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Vivere off-the-grid in una “Earthship”. Intervista indonesiana a Mike Reynolds

La nostra corrispondente dal Sud-Est asiatico Marcella Segre ha intervistato l’architetto statunitense Michael Reynolds, progettista del modulo abitativo Earthship e attualmente impegnato nella costruzione del primo Earthship Resort del mondo, nelle isole indonesiane…

Sono oltre 40 anni che l’architetto americano Mike Reynolds costruisce “Earthships“. Diversi modelli di quest’edificio completamente ecosostenibile sono stati realizzati in tutto il mondo, alcuni sono diventati residenze private, altri uffici o case di vacanze, mentre alcuni Earthship sono stati adottati all’interno di piani di emergenza abitativa.

Con il suo design inusuale e sempre diverso, l’ampio uso di materiali riciclabili quali bottiglie e lattine, l’Earthship rappresenta inoltre la casa da sogno di migliaia di persone, soprattutto per la sua autonomia e autosufficienza nella produzione di energia, che permette di essere completamente “off the grid. Non a caso, l’Earthship è infatti definita un organismo vivente, in quanto interagisce con l’ambiente circostante come se fosse vivo, adattandosi a condizioni climatiche ed esigenze di chi ci abita.

Anche conosciuto come il “Garbage Warrior”, Mike Reynolds ha appena terminato l’ultimo Earthship a Gili Kenawa, un’isola disabitata di appena 14 ettari a Sumbawa occidentale, Indonesia. Con l’aiuto di un team composto da circa 6 tecnici, oltre 50 appassionati volontari provenienti da tutto il mondo e operai locali, formati per proseguire la costruzione di edifici che seguano gli stessi principi di sostenibilità, è stato costruito il primo di oltre 40 Earthship che saranno realizzati sull’isola per creare il primo Earthship Resort del mondo e la prima Earthship Academy in Asia. Un resort off-the-grid e totalmente ecosostenibile, un luogo vacanze dove trascorrere alcuni giorni immersi nella natura e a impatto minimo e un centro di apprendimento e scambio di pratiche di costruzione sostenibile. Il progetto è inserito del programma a largo raggio di Eco-Regions Indonesia, che include un piano di sviluppo sostenibile di 8 isole a Sumbawa e una zona forestata nel sud di Lombok.

Earthship ha recentemente sviluppato un’applicazione che permette di scaricare tutte le conoscenze e il know-how sviluppato da Mike Reynolds e il suo team in 45 anni di lavoro. Simple Survival Earthship e’ il nome dell’applicazione che per 9,99 dollari permette di accedere a tutti i disegni, la lista dei materiali, i concetti e la metodologia e tutte le informazioni necessarie per costruire il proprio Earthship. Open source, ovviamente…

D) Mike, l’Earthship viene comunemente definito un “organismo vivente”. Cosa si intende esattamente?

R) Significa che l’Earthship interagisce con l’ambiente circostante per potersi alimentare, utilizzando l’energia naturalmente presente sul Pianeta. Ricicla acque grigie e acqua piovana e isola dalla temperatura esterna grazie alla massa composta da terra compattata e materiali di riciclaggio quali pneumatici e bottiglie, che non solo isolano termicamente, ma personalizzano ogni edificio a seconda delle esigenze degli abitanti. Questa flessibilità permette di creare Earthship ad uso abitativo, di ufficio e persino serre o orti biologici, nutriti dai nostri scarti di acqua e cibo. Ogni Earthsip ha la propria fossa biologica, anch’essa costruita in terra e pneumatici. Se fuori fa caldo, nell’Earthship ci sarà sempre una brezza fresca e se invece fa freddo, non si avrà bisogno di ulteriori forme di riscaldamento per stare comodi e al riparo. Gli esseri umani cercano di ricreare i fenomeni naturali, quali ad esempio la creazione di energia. Non abbiamo bisogno di ulteriore energia, perché il pianeta su cui abitiamo è pervaso dell’energia di cui abbiamo bisogno.

D) Da dove nasce il concetto di sostenibilità adottato da Earthship?

R) Penso che la vera sostenibilità debba rispondere a 6 necessità dell’essere umano. Innanzitutto abbiamo bisogno di un’abitazione comoda che non necessiti combustibile per alimentarsi. Poi, tutti noi abbiamo bisogno di acqua ed elettricità; non vogliamo andare indietro, ma vivere con le comodità di oggi senza dover dipendere da un fornitore centrale e distruggere l’ambiente. Tutte le società devono trovare una soluzione per smaltire le acque di scarico e i rifiuti e, ovviamente, tutti noi abbiamo bisogno di cibo. Ecco le 6 cose di cui l’intera umanità non può fare a meno nel mondo di oggi. Con l’Earthship, l’idea è di creare un edificio che risponda a queste esigenze, sempre e ovunque. Ecco cosa stiamo costruendo a Gili Kenawa…

D) In che modo vivere in un Earthship può concretamente migliorare la nostra vita quotidiana?

R) Sono oltre 40 anni che vivo in un Earthship. Casa mia è un Earthship, il mio ufficio è un Earthship. Quando ho fame, entro in uno dei miei Earthship in cui ho creato un orto e raccolgo una banana, dell’uva, e mangio. Non ho bollette e non sono dipendente dalle fluttuazioni di costi di elettricità o dibattiti sulla fornitura d’acqua o problemi con l’infrastruttura municipale. Sono felice quando piove perché ho acqua e se non piove sono felice lo stesso perché ho il sole, che mi permette di avere elettricità. So che quando vado in bagno, sto nutrendo la terra del mio orto. Ogni aspetto della vita di chi abita in un Earthship contribuisce alla sua routine quotidiana. Si entra in armonia con i ritmi della natura, si interagisce con l’ambiente circostante prendendo ciò che ci serve e restituendo ciò che permette di generare altra energia.

D) Come sei arrivato a integrare oggetti di scarto nel tuo metodo di costruzione?

R) Mio padre ha sempre conservato gli oggetti più svariati, commentando che ne avremmo potuto avere bisogno per altri usi… Sono sempre quindi stato esposto al riutilizzo di oggetti e materiali di scarto. Quando avevo circa 20 anni ho visto un programma alla televisione dove si denunciava l’abitudine di gettare lattine e vecchi pneumatici nell’ambiente. “Un giorno saremo invasi da spazzatura” mi ricordo aveva commentato il conduttore della trasmissione. Erano gli anni ’60. Inorridito da questo futuro annunciato, ho pensato di integrare questi materiali di scarto nella costruzione e ho fatto una casa di lattine. E’ stato il primo passo verso il riconoscimento della spazzatura come una risorsa. Qualche anno dopo, sono state introdotte le lattine di alluminio, poi le bottiglie di plastica….Man mano che questi prodotti venivano introdotti sul mercato e automaticamente venivano dispersi nell’ambiente come spazzatura, io li consideravo una risorsa e li integravo nei miei edifici. Costruisco con risorse “naturali”, perché ormai indigene del nostro pianeta, e materiali semplicissimi con cui costruire. Sono facili da reperire perché abbondanti e tutti se ne vogliono sbarazzare. Secondo questo modo di pensare, i rifiuti non esistono o, per lo meno, non sono qualcosa di negativo. Sono una risorsa, un prodotto collaterale della nostra esistenza, per cui usiamoli!

Marcella Segre

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