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Paestumanità: un’inizativa di azionariato ambientale

Castellabate è il piccolo borgo cilentano in cui arriva Claudio Bisio nel film ”Benvenuti al Sud“. Una piazzetta con vista mozzafiato, una lentezza imparagonabile, silenzio e deserto fino a tardo pomeriggio soprattutto in estate con i suoi quaranta gradi, e si capisce immediatamente come il personaggio di Bisio, il postino spostato per punizione da Milano, si sia potuto ambientare, in pochissimo tempo, ai nuovi ritmi meridionali.

Io ci sono arrivata per lavoro, ma si respira comunque un’atmosfera di vacanza, di relax, ma soprattutto l’autenticità dei bar che chiudono per una lunga pausa pranzo e dei bus che passano senza seguire orari “troppo rigidi”. Flessibilità mediterranea, diciamo. Rientra tutto nel sapersi godere la vita: e pensare che io, al nord, corro dietro all’ultimo treno per arrivare cinque minuti prima all’appuntamento lavorativo in pre serata.

Viaggiare per la costa è molto slow, tra autobus di linea e trenini regionali, ma con tanto tempo a disposizione sono riuscita ad arrivare a Paestum, uno dei più famosi centri della Magna Grecia, per una visita al parco archeologico. Lo spazio urbano della colonia greca di Poseidonia fu fondato all’inizio del VII secolo a.C. e si estendeva per 120 ettari all’interno delle mura antiche: un patrimonio che la Campania può vantare in tutto il mondo, per i suoi tre templi e per la cinta muraria, uno dei sistemi di fortificazione della Magna Grecia meglio conservati, che si sviluppa per cinque chilometri con uno spessore medio di cinque metri.

La visita al parco senza guida è quasi del tutto inutile: non è facilmente fruibile e comprensibile, non ci sono indicazioni e didascalie chiare e complete e lo stesso Museo Archeologico –che offre un’importante collezione di antichità, tra le quali spiccano senz’altro gli affreschi provenienti dalla Tomba del Tuffatore - sembra un po’ muto e spoglio ai non esperti.

Ma forse più della nudità degli scavi, l’informazione che mi lascia più sconvolta è che questo sito, riconosciuto Patrimonio dell’Umanità dall’UNESCO sia di proprietà del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali solo per 25 dei 120 ettari del parco, cioè l’area recintata e visitabile con biglietto d’ingresso. La restante superficie è di proprietà privata e utilizzata principalmente per le attività agricole. La coltura del granoturco, un’agricoltura intensiva che prevede l’utilizzo di mezzi meccanici e fertilizzanti chimici, e gli allevamenti di bufale, stanno avendo un forte impatto sul patrimonio archeologico, considerato che gli strati di interesse artistico insistono a quote molto alte e l’irrigazione forzata negli ultimi 50 anni ha provocato una perdita dei livelli superficiali di terreno pari a 50 cm, aggravando ulteriormente lo stato di conservazione delle evidenze non ancora oggetto di indagini scientifiche.

I tagli alle Soprintendenze non danno un grande margine di azione e intervento, per questo motivo è nato, “dal basso”, il progetto Paestumanità, promosso da Legambiente e lanciato ufficialmente lo scorso marzo.

Il progetto – ci spiega la responsabile Valentina Del Pizzo- nasce come iniziativa spontanea di azionariato ambientale e intende contribuire a migliorare la tutela e la valorizzazione dell’area archeologica di Paestum e restituirne la titolarità alla comunità internazionale”. Questo attraverso un’operazione finalizzata ad acquistare i terreni compresi entro le mura dell’antica città di Paestum: “se lo Stato non riesce ad acquisire la titolarità di tutta l’area archeologica interna alle mura per mancanza di fondi – si legge sul sito – e non riesce a tutelarla, perché non interviene nel merito delle attività svolte dai singoli sulla sua superficie, allora chiediamo ai cittadini, senza limiti geografici, di raccogliere i fondi necessari per comprare i terreni privati e promuoverne la tutela e la ricerca”.

Chiediamo ai cittadini innanzitutto di aderire e sposare delle buone pratiche, anche preliminari all’acquisto dei terreni. Il progetto non ha ricevuto contributi  esterni e le quote dei cittadini servono anche a sostenere l’iniziativa. Le prime adesioni raccolte (oggi sono circa 300 i sostenitori dell’iniziativa), per esempio, sono state utilizzate per la realizzazione dello studio di fattibilità, che ci ha permesso di costruire un’idea concreta e precisa su cui lavorare da questo momento in poi”.

L’adesione al progetto consiste nell’acquisto di una Buona Azione, dal costo di 50€: ad una prima raccolta ‘virtuale’ di acquirenti, succederà il pagamento in contanti delle azioni impegnate e la stipula dei contratti di acquisto dei lotti di terreno attraverso il fondo comune costituito. All’acquisto del primo lotto sarà costituita una Società di gestione del patrimonio immobiliare, i cui soci siano il numero più elevato possibile di Investitori non Istituzionali e sarà costituita una Fondazione per la gestione e la manutenzione del bene.

L’obiettivo è quello di acquistare un bene comune e di ri-metterlo nelle mani della collettività, di ricreare l’intero contesto archeologico e paesaggistico, che inglobi tutto il territorio interno alle mura, e renderlo facilmente accessibile e fruibile al turista”; ma soprattutto di creare una nuova sensibilità collettiva capace, attraverso l’ente di gestione, di tutelare il patrimonio, di favorire le indagini scientifiche sul campo, di realizzare progetti di valorizzazione che migliorino la conoscenza e la fruizione del nostro patrimonio storico-archeologico, di sviluppare forme di autocontrollo e responsabilità sul buono stato del bene.

Legambiente e tutti i sostenitori dell’iniziativa per ora si sono prefitti l’obiettivo di acquistare i terreni, ma hanno esplicitato da subito la massima disponibilità a collaborare con le università, con le associazioni e con altri soggetti interessati a promuovere progetti di riqualificazione e sostenibilità ambientale, culturale e paesaggistica in loco.

Qualche cifra? “Non abbiamo una cifra precisa da raggiungere – ci spiega ancora la responsabile del progetto. Conosciamo il valore commerciale complessivo degli ettari da acquistare, ma trattandosi di diversi proprietari non sappiamo fare una reale valutazione dell’operazione. Una volta raccolta la disponibilità dei privati a vendere o concedere l’utilizzo del terreno, potremmo partire con le singole trattative. Oggi sono tre i proprietari che hanno già avanzato la loro disponibilità a vendere o cedere l’utilizzo dei loro terreni e a breve partiranno le contrattazioni”.

Oltre alla lentezza e ai mali noti, quaggiù, c’è ancora un grande, sano, pulito senso di appartenenza che arriva là dove lo Stato, da solo, non riesce.

Alfonsa Sabatino

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