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“Giace immobile”, in un’inchiesta l’intramontabile mito del mattone

maggio 6, 2014 Idee, Recensioni

Si apre con le immagini della grande alluvione in Veneto del novembre 2010, passata quasi sotto silenzio sui media nazionali a dispetto dei numeri terribili: 140 km quadrati di territorio allagato, tre morti, 500.000 persone coinvolte, 3.500 sfollati, oltre 2.000 imprese alluvionate, 151.000 capi di bestiame annegati, 262 comuni che hanno subito danni per un totale di 426 milioni di euro (dati Regione Veneto). Si chiude con un messaggio di speranza: “Se riuscissimo a trasformare un disastro spinto dall’avidità in un’opportunità, avremo compiuto un piccolo grande miracolo. E forse è per questi piccoli grandi miracoli che gli italiani sono da sempre grandi costruttori”.

Il documentario “Giace Immobile”, scritto e diretto dal giornalista Riccardo Maggiolo e prodotto da Tunastudio e Milagrofilm, si muove tra questi due poli, da un lato il consumo insipiente di suolo dalla fine degli anni Ottanta per costruire abitazioni sempre più inesorabilmente vuote, dall’altro la possibilità di convertire la costruzione in ricostruzione, recuperando il patrimonio culturale ed edilizio esistente e riqualificando aree urbane o industriali dismesse. Una sorta di doveroso risarcimento per un ambiente mortificato da una politica miope, da interessi economici di banche, imprese edili, amministrazioni comunali. Nel mezzo c’è una lucida e disincantata analisi della bolla immobiliare, della sua nascita, del suo sviluppo e dei suoi peggiori risultati in termini economici, ambientali, paesaggistici, ambientali, sociali.

Ogni giorno 100 ettari di territorio vengono sacrificati in Italia al “dio mattone”. Un mercato immobiliare drogato ha prodotto un territorio-cimitero con aree periferico-residenziali incompiute e invendute da anni - come quella utilizzata per l’immagine di copertina del DVD – costruite in aree dal delicato equilibrio idrogeologico. Una cementificazione diffusa che, oltre ad avere stuprato il paesaggio naturale, alla prima pioggia più intensa o prolungata del solito causa, quando va bene, piccole frane e allagamenti che mandano in tilt la viabilità, quando va male, quello che è successo in Veneto nel novembre 2010, e in misura molto minore nella primavera 2013 o ancora pochi mesi fa. Il “caso veneto” raccontato nell’inchiesta è purtroppo uno dei molti “casi italiani”. Se ci spingiamo oltre i confini regionali, ritroviamo con la memoria l’alluvione in Liguria nel 2011 e di cinque mesi fa, quella in Toscana e Sardegna nel 2013, quella nel Messinese nel 2009, la frana di Sarno nel 1998. Il meccanismo è sempre lo stesso, un’attività edilizia sconsiderata e scollegata dai bisogni dei cittadini. In Italia ci sono 29 milioni di immobili e 25 milioni di famiglie: 4 milioni in più di case rispetto a quelle che servono. Perché a tutti faceva, o fa, comodo così: comuni, imprese, banche, acquirenti. Almeno fino al crollo della borsa nel 2008.

Già, perché l’autore-regista analizza in modo certosino quella che definisce la finanza del mattone. Con numerose testimonianze di esperti, come i ricercatori dell’Osservatorio Immobiliare Nomisma, docenti universitari, rappresentanti di Italia Nostra, Legambiente, associazioni di consumatori, imprenditori edili, consulenti finanziari ed ex bancari, avvocati, agenti immobiliari, Maggiolo evidenzia le falle del sistema edile e di tutte le sue correlazioni con il sistema finanziario.

Con le prime crisi finanziarie all’inizio degli anni 2000, la borsa deve trovare altri canali di business. I soldi si spostano nel settore immobiliare che nel giro di tre anni raddoppia il suo valore. Credito facile a immobiliaristi, imprese e privati, grazie a perizie sugli immobili gonfiate e prestiti esorbitanti rispetto al valore reale degli immobili, danno vita a una bolla speculativa che ha fatto del mattone un affare finanziario. Un metro cubo è diventato un’unità monetaria, con la differenza che se i soldi vengono stampati da uno stato, i metri cubi sono concessi da qualsiasi Comune. E molti, troppi, sono stati quelli che hanno svenduto il territorio per fare cassa con oneri di urbanizzazione e ICI a norma di legge. È del 2001 il Testo unico dell’Edilizia che Matteo Ceruti, avvocato esperto in reati ambientali, intervistato, non esita a definire una “norma criminogena” perché ha favorito una sorta di collusione tra amministrazioni pubbliche e imprese per uno sconsiderato consumo di suolo.

Otto anni dopo, con la crisi dei mutui sub prime partita negli States, tutto cambia. I mutuatari non riescono più a onorare il debito a causa della crisi economica diffusa, alle imprese vengono tagliate le linee di finanziamento, le aziende entrano in crisi o falliscono, le banche non riescono a recuperare quanto prestato. Tra gli imprenditori c’è chi, strozzato dai debiti, sceglie di togliersi la vita (362 suicidi nel solo 2012), chi fa causa all’istituto di credito per usura dopo aver scoperto tassi superiori a quelli soglia e commissioni di massimo scoperto usurarie. Nel 2012 la costruzione dei nuove abitazioni calano del 45% e conseguentemente le compravendite.

Il danno però è ormai fatto e le conseguenze per l’ambiente sono pesanti. “Terra svanita” titola uno dei capitoli del docu-film. Secondo il rapporto FAI-WWF in Italia non si può tracciare un cerchio di diametro di 10 km senza intercettare un centro urbano. “Il consumo di suolo è irreversibile. Il suolo è una risorsa non rinnovabile, non ha un suo ciclo come l’acqua. Un suolo costruito perde definitivamente la sua fertilità. Sotto i capannoni non si tornerà più a coltivare”, racconta Damiano Di Simine di Legambiente. In un Paese come l’Italia che fa dell’agroalimentare la sua eccellenza, paradossalmente in 40 anni l’urbanizzazione ha sottratto al suolo agricolo italiano 5 milioni di ettari pari alla superficie di Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna.

E un suolo cementificato perde la sua funzione idrogeologica, i terreni diventano impermeabilizzati e l’acqua quando arriva corre all’impazzata. Eppure non calano le nuove lottizzazioni. Che senso ha? Non sono bastati venti-trent’anni in cui abbiamo costruito immobili che non servivano? Come dire che la calamità non è naturale, è umana.

L’inchiesta giornalistica di 89 minuti in Full HD ultimata a fine 2013 in questi mesi sta girando il Veneto nell’ambito di rassegne e dibattiti, come Paesagire a Pieve di Soligo (Treviso) o Filmambiente nel Vicentino. È scaricabile dal sito www.giaceimmobile.it, che raccoglie interviste complete, documenti e contenuti extra.

Alessandra Sgarbossa

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