scarpe, successivamente acquistata dalla IVR, per circa 25 anni è stato luogo di produzione di valvole termoidrauliche, un settore portante del territorio. Il progetto di recupero di questo edificio industriale è stato affidato allo Studio di architettura UdA di Torino, i cui progetti pongonospecifica attenzione alla percezione sensoriale, ai materiali, alla luce e alle superfici: una sofisticatezza non fine a sé stessa, ma espressiva della complessità delle relazioni tra l’uomo e lo spazio che lo circonda. Greenews.info ha intervistato l’architettoValter Camagna.

D) Architetto, qual è stato il vostro atteggiamento progettuale di fronte a una grey area, considerando soprattutto che si trova all’interno di un Parco Naturale?

R) Premetto che la presenza, sul territorio italiano, di molti complessi industriali e produttivi che hanno cessato di avere la loro funzione originaria è al tempo stesso un problema e una opportunità. Ogni caso va visto nel suo contesto, ma per molti edifici, in particolare quelli che portano la memoria delle prime fasi dell’industrializzazione, può esserci una seconda vita. In questo caso l’anomalia data dalla presenza della vecchia sede produttiva di IVR era duplice: come edificio all’interno di un parco naturale e come elemento alieno ai caratteri tradizionali dei nuclei insediativi edificati nel territorio circostante sostanzialmente di tipo rurale. L’idea è stata di trattare l’ex complesso industriale come una testimonianza ormai storica della zona e di farne, con la sua nuova destinazione residenziale, un elemento di potenziale reintegrazione con il contesto ambientale, naturale e antropico. L’impatto minore presentato dalla residenza rispetto alle attività produttive, la possibilità di mettere in relazione i valori ambientali offerti dal Parco Naturale con un modello di abitazione innovativa, l’adozione di tecnologie volte ad assicurare un’alta efficienza energetica e non ultimo una“riapertura” dell’edificio rispetto ai luoghi circostanti hanno sicuramente costituito una opportunità per consentire un dialogo proficuo tra ambiti visti troppo spesso separati o inconciliabili: natura e costruito.

D) Il carattere di un edificio risulta fondamentale per valutarne il ruolo urbano: nel caso di insediamenti produttivi, per altro, è molto marcato. Quanto rimane forte l’integrazione formale e ambientale con il contesto rispetto alla percezione di una nuova forma?

R) A nostro parere i due ambiti, la preesistenza e quanto di nuovo vi si introduce, dovrebbero riuscire il più possibile a mantenere ad ognuno una sua identità e autonomia. La nuova forma non deve prevalere sull’edificio esistente, così come però deve trovare una specifica e ben visibile connotazione. In questo caso l’intervento sull’esistente ha cercato di liberare l’insieme delle costruzioni succedutesi nel tempo dalle superfetazioni e di rimettere in evidenza le stratificazioni, le giustapposizioni di tipologie e strutture differenti. La maglia tridimensionale onnipresente del corpo principale, fatto di pilastri e travi in cemento armato, è divenuta l’ossatura, “la gabbia” in cui far insinuare il nuovo intervento che talvolta trova un accento e si protende oltre il limite dell’attuale involucro edilizio con le logge e i corpi aggettanti in facciata.

D) Nella storia dell’architettura, da quella antica a quella contemporanea, la residenza appare tema minore, soggetto a limiti che possono spiegare esiti modesti. Come vi siete posti di fronte alla domanda se abitare o meno le fabbriche?

R) Mi viene da pensare a figure come Carlo ScarpaUmberto Riva, che hanno espresso, per così dire, una intrinseca “monumentalità” dell’interno domestico. E’ vero tuttavia – ed è una contraddizione tutta contemporanea – che il tema dell’abitare, del progetto della residenza e più specificamente del progetto d’interni dedicato a questo ambito, pare non avere molta attenzione da parte della critica architettonica e dei media. E’ secondo noi invece una disattenzione grave, che trascura il fatto di quanto la casa sia uno degli elementi fondamentali del progetto e delle finalità ultime dell’architettura – che è offrire luoghi di benessere psicofisico all’uomo. Inoltre è sempre più evidente come molti altri ambiti, dai luoghi di lavoro agli hotel, tendano a ricreare le condizioni di confort e le valenze simboliche dei luoghi domestici. Così abitare le fabbriche diviene una stimolante opportunità per definire nuovi parametri dei modi di vivere un ambiente domestico e per mettere in contaminazione funzioni diverse in uno spazio fisico non rigidamente organizzato e conformato esclusivamente attorno alle esigenze e ai modi consueti dell’abitare…

D) Quali sono le novità green del recupero e come si conciliano con l’identità dell’edificio?

R) Spesso gli edifici industriali hanno caratteristiche formali e tipologiche (ampie superfici vetrate, grandi volumi, struttura preponderante rispetto ai tamponamenti murari) che più difficilmente si conciliano con le attuali esigenze performative degli edifici residenziali e in generale di quanto è usuale per edifici di costruzione odierna. Tuttavia l’adeguamento delle nuove prestazioni non deve e non può cancellare la natura originaria del fabbricato anche perché spesso è portatore di due qualità altrettanto importanti rispetto ai parametri fisico-tecnici di comfort considerati dalla normativa: lo spazio, inteso come dimensioni generose e ampie, e la luce offerta dalle ampie superfici vetrate. Oggi la novità tecnologica più importante è la capacità di creare protesi non invasive per qualsiasi corpo. In questo caso riteniamo che la novità green più interessante del progetto risieda proprio nella possibilità di implementare le prestazioni originarie del fabbricato senza alterare l’aspetto e la conformazione originaria dei volumi e dei prospetti. I serramenti in ferro sono stati mantenuti come grate e telai della facciata originaria, mentre un nuovo involucro vetrato e cieco è stato realizzato internamente arretrando rispetto alle facciate lasciandole così inalterate nel loro aspetto originario. Gliisolamenti e le coibentazioni sono applicate sulle facce interne, dando luogo ad una sorta di “cappotto interno”, e il tutto – opportunamente dimensionato-  consente di raggiungere valori di fabbisogno energetico impensabili per un edificio con quelle caratteristiche. A questa soluzione si aggiungono poi le dotazioni ormai quasi standard per nuovi edifici quali: impianti di aria primaria, collettori solari per la produzione di acqua calda sanitariapredisposizione per l’impianto fotovoltaico in copertura. Ogni intervento però, più che per le sue valenze intrinseche, è pensato e funzionale a infondere nuova linfa ad un organismo vetusto, a cui spetta una nuova vita.

Valentina Burgassi

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Klimahouse Startup Award 2018: 10 finaliste del “costruire secondo natura”

gennaio 16, 2018

Klimahouse Startup Award 2018: 10 finaliste del “costruire secondo natura”

Dai Concentratori Solari Luminescenti che trasformano comuni finestre in pannelli solari semitrasparenti  in grado di soddisfare  il  fabbisogno energetico di un edificio, al sistema robotizzato che velocizza il montaggio di ponteggi nei cantieri, inventato da una startup di Monaco di Baviera, fino alle mattonelle fatte di funghi sviluppate da una giovane azienda di Varese, perfette come materiale da costruzione [...]

Stefano Boeri Architetti: a Eindhoven il “Bosco Verticale” si fa social

gennaio 12, 2018

Stefano Boeri Architetti: a Eindhoven il “Bosco Verticale” si fa social

Lo studio Stefano Boeri Architetti prosegue nella progettazione di “boschi verticali” nel mondo: dopo i progetti di Milano, Nanjing, Utrecht, Tirana, Losanna, Parigi – e  dopo  la  diffusione  globale  del  videoappello per  la  Forestazione  Urbana in vista del World Forum on Urban Forests di Mantova 2018 -  è arrivato nei giorni scorsi l’annuncio  del nuovo [...]

“Mi abbatto e sono felice”. L’ecomonologo di Daniele Ronco in scena a Roma

gennaio 11, 2018

“Mi abbatto e sono felice”. L’ecomonologo di Daniele Ronco in scena a Roma

Fino al 14 gennaio, al Teatro Belli di Roma, torna in scena, con la regia di Marco Cavicchioli, “Mi abbatto e sono felice“, l’ecomonologo di Daniele Ronco prodotto da Mulino ad Arte, vincitore di numerosi premi e ispirato al concetto di “decrescita felice” di Maurizio Pallante. “Mi abbatto e sono felice” è un monologo a [...]

“Out of Fashion”: un percorso formativo nella moda sostenibile

gennaio 8, 2018

“Out of Fashion”: un percorso formativo nella moda sostenibile

Riprenderà venerdì 12 gennaio 2018 alla Fondazione Ferrè di Milano il percorso formativo di “Out of Fashion“ nell’ambito della moda sostenibile, etica e consapevole. Ideato nel 2014 da Connecting Cultures con l’ambizioso obiettivo di promuovere una nuova cultura della moda attraverso un pensiero originale e indipendente, il progetto Out of Fashion si è sviluppato attraverso l’offerta [...]

Ujet lancia lo scooter elettrico “di lusso”

gennaio 8, 2018

Ujet lancia lo scooter elettrico “di lusso”

La lussemburghese Ujet ha presentato ieri, al Consumer Electronics Show di Las Vegas, il suo primo scooter elettrico, che punta sulla “nuova mobilità urbana” attraverso un mix di praticità, design, divertimento e facilità d’uso. Progettato da zero in Germania, lo scooter “bandiera” di Ujet combina connettività intelligente e materiali ad alte prestazioni – tipici del settore [...]

Camerlenghi, nuovo presidente AIGAE: “Il turismo ambientale è in grande crescita”

dicembre 20, 2017

Camerlenghi, nuovo presidente AIGAE: “Il turismo ambientale è in grande crescita”

Filippo Camerlenghi, coordinatore delle Guide Ambientali Escursionistiche (GAE) della Lombardia è il nuovo Presidente Nazionale di AIGAE. Camerlenghi, 52 anni, laureato in Scienze della Terra presso l’Università Statale di Milano, è ideatore e promotore di importanti progetti di educazione ambientale e divulgazione scientifica e opera anche come guida europea in Francia, Spagna, Germania, Svizzera, Islanda, in [...]

AccorHotels e l’agricoltura verticale: debutta al Novotel Milano il “Living Farming Tree”

dicembre 18, 2017

AccorHotels e l’agricoltura verticale: debutta al Novotel Milano il “Living Farming Tree”

Debutta a Milano con AccorHotels la prima installazione del Living Farming Tree, l’innovativo orto verticale indoor firmato Hexagro Urban Farming, startup italiana composta da un team internazionale di ingegneri, designer industriali e gastronomi. In linea con gli obiettivi del proprio programma di sviluppo sostenibile Planet21 volto a promuovere un’ospitalità positiva e virtuosa, il gruppo leader mondiale [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende