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Solar Decathlon 2014: l’Italia campione del mondo nell’architettura sostenibile

luglio 23, 2014 Campioni d'Italia, Progetti, Rubriche

Usciti presto dai Mondiali, ma Campioni globali dell’architettura sostenibile. Se sul campo di calcio la coppa del mondo è andata ai tedeschi, al Solar Decathlon 2014 a vincere sono stati gli italiani. Il primo premio della competizione dell’edilizia efficiente, innovativa, alimentata ad energie rinnovabili, è andato infatti al team dell’Università di Roma Tre e Politecnico di Milano, supportato da una ventina di sponsor tecnici. Dopo il terzo posto ottenuto nel 2012 con il progetto MED in Italy, quest’anno l’Italia ha ottenuto la medaglia d’oro grazie a RhOME for denCity , un prototipo di casa pensato per la riqualificazione dell’area di Tor Fiscale, a Roma, e più in generale delle periferie.

Parola d’ordine è la sobrietà: nei materiali, sostenibili ma anche di recupero; nell’energia, per scelta la casa produce quella necessaria al consumo, perché è molto più intelligente risparmiarla piuttosto che immetterla in rete; nell’uso del territorio, l’idea è riqualificare gli spazi “densificandoli”, in modo da liberarne altri per usi diversi da quello abitativo.

Il prototipo presentato al Solar Decathlon, che quest’anno si è svolto a Versailles, è uno dei tre appartamenti dell’ultimo piano di un edificio residenziale a cinque piani. L’appartamento è costruito in legno leggero, con la tecnologia telaio-muro facile e veloce da assemblare in cantiere, ed è certificato CasaClima A Nature, “perché accanto all’efficienza energetica c’è un’attenzione particolare anche all’impatto dell’edificio sull’ambiente, anche nelle fasi di progettazione e costruzione”, spiega Chiara Tonelli, docente di Tecnologia dell’architettura a Roma Tre e responsabile del progetto.

L’energia è prodotta grazie ai moduli fotovoltaici installati sul tetto, l’acqua calda attraverso un impianto solare termico. La casa integra i sistemi della casa passiva, come l’attenzione all’involucro, la ventilazione indotta, le finestre ombreggiate, ma in un certo senso va oltre. Il progetto ha infatti seguito il protocollo “Active House“, messo a punto dal Politecnico di Milano, che coniuga ambiente, produzione di energia e comfort. “Nella Passive House di solito contano solo la produzione di energia e i consumi, senza dare enfasi agli aspetti ambientali e al lato attivo dell’abitazione. La migliore risposta possibile è per noi è quella di limitare la domanda di energia e progettare sistemi in grado di rispondere alla domanda minima di consumi. Il protocollo Active House  permette di progettare edifici che, ottimizzando il comfort termico e luminoso, riducono al minimo il consumo energetico”.

Ma accanto a elettrodomestici a basso consumo, grande attenzione viene anche data al comportamento di chi la casa la abita. “A guidarci è stato lo slogan “less automation, more information“. Il team ha infatti creato un software che dà agli utenti informazioni sui consumi della casa e la sua autonomia energetica, più dei consigli di comportamento: le persone potranno decidere di seguirli o meno, senza che la casa faccia niente in autonomia. “Vogliamo utenti liberi di vivere la propria casa, sbagliando anche. Solo così si diventa consapevoli e si capisce come migliorare”.  E il lato attivo è anche al centro dell’idea della riqualificazione, che deve riguardare gli spazi abitativi, ma anche le relazioni e l’ambiente: la densificazione del territorio permette “di avere maggiore territorio non costruito che possa essere convertito in suolo ad uso pubblico, restituendo alla popolazione spazi urbani, smart area produttive e mobilità ridotta”.

Il primo premio di RhOME for denCity è il risultato della somma dei punteggi raggiunti in dieci diverse prove: “Siamo arrivati secondi per la categoria Architettura, terzi per l’Innovazione, mentre ci siamo classificati al primo posto per l’uso di elettrodomestici e l’accoglienza degli altri team e al secondo per il Comfort. Al contrario, non siamo stati giudicati bene per quanto riguarda il bilancio energetico, perché la nostra casa non produce più di quello che consuma: questa caratteristica viene da una nostra scelta precisa di sobrietà. Quando l’energia abbonda, non si fa attenzione ai consumi domestici, aspetto su cui invece abbiamo voluto riportare l’accento”.

Il progetto è nato dallo studio di una soluzione per riqualificare l’area di Tor Fiscale, a Roma, e ben si adatterebbe anche alle altre aree periferiche della Capitale, dove il degrado in diversi casi si sposa con la vicinanza a resti romani e a veri e propri propri parchi archeologici oggi disconnessi tra loro. “Per adesso il progetto si ferma al caso di studio, ma il Comune è intenzionato a una riqualificazione dell’area, quando uscirà il bando noi saremo in prima linea“.

Veronica Ulivieri

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