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“Laudato sie, mi’ Signore”: San Francesco ecologista ante litteram

giugno 8, 2015 Recensioni

Oggi che la natura, la nostra Terra è considerata solo qualcosa da sfruttare e da piegare alla volontà dell’uomo, il Cantico di Francesco è il più alto manifesto ecologico che sia mai stato scritto”. Così scrive la poetessa Donatella Biasutti nel volume di recente pubblicazione “Laudato sie, mi’ Signore!“, riproposto da Edizioni Messaggero di Padova, con la cura di Fabio Scarsato (120 pp, € 12,00). Un’operazione coraggiosa tanto quanto stimolante quella di riproporre il testo originale del Cantico delle Creature (accompagnato dalle tavole illustrate di Luca Salvagno), con le parole di commento di numerosi scrittori, giornalisti, teologi, bambini, filosofi, persone comuni di fede cattolica, ebrea, musulmana, buddista – per dimostrare quanto ancora oggi le parole di san Francesco comunichino freschezza, verità e incanto davanti al creato. Proprio a poche settimane dalla prevista data di pubblicazione dell’enciclica di Papa Francesco dedicata all’ambiente.

Così commenta lo scrittore Erri De Luca: “il suo ‘Laudato’ è il grazie di chi risale a un creatore. È il grazie dovuto alla bellezza, che non è apparenza ma sostanza. Dev’esserci una intenzione, una divinità dietro lo spargimento della bellezza? Non ci arrivo, non so risalire così in alto. Nel vagabondaggio tra i pensieri mi sono imbattuto in un verso del poeta russo Brodskij: ‘Al mondo non ci sono cause, esistono solo effetti’. È una rinuncia laica che confina le cause nel campo delle ipotesi. Mi sono fermato qui: non esistono cause, per esempio, per la bellezza. Non posso condividere una fede, posso mantenere lo stupore, il tuffo al cuore dell’improvviso scorgere”. L’opera di Francesco, nella visione di De Luca, è pertanto prima di tutto contemplazione della bellezza della natura e un’ode al suo rispetto e alla sua cura. Un messaggio che si dimostra particolarmente attuale se si pensa alla recente introduzione del reato ambientale. Proprio come nota lo psichiatra Vittorino Andreoli, che trova nel messaggio di Francesco una riflessione “sulla visione di una natura di cui l’uomo è parte e allo stesso tempo custode. Una natura che non solo non va deturpata ma va ‘cantata’ nella sua preziosità e magnificenza. […] Francesco così crea il ‘peccato contro il creato’. Peccato come mancanza di rispetto del mondo in cui ci troviamo e dell’uomo che ne è parte”.

Il gastronomo Carlo Petrini spinge la propria interpretazione del messaggio di Francesco ancorapiù in là: il rapporto fra l’uomo e l’ambiente non è solo di cura, bensì più profondo. “Il Cantico esprime un concetto davvero speciale: la terrà è contemporaneamente sia madre, sia sorella. […] ma questa consapevolezza a volte sembra sfuggirci, e le politiche che mettiamo in essere nei confronti del suolo o dell’agricoltura sono ben lontane dall’avere uno sguardo amorevole sulla terra e su chi lavora. […] Riducendo il cibo a semplice commodity, a risultato di un processo più o meno industriale, a qualcosa da afferrare e consumare, abbiamo perso la reciprocità che ci lega a doppio filo con la terra e abbiamo fatto di questa madre-sorella una semplice serva. […] E se l’amore materno e fraterno per la terra è qualcosa di impalpabile e di indegno di essere considerato come cardine delle teorie economiche o dello sviluppo, il lavoro di tutte queste persone e i loro prodotti sono invece lì, nei campi, nei pascoli e sui mari. Possiamo osservarlo, possiamo toccarlo, possiamo letteralmente nutrircene”.

Il giornalista Aldo Cazzullo vede nel messaggio di Francesco un approccio di serena contemplazione del ciclo naturale della vita e della morte: “Nulla nel Cantico delle creature ci appare datato. Alcune cose ci sembrano modernissime: si pensi all’amore per l’ambiente e per tutto il creato”. E aggiunge una riflessione importante sulla morte: “Oggi la morte è rimossa. La tv o il cinema la mostrano più che altro per esorcizzarla. La neghiamo. Non vogliamo neppure sentirla nominare. Francesco ci spiazza. La vede come parte della vita. La chiama sorella. Ringrazia Dio per avercela data. Un approccio rivoluzionario alla morte. […] La morte è nascosta negli orologi, scrive il Belli. Accettarlo non come una condanna, ma l’ordine naturale delle cose, è una grande passo avanti per l’uomo. Arrivare a lodare Dio per questo, è cosa da santi, o da papi”.

L’occasione che ci offrono i frati delle Edizioni Messaggero Padova è quella di rinfrescare la memoria riguardo l’opera di San Francesco, il primo e più antico testo poetico della letteratura italiana, ma soprattutto di riscoprirne l’attualità per metterla a confronto con le parole che si attendono da papa Francesco, nella sua imminente “enciclica sull’ambiente”, annunciata per il 18 giugno e intitolata, a quanto pare, proprio “Laudato si‘”. Un segnale importante, che conferma l’intenzione del papa di dare all’azione della Chiesa una presa più consapevole su tutti i problemi della società odierna, tra i quali l’ambiente è sicuramente un’urgenza prioritaria.

Daniela Falchero

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