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Energie rinnovabili: Cina al primo posto nell’attrattività per gli investimenti

giugno 16, 2010 Rassegna Stampa

cina, Courtesy of Josef KnechtE’stato diffuso ieri dalla società di consulenza Ernst&Young l’ultima
edizione dello studio “Renewable Energy Country Attractiveness Indices“, il rapporto che classifica i paesi in base alla loro attrattività  per gli investimenti in energie rinnovabili, come l’eolico o il solare.

La Cina è ora, insieme agli Stati Uniti, la destinazione più attrattiva per gli investimenti in energie rinnovabili.

Il colosso asiatico ha guadagnato due punti negli indici grazie ad investimenti in energie pulite pari a 34,6 miliardi di dollari – quasi il doppio degli Stati Uniti (come ammesso dal Presidente Obama durante il discorso alla Nazione) – e nel 2009 è emersa come leader mondiale per capacità installata nell’eolico.

Contemporaneamente, gli Stati Uniti hanno perso un punto, come conseguenza del fatto che il tanto atteso “climate and clean energy bill” (fermo al Senato) probabilmente non vedrà la luce prima delle elezioni di medio termine in novembre. nonostante i continui solleciti del Presidente.

Andrea Paliani, Partner Ernst & Young settore Energy, spiega che “l’ottima performance della Cina sottolinea la determinazione a raggiungere un forte allineamento tra la politica energetica e quella industriale, orientata alla costruzione di una posizione dominante nel mercato globale della produzione e fornitura di tecnologia”. “La situazione dei mercati europei”, aggiunge Paliani, ”non è esattamente rosea. Diverse economie lottano per far quadrare i bilanci, non solo relativamente ai deficit statali e al debito pubblico ma anche alla sostenibilità dei costi necessari all’utilizzo delle energie rinnovabili”.

Il recentissimo annuncio dell’Unione Europea relativo all’intenzione di ridurre del 30% entro il 2020 i livelli di emissione rispetto al 1990 (criticato dal Ministro Prestigiacomo come pericoloso eccesso di zelo) è comunque indice di un preciso impegno del legislatore europeo a raggiungere la leadership nello sviluppo di economie a bassa emissione di anidride carbonica. “Crescerà senza dubbio la tensione tra la spinta alla riduzione delle emissioni e le risorse finanziarie disponibili per sostenerla”, prosegue Paliani. ”Un simile ambizioso impegno da parte della UE, se fatto proprio e rinforzato dagli Stati Membri, dovrebbe portare a una salita nell’indice nel medio periodo”.

L’Italia intanto mantiene la quinta posizione nell’indice generale, guadagnando però un punto grazie ai piani per la costruzione dei più grandi parchi fotovoltaici d’Europa (in provincia di Rovigo per una capacità di 72MW e a Montalto di Castro, per ben 85MW) ed alla rilevante capacità di fotovoltaico già installato, pari a 1.2 GW.

Rimane alta l’attesa per la seduta della conferenza Stato-Regioni, nel corso della quale saranno presentate le linee guida nazionali sulle energie rinnovabili, con l’obiettivo di armonizzare le procedure di autorizzazione oggi affidate alle singole regioni. Un inquadramento comune consentirebbe di accelerare l’intero processo, dalla richiesta all’installazione.

Lo sviluppo atteso del fotovoltaico è di assoluto rilievo nel panorama europeo. L’eolico ha evidenziato una crescita del 30% nel 2009 e si attende nei prossimi anni lo sviluppo dell’eolico off-shore, il cui elevato potenziale risulta ad oggi non sfruttato.

Guardando gli altri paesi, il Regno Unito guadagna due punti a seguito dei piani governativi per lanciare un fondo da due miliardi di sterline, denominato “Green Investment Bank”, e dell’approvazione della spesa di un miliardo di sterline per ammodernare la rete elettrica e accelerare l’integrazione con le rinnovabili.

Anche l’India cresce di due punti, come conseguenza dello stanziamento di un miliardo di dollari per la “green economy” e della presentazione di piani per l’installazione, nel breve e medio termine, di capacità eolica fino a 4GW e solare fino a 1GW.

Arretrano invece Grecia, Spagna e Portogallo a causa del peggioramento delle condizioni dei mercati di capitale e del downgrade da parte di S&P nei rating di solvibilità dello stato.

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