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Un Diamante produce energia, per sempre

febbraio 2, 2010 Idee, Progetti

Modellino del Diamante, Courtesy of Provincia di Pisa

Il “Diamante di Pratolino” può essere senza esitazione definito un’opera d’arte, ma un’opera d’arte che, oltre a deliziare chi la guarda e ad  appagarne il  senso estetico e delle proporzioni, ha anche un utilizzo pratico immediato, la produzione di energia elettrica.

Il “Diamante”, infatti, è una centrale fotovoltaica sperimentale, frutto degli studi congiunti di Enel Ricerche e della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa, progettato per essere installato e per produrre energia in contesti di particolare pregio ambientale, storico, artistico ed architettonico.

Inizialmente pensato per essere collocato all’interno del Parco Naturale di Migliarino-San Rossore, alle porte di Pisa, il “Diamante” fa ora bella mostra di sé presso il parco della Villa Medicea di Pratolino, non lontano da Firenze, ed è, per così dire, “guardato a vista” dal Gigante dell’Appennino, la mirabile scultura del Giambologna situata proprio nel parco di Pratolino, presso villa Demidoff. Si tratta di un contesto architettonico ed artistico di eccezionale livello, in una delle aree verdi più belle della provincia di Firenze.

Grazie ad una convenzione tra Enel e Provincia di Firenze, proprietaria del parco dal 1981, l’energia prodotta dal “Diamante” serve ad illuminare i viali del parco e la scultura del Giambologna, con un risparmio stimato in circa 50.000 euro all’anno.

Sono le caratteristiche tecniche ed il modo in cui è stato concepito a renderlo particolarmente adatto a contesti del genere. Il “Diamante”, infatti, coniuga la bellezza all’utilità ed è un vero e proprio condensato di conoscenza, innovativo sia nella struttura che nella tecnologia utilizzata. Secondo le indicazioni del celeberrimo architetto latino Vitruvio, unisce cioè la “venustas”, la bellezza architettonica, alla “firmitas”, la stabilità della struttura: una struttura geodetica (che utilizza le celle geodetiche dell’architetto Fuller)  formata da 38 pannelli fotovoltaici a celle monocristalline, orientati a sud, e 42 facce in vetro temprato.

Le componenti del Diamante, Courtesy of EnelL’impianto è alto 12 metri, ha un diametro di 8 metri e può essere montato e smontato in maniera semplice e rapida, grazie alle aste e ai nodi filettati di cui è composto. Realizzata in vetro e acciaio, la centrale energetica ha dimensioni che rispettano le categorie matematiche e geometriche studiate dal matematico Pacioli da Sansepolcro e dal genio inimitabile di Leonardo da Vinci, a cui lo stesso Fuller si è ispirato. “Diamante” segue infatti le proporzioni “auree” e le leggi presenti in natura, per questo è in perfetta armonia con essa e si integra alla perfezione nell’ambiente circostante.

Funzionamento del Diamante di giorno, Courtesy of EnelMa la caratteristica principale, che rende “Diamante” inimitabile, è la sua “utilitas”. La centrale di approvvigionamento energetico da fonte rinnovabile è in grado di fornire energia 24 ore su 24.  Di giorno e nei periodi di maggiore insolazione, i pannelli fotovoltaici producono energia elettrica (per una potenza di picco di 11 KW) sufficiente ad alimentare un condominio di piccole dimensioni. L’energia elettrica in eccesso può essere utilizzata, tramite un processo di elettrolisi, per produrre idrogeno che, appositamente stoccato, fornisce energia per la notte o per i periodi, come quello invernale, caratterizzati da minore irraggiamento solare.

Funzionamento del Diamante di notte, Courtesy of EnelAll’interno dell’elettrolizzatore alcalino  l’acqua viene colpita da scariche elettriche e, così facendo, si “scompone” in ossigeno ed idrogeno. Quest’ ultimo viene immagazzinato in una apposito serbatoio di accumulo ad idruri metallici, materiali in grado di assorbirlo e cederlo al momento opportuno. Da qui l’idrogeno viene immesso in due celle di combustione che trasformano nuovamente l’energia chimica dell’idrogeno in energia elettrica per il rifornimento domestico.

Ma non basta. Nella parte inferiore “Diamante” è dotato di una predisposizione all’utilizzo della geotermia a bassa e media entalpia, grazie ad  una sonda geotermica a falde sotterranee idonea a captare e sfruttare la temperatura costante del sottosuolo per condizionare l’aria, scaldandola o raffrescandola a seconda della stagione, calda o fredda.

“Date le peculiarità del Diamante – spiega Pier Luigi Maffei, ordinario di Architettura Tecnica della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Pisa – abbiamo previsto, inoltre, anche una sala da destinare all’attività divulgativa e formativa delle scolaresche e di tutti i visitatori del parco di Pratolino,  affinché capiscano la validità del ricorso a fonti di energia rinnovabili ed il valore dell’Architettura”. 

Andrea Marchetti

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