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Confessioni di un ecopeccatore

febbraio 10, 2010 Recensioni

Courtesy of Harvardsquarelibrary“Il XX secolo è stato convulso. Passerà alla storia come l’era dell’oro della creatività umana, ma anche dell’umana follia. La festa che pose fine a tutto. Al contrario, il XXI secolo potrebbe essere il secolo in cui, alla fredda luce dell’alba, scopriremo se la nostra specie possiede le risorse necessarie per convivere con le conseguenze e riparare danni. Ci troviamo davanti ai terribili postumi di una sbornia, dato che le tossine rilasciate dai nostri secoli di bisbocce sono penetrate all’interno dell’organismo terrestre. Dobbiamo disintossicarci. Dobbiamo smaltire la sbornia. Dobbiamo affrontare tutti i danni che abbiamo provocato al pianeta, alle sue terre ai suoi mari e alla sua atmosfera, e calcolare il costo delle riparazioni. In una parola, dobbiamo crescere”.

Queste le conclusioni a cui giunge Fred Pearce al termine del suo viaggio alla ricerca delle origini dei prodotti che compriamo quotidianamente. Viaggio che lo ha portato a percorrere più di 180.000 chilometri attraversando 20 paesi e gli ha permesso di scrivere un libro articolato, documentato e complesso quale è Confessioni di un ecopeccatore (Edizioni Ambiente, €22,00).

Nel constatare semplicemente aprendo la dispensa di casa propria di essere diventato un “consumatore globalizzato”, Pearce, giornalista de The Independent, The Guardian e The London Daily Telegraph e consulente ambientale di New Scientist, si è deciso a scoprire quella che è la sua reale impronta di carbonio sul mondo e chi si nasconde dietro agli agi della nostra routine.

Dalle miniere d’oro del Sud Africa agli allevamenti di gamberi in Bangladesh, dalle fabbriche di giocattoli cinesi ai campi di cotone in Australia, Pearce indaga sugli aspetti economici, ambientali e morali di quel gigantesco processo chiamato “globalizzazione”, mette in discussione luoghi comuni e presunte verità care a una parte del pensiero ambientalista e indica soluzioni possibili ai grandi problemi della nostra epoca. E lo fa con tono mai disfattista, anzi con una profonda dose di ottimismo nell’umanità. Pearce crede in quella che definisce la “razza arcobaleno”, in questa contraddittoria e variegata specie che è la scimmia nuda, l’Homo Sapiens.

“Mentre cresciamo, scrive, dobbiamo rendere la nostra società più femminile ed ecologica, e diventare custodi migliori di questo pianeta. Non è certo che lo faremo. Non abbiamo nessuna ragione di credere che la nostra fortuna durerà ancora molto. Potremmo aver già procurato troppi danni ed essere condannati a vedere la nostra civiltà distrutta da sconvolgimenti climatici, da malattie, fame e guerre. Tuttavia, sono convinto che possediamo ancora la capacità e, forse, la lungimiranza, per correggere rotta”.

Elena Marcon

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