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Il teatro dell’assurdo di B&B

giugno 17, 2010 Idee, Recensioni

Esimit Europa 2, Photo of Marco Kandut, Courtesy of Esimit Europa Ltd.Blatter & Barroso. Sono loro la strana coppia che ci ha allietato, negli ultimi giorni, con qualche piccolo capolavoro di assurdità ecologica, novelli Didi e Gogo (Vladimiro e Estragone) in attesa di un beckettiano Green Godot, ovvero di una “rivoluzione verde” che, di questo passo, non arriverà mai.

Nulla di grave o criminoso, per carità, stiamo parlando di inezie, di un uso maldestro di simboli sportivi. Ma la capacità, dei simboli e delle azioni dimostrative, di trasmettere messaggi al grande pubblico non andrebbe trascurata dai leaders al vertice di istituzioni e organizzazioni internazionali come l’Unione Europea e la Fifa

Igor Simcic, Courtesy of Esimit Europa Ltd.Partiamo, per questioni di cerimoniale, dal Presidente della Commissione Europea che, giovedì 10 giugno, a Cannes, in occasione della Rolex Cup, ha dato la sua benedizione a Esimit Europa 2, “il veliero più veloce del mondo”, che oltre al nobile intento di unire i popoli – come dichiarato dall’ideatore del progetto, l’imprenditore italo-sloveno Igor Simčič – dovrà essere “l’ambasciatore ecologico” del sito (privato) European Energy, che promette di convertire il consumatore in risparmiatore di energia. 

Fin qui (quasi) tutto bene. A parte forse la discutibile vocazione ambientalista della Esimit, l’azienda di prodotti chimici per l’agricoltura fondata da Simčič nel 1978  e venduta 13 anni dopo all’inglese Warwick. Curiosamente però il main sponsor del veliero è il colosso russo del gas Gazprom, proprio quello che, qualche anno fa, ha minacciato di lasciare al freddo l’Europa chiudendo i rubinetti della distribuzione! E che, come noto al Parlamento Europeo, non ha la difesa dell’ambiente tra le proprie priorità.

E’vero che Barroso ha fatto il portoghese e ci ha messo il nome ma non i soldi del contribuente (quasi tutti di Gazprom a quanto pare). Ma quando il nome (il marchio) è quello dell’Unione Europea bisognerebbe forse essere più prudenti nel concederlo a iniziative, di fatto, private, che odorano più di greenwashing e di capriccio di un miliardario che di reale impegno verso la sostenibilità ambientale. Per altro, sapete dove è stato allestito il veliero? In California. I lavoratori dei cantieri nautici europei (che certo non mancano) ringraziano.

Le vuvuzelas, Courtesy of EPA/Ahden KrogMa veniamo a Mr.Blatter e alle attualissime (e odiosissime) trombette da stadio, diventate l’incubo dei Mondiali del Sud Africa. Lo zar del calcio mondiale, pressato dalle polemiche, ha dichiarato fieramente, dalla sua pagina su Twitter: “Non prendo in considerazione un divieto delle tradizioni musicali dei tifosi nel loro paese. Vorreste che venissero vietate le usanze dei fans nel vostro Paese?”. (Io già qui avrei risposto: sì, ma non faccio testo). “Ho sempre detto”, aggiunge Blatter nei successivi 140 caratteri, “che l’Africa ha un ritmo differente, un suono diverso”.

Una malintesa political correctness. Per la serie: gli Hooligans hanno l’usanza di distruggere tutto e picchiare la gente, mica li vorrete fermare? Certo che no. Il Giappone ha una lunga tradizione di caccia alle balene. Volete mica vietargliela? Il messaggio che passa è: se c’è un’usanza, intelligente o stupida che sia, va preservata in quanto tale.

Indubbiamente i problemi ecologici prioritari dell’Africa sono ben altri che le vuvuzelas. Ma perché non cogliere l’occasione del palcoscenico mondiale offerto dai Mondiali (dichiarati i più verdi della storia) per trasmettere un messaggio forte, organico e coerente di sostenibilità a 360 gradi? Già, anche perché – forse qualcuno lo dimentica – anche l’inquinamento acustico è una forma di inquinamento, per altro fastidiosa e, in certi casi, molto dannosa per la salute.

Fortunatamente le trombette africane sono alimentate a fiato dai tifosi (e non emettono dunque gas responsabili del buco nell’ozono come la versione nostrana), ma son pur sempre un superfluo gadget di plastica che, come tutte le stupidaggini che hanno grande visibilità, suscita lo spirito di emulazione dei più cretini (ieri sera a Milano ho visto un bel gruppetto di ragazzi armati di vuvuzelas, in una città che non ha certo bisogno di altro rumore).

L’effetto sulla salute non è poi così trascurabile. Come riportava qualche giorno fa Il Mattino di Napoli (città particolarmente sensibile al fascino di botti e rumori vari), uno studio della Hear the World Foundation ha misurato in 127 decibel il livello di rumore emesso dalle trombe, quando una motosega ne fa 100 e la soglia del dolore è fissata dall’OMS a 130 decibel. Pare che il produttore abbia annunciato che ne metterà in commercio una versione depotenziata di circa 20 decibel ma, secondo Ludovica Malaguti, esperta dell’Istituto Superiore di Sanità, “sono comunque livelli molto elevati. Un’esposizione di 90 minuti probabilmente non è sufficiente a determinare danni permanenti neanche negli spettatori, ma di sicuro chi esce dallo stadio ha una perdita di udito temporanea che rende pericoloso ad esempio mettersi alla guida. È un fenomeno molto simile a quello che succede quando si esce da una discoteca”. Non servono altri commenti. Sipario.

Andrea Gandiglio

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