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Quando l’economia aiuta l’ecologia

ottobre 7, 2009 Aziende, Idee, Pratiche, Progetti

Pizzocri Massimo_sqLa visione della sostenibilità di Massimo Pizzocri, amministratore delegato di Epson Italia, è estremamente lucida e perfettamente in linea con la lunga tradizione di impegno ambientale della Seiko Epson Corporation, che risale agli anni ’70, in tempi non sospetti. Si riassume in una formula sintetica ed efficace: l’economia a sostegno dell’ecologia.  Una formula che ben esprime il pragmatismo dell’azienda, quanto mai apprezzabile in un ambito in cui mirabolanti dichiarazioni di intenti rischiano spesso, per eccesso di idealismo, di non tramutarsi in nulla di concreto.

“La nostra visione ambientale”, spiega Pizzocri, “non ci impedisce di comprendere le esigenze del cliente, che sono primariamente di tipo economico e di convenienza. Quello che cerchiamo di far capire è che le due cose non sono in contrasto tra loro. La ricerca che Epson svolge sui propri prodotti è espressione della strategia Ecologia, Economia, Innovazione – ed è proprio attraverso l’innovazione di prodotto che l’economia aiuta l’ecologia”. Come nel caso della nuova stampante senza cartucce, destinata, nelle intenzioni dell’azienda, a rivoluzionare, dal punto di vista del modello di business, il rapporto tra fornitore e cliente. Epson propone infatti un sistema simile a quello che molte pubbliche amministrazioni e PMI già conoscono per le fotocopiatrici, garantendo il recupero e la sostituzione del prodotto al termine del ciclo previsto di 8000 pagine: un risparmio e un vantaggio per il cliente che si abbina alla non trascurabile novità di ritirare il prodotto, revisionarlo e riproporlo in vendita. Chi ha in mente le immagini dei “cimiteri dell’elettronica” può rendersi conto di cosa significa.

Epson sembra amare le sfide difficili. “Mentre le dichiarazioni di impegno ambientale a cui siamo abituati sono di norma estremamente prudenziali”, aggiunge Pizzocri, “Epson, dal 2008, ha intrapreso un percorso con obiettivi molto ambiziosi” . Il progetto “Environmental Vision 2050” delineato dal Corporate Strategy Office di  Akihiko Sakai prevede infatti:

  • Riduzione delle emissioni di CO2 del 90% nell’intero ciclo di vita dei prodotti
  • Introduzione di tutti i prodotti nel ciclo di riciclaggio e riutilizzo delle risorse
  • Riduzione dell’emissione diretta di CO2 del 90% ed eliminazione dei gas causa del riscaldamento globale, diversi dalla CO2
  • Ripristino e preservazione della biodiversità come parte dell’ecosistema, con la collaborazione delle comunità locali.

Greenwashing? Senza che nemmeno il termine venga nominato Pizzocri ci tiene a sgombrare il campo e ci racconta per esteso la storia di come è nata la casa madre, a cui prima aveva solo accennato: quando a Suwa, città della Prefettura di Nagano, venne costruito il primo insediamento produttivo dell’azienda, Minoru Usui, l’ingegnere creatore della tecnologia Epson (oggi presidente del gruppo), intese creare da subito una realtà produttiva con il minor impatto ambientale possibile, per non sconvolgere la vita e la salute della comunità a cui egli stesso apparteneva. Una visione che oggi diremmo glocal  e che si ravvisa nelle attività odierne di Epson Italia. “Abbiamo collaborato con Lifegate”, spiega Pizzocri, “per piantumare il bosco di Grugnotorto, polmone verde di Cinisello Balsamo, dove sorge l’azienda. E’un attività che ha coinvolto, su base volontaria, gran parte dei dipendenti”. Alla ricerca e allo sviluppo di prodotti con impatto ambientale sempre più basso, portate avanti dalla casa madre, Epson affianca infatti iniziative locali, svolte autonomamente nelle sedi nazionali del gruppo. Iniziative talvolta banali, ma significative: dalla sostituzione di tutte le lampadine ad incandescenza all’eliminazione dell’acqua imbottigliata, in distribuzione ai dipendenti, nella sede di Cinisello.  Pizzocri non nasconde la difficoltà di coinvolgere e sensibilizzare i dipendenti , ma sottolinea come la risposta, superiore alle aspettative, derivi dalla credibilità stessa dell’impegno ambientale dell’azienda. Per le aziende che hanno scoperto in maniera dubbia e repentina la vocazione verde ha un solo consiglio: lasciar perdere per evitare danni peggiori.  

Andrea Gandiglio

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