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Sostenibilità estrema sul Monte Bianco. Intervista a Stefano Testa

maggio 26, 2011 Idee, Progetti

In vista dell’intervento di oggi, nella tavola rotonda “Vivere Sostenibile” del 1° Workshop Nazionale IMAGE – Incontri sul Management della Green Economy, abbiamo intervistato l’Arch. Stefano Testa, progettista, con lo Studio Cliostraat, del nuovo Bivacco Gervasutti del CAI sul Monte Bianco, un esempio di architettura sostenibile in condizioni estreme.

D) La progettazione del nuovo bivacco “Gervasutti” è un esempio di come tecnologia, estetica e tutela dell’ambiente si possano fondere in armonia. Quali competenze progettuali vengono coinvolte in un progetto simile?

R) Sviluppare questo progetto è stata per noi un’opportunità davvero speciale. Fin dalle prime discussioni con i responsabili della Sucai, gestore del rifugio storico, si delineò un programma che intendeva superare alcuni dei limiti tipici della tipologia consolidata dei bivacchi alpini. Iniziò così un’avventura che si è presto trasformata in una vera ricerca. In questo edificio di piccole dimensioni abbiamo cercato di mettere in discussione molte delle consuetudini costruttive. Ne consegue il superamento dei saperi disciplinari di diverse tipologie progettuali: la prefabbricazione edile, i mezzi di trasporto nautici ed aeronautici, l’allestimento d’interni, la meccanica, l’automazione e la sensoristica a controllo elettronico, i sistemi di generazione e utilizzo dell’energia da fonti rinnovabili. Per ciascuno di questi campi si è trattato di confrontarsi con le condizioni estreme dell’alta quota, con importanti fattori critici di tipo geologico e nivometeorologico. Ecco, direi che il quadro della complessità del progetto sia già abbastanza chiaro. In più si tenga in conto che, per ciascuno degli aspetti coinvolti, abbiamo cercato ulteriormente di raggiungere standard performativi di qualità elevata, dovendo garantire al contempo un ferreo contenimento dei costi economici. Condizione questa imprescindibile per una tipologia di prodotto commissionata da un’associazione senza scopo di lucro e destinata ad un impiego pubblico del tutto gratuito. In un simile progetto confluiscono obbligatoriamente competenze specialistiche importanti. Tuttavia non sono sufficienti. E’ necessaria anche quella particolare motivazione che nasce dalle passioni individuali. Un motore davvero potente! Questo è il criterio che ha selezionato naturalmente tutti coloro che hanno costituito il gruppo di progettazione che lavora al Gervasutti. Un esempio per tutti: la progettazione strutturale della scocca in materiali compositi è stato uno degli aspetti che ha richiesto un grado altissimo di sofisticazione, essendoci posti l’obiettivo ambizioso di coniugare resistenze meccaniche elevatissime con un peso davvero contenuto, tale da consentire il trasporto del bivacco con un piccolo elicottero. L’architetto Luca Olivari ha svolto con noi questo compito; in questo campo egli è uno dei pochi super esperti in Italia. E solo il suo duplice amore per il mare (si occupa principalmente di imbarcazioni da competizione) e per la montagna ha reso possibile il suo coinvolgimento.

D) Progettare una struttura che dovrà resistere a condizioni estreme, a 2.835 metri sul Monte Bianco, richiede, come diceva, un attento studio dei materiali. Vi occupate di questi aspetti internamente allo studio o vi appoggiate a consulenti esterni specializzati?

R) Le nostre competenze interne sono apprezzabili nei settori merceologici tipici dell’edilizia e dell’allestimento. Molti dei componenti del nuovo bivacco sono stati concepiti attingendo ad altre filiere e questo ha reso necessaria la collaborazione con esperti esterni al nostro ufficio. Questa per noi è una modalità di lavoro consueta da sempre. E’ una procedura operativa assolutamente indispensabile se si vuole lavorare con margini significativi di sperimentazione: cosa alla quale teniamo molto.

D) Pensa che il turismo sostenibile possa attivare, nei prossimi anni, una filiera e un indotto che vedranno, tra i principali protagonisti, quegli studi di architetti e ingegneri che più avranno saputo sviluppare competenze nel settore?

R) Penso e spero che le competenze per un diverso approccio alla cultura materiale dei luoghi, verso scenari di vera sostenibilità ambientale, diventeranno indispensabili in tutti i settori. Di certo quello del turismo presenta enormi potenzialità di sviluppo in questa direzione, dovendo obbligatoriamente reinventare e proporre immaginari appetibili all’evoluzione di una domanda che cambia. La mia convinzione in tal senso è testimoniata dallo stesso progetto del Gervasutti, che abbiamo ulteriormente sviluppato e codificato nel modello LEAP, pensando ad un utilizzo che dalle alte quote alpine si estenda a tutti i contesti naturali di notevole valore ambientale. Proprio lì dove, siamo convinti, si deve iniziare un processo di ripensamento radicale dei modi di costruire tradizionali, che dovrà contaminare l’intero settore edile.

D) Quali altri settori del “Vivere sostenibile” ritiene che potranno offrire le migliori opportunità di business agli studi di progettazione (es. strutture sportive, cantine biologiche, sedi di aziende della “green economy”, ecc)?

R) Costruire per una “Vita Sostenibile” richiede un innalzamento significativo della qualità in tutti gli aspetti, da quelli squisitamente concettuali che dettano i programmi, fino alle tecnologie più accessorie. Di conseguenza potenzialmente qualunque realizzazione programmaticamente “sostenibile” offrirà sfide interessanti a quei progettisti che saranno in grado di raccoglierle. In questo senso ritengo che la sensibilità e le competenze debbano crescere molto nella categoria. Penso anche che vi saranno opportunità significative per gli architetti solo a condizione che questa comunità professionale sia capace di assumere un ruolo propositivo forte rispetto alle nuove istanze della sostenibilità. Solo un innalzamento evidente della qualità media delle trasformazioni dell’ambiente costruito potrà motivare una domanda diffusa di luoghi migliori per le nostre vite.

D) Crede che l’offerta formativa in Italia, nel suo settore, sia sufficiente e sufficientemente professionalizzante o riscontra delle carenze? Quali suggerimenti darebbe a un giovane che aspiri a specializzarsi nella bioarchitettura e nell’edilizia sostenibile?

R) Di nuovo, non penso che si possa concepire questa come una possibile specializzazione. Semmai come una necessaria e urgente evoluzione del miglior sapere distillato dalla storia dell’architettura. Le attuali necessità energetiche ed ecologiche hanno di fatto suggerito un ritorno alle antiche consuetudini del costruire tradizionali. La formazione in questo campo deve riuscire ad instillare in primis una sensibilità, un senso di responsabilità del proprio agire professionale, una necessaria ambizione culturale. E anche ovviamente una sostanziosa conoscenza tecnica. E’ un compito difficile e occorre lavorare molto per una scuola che ne sia all’altezza.

Andrea Gandiglio

Stefano Testa è architetto. Laureato a Milano nel 1992, dottore di ricerca in Architettura degli Interni e Allestimento nel 1998. Professore a contratto al Politecnico di Milano dal 2003, a NABA Milano dal 2003 al 2007. Si occupa di progettazione nei campi dell’architettura e del design. Negli anni recenti ricerca soluzioni innovative di prefabbricazione edilizia mutuando know-how di filiere industriali diverse. E’ contitolare del gruppo Cliostraat, con base a Torino, marchio noto nell’ambito della cultura disciplinare per l’attività di sperimentazione.

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