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Turismo outdoor: ecco come Langhe e Roero si attrezzano per conquistare i visitatori con le e-bikes

Langhe e Roero, il cuore turistico del Piemonte collinare che gareggia con la Toscana nell’attrazione degli stranieri (e che dal 2016 è anche la nuova casa della redazione di Greenews.info), stanno evolvendo dal punto di vista turistico. Da destinazione quasi esclusivamente enogastronomica (basti citare la Fiera del Tartufo) sono arrivate a conquistare nel 2014, insieme al Monferrato, il prestigioso riconoscimento UNESCO per i “Paesaggi Vitivinicoli“. E oggi puntano a superare il cicloturismo per soli sportivi (quello fatto di polpacci torniti e ben depilati e di sfide sudate contro sé stessi su pendii inaccessibili ai più), per allargare l’offerta del turismo outdoor ad un pubblico di visitatori ben più ampio: attento e responsabile, ma non necessariamente in forma fisica da Giro d’Italia. Ecco, nelle parole di Mauro Carbone, direttore dell’Ente Turismo Langhe Roero, come l’avvento delle e-bikes a pedalata assistita ha aperto le porte a questa rivoluzione del turismo sostenibile

D) Carbone, come sta cambiando il turismo outdoor in un territorio come Langhe e Roero?

R) Qui il turismo outdoor, in una prima fase, è stato prevalentemente ciclistico, spinto da tour operators internazionali che hanno promosso il nostro territorio come alternativa ai colli della Toscana – per un pubblico di ciclisti “con la gamba”, vista la difficoltà e le pendenze delle nostre colline. A noi piacerebbe ora che si estendesse questa offerta ad un pubblico più ampio, non necessariamente con “il polpaccio tornito”, che magari non imposta tutta la vacanza sull’outdoor ma che vuole divertirsi.

D) E qui spunta il ruolo delle biciclette a pedalata assistita…

R) Certo, la “bicicletta elettrica” da questo punto di vista ha cambiato il mondo. E’uno strumento che “spiana le salite”, ti permette di pedalare e affrontare pendenze impegnative anche se non sei un professionista. Spingere l’affermazione della bicicletta elettrica implica però, per noi, una serie di riflessioni: innanzitutto, se io sono un cicloturista esperto che arriva qui – come la prima ondata – con 3/4.000 km. di allenamento nelle gambe, sono ben ”scafato”, l’equivalente del Socio CAI in montagna, per intenderci, che se la cava un po’ovunque. Magari non sono Messner, ma con un’occhiata alla cartina mi oriento ecc. In questi nuovi sviluppi parliamo invece di un turista più “vulnerabile“, che va assistito, ma che apre numerose opportunità: intanto si tratta di un target molto più ampio del primo, che pratica un turismo molto sostenibile, non crea disturbo a nessuno e lascia ricchezza sul territorio.

D) Tutto “buono, pulito e giusto”, ma…

R) …Ma ci vuole qualche attenzione in più da parte nostra, perché stiamo parlando di un pubblico tendenzialmente inesperto, che spesso pratica questo sport con i bambini, che se sbaglia strada è un problema, che se ha un guasto alla bicicletta non sa come metterci mano. Il nostro compito è quindi quello di infrastrutturare il territorio a misura di utente cicloturistico (in questo caso elettrico). L’aspetto positivo è che già alcuni imprenditori privati hanno scommesso su questo sviluppo, per offrire servizi a chi vuole fare weekend noleggiando e-bikes e altri servizi integrativi. E’stata finora un’evoluzione a bassissima contribuzione pubblica, molto basata su investimenti privati. Ora anche l’ente pubblico sta attivandosi con due iniziative. Una sotto il cappello della misura 7.5.1 del PSR, che invita a rendere fruibili per il cicloescursionista sentieri di campagna esistenti. Ci sono già tre “anelli” in zona: quello roerino, quello del cosiddetto BARtoBAR (da Barolo a Barbaresco) e quello dell’Alta Langa, che nell’arco dei prossimi 12 mesi verranno risistemati in quest’ottica (visto che erano nati per essere percorsi solamente a piedi). Procederemo quindi con la mappatura, la segnaletica ad hoc, un’App che aiuti il turista a prevedere le difficoltà, trovare i servizi ecc.

D) Che aspettative avete da questa misura di finanziamento pubblico?

R) Che si possano aprire dei servizi lungo questi percorsi: la ciclofficina, il punto informativo istituzionale, il punto di ricarica ecc. Questa comunque è una misura “macro”, di sistema. Poi ci saranno gli interventi più puntuali, da finanziare in futuro con la misura 7.5.2, a gestione GAL, e che coinvolgeranno al massimo due-tre Comuni, piccoli progetti di filiera e realtà territoriali che mostreranno interessamento. L’indicazione della Regione è che si portino avanti quest’anno gli interventi della 7.5.1 e il prossimo anno quelli della 7.5.2, secondo la logica prima le “autostrade” e poi le “aree di servizio”

D) Un po’di cose si stanno quindi muovendo in questo anno dedicato dall’ONU al “turismo sostenibile”… Mi viene in mente anche la recente mappatura sviluppata dall’Ecomuseo delle Rocche del Roero, con cartina e App per trekkers, runners e cicloturisti, rientra in questi piani?

R) Certamente, il fronte roerino si è portato avanti… Tutto quello che abbiamo raccontato finora si muove però prevalentemente su sentieristica off road. Abbiamo quindi commissionato ad una società austriaca specializzata uno studio di fattibilità per “recuperare” anche le stradine asfaltate secondarie. L’idea di base è quella di smarcarsi un po’ dai “mega-progetti” delle grandi ciclabili... Per carità saremo felici se si apriranno le ciclovie che porteranno da Zurigo ad Albenga passando per le Langhe, ma…visto il costo di quelle infrastrutture e i tempi di realizzazione, vorremmo attrezzarci nel frattempo per qualcosa di più immediato. L’idea – piaciuta molto agli operatori locali – sarebbe dunque di mettere tutta la rete di strade minori a basso traffico a disposizione del visitatore (e non solamente del cicloturista) che vuole fare un’esperienza cicloturistica, magari anche per un giorno solo della sua vacanza. La nostra ricetta, in sintesi, è: bici elettrica, percorsi ben chiari, aree di sosta attrezzate nelle piazze dei borghi e dei paesini più ospitali. Ospitali nel senso della disponibilità di acqua, ricarica elettrica, wi-fi, piccole riparazioni ecc. Quelle poche cose fondamentali per rendere la vita facile e non far sentire abbandonato nel nulla il visitatore, che deve invece avere la serena impressione di andare “da una piazzetta all’altra”…

D) Questo è il messaggio per il mondo esterno dei visitatori, ma come pensate di coinvolgere gli operatori locali a supporto di questo modello di sviluppo turistico a basso impatto ambientale?

R) Deve passare il concetto che questo è uno sviluppo strategico per il nostro territorio. Fino a qualche anno fa il turismo outdoor era visto dalle amministrazioni locali come una cosa di poco conto, anche in termini di onere di manutenzione, della serie: se cade un albero lungo la stradina di campagna mandiamo un attimo la protezione civile a tagliarlo e morta lì... Ora bisogna capire che questi percorsi e strade secondarie devono diventare delle infrastrutture viarie a tutti gli effetti e quindi devono essere mantenute pulite ed efficienti così come tutte le altre strutture sul territorio comunale.

D) E il progetto del Parco Fluviale del Tanaro? Potrà aiutare in questa direzione, portare a recuperare la “Ciclovia del Tanaro” e integrare l’offerta outdoor con una suggestiva “via d’acqua”?

R) Anche il Parco Fluviale, per avere successo, dovrà diventare a tutti gli effetti un’infrastruttura – come fossero i giardinetti comunali, non si potrà poi lasciare l’erba alta due metri e le spiagge andranno tenute pulite. Avrà dei costi, ma è un progetto da fare…

D) La volontà di Langhe e Roero, in chiusura, è dunque di andare oltre l’immagine del solo paradiso enogastronomico…

R) Ora che abbiamo il “bollino UNESCO” dobbiamo dimostrare di meritarcelo sempre più. Paesaggi vitivinicoli significa che l’offerta di turismo paesaggistico va potenziata. Il paesaggio va reso propriamente fruibile, al di là del solo scorcio panoramico. Da queste parti il paesaggio funziona quando diventa “un prodotto culturale” e il prodotto culturale viene percepito come tale quando qualcuno te lo spiega. Altrimenti è come andare in un museo di arte contemporanea senza guida: quella è un’opera d’arte o un mucchio di pietre? Il discorso è uguale…

Andrea Gandiglio

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