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MiaTralVia, la musica che nasce dal riciclo

gennaio 31, 2013 Idee, Recensioni

Questa musica è davvero spazzatura”. Quante volte ci è capitato di esclamarlo ascoltando una canzone? Nel caso dei MiaTralVia non sarebbe una critica, quanto piuttosto una semplice constatazione, perché la loro musica è realizzata con strumenti costruiti esclusivamente da pezzi di recupero: vecchie scope, sifoni usati, bidoni con relativi coperchi, vecchie ciabatte, una macchina da scrivere mal funzionante, tutto ciò che assemblato può trasformarsi in chitarre, basso, batteria.

L’idea è di cinque musicisti del mantovano – tutti poco più che ventenni – e un fonico, il più “anziano”, che ha 27 anni. Nato per caso, il gruppo dei Miatralvia (in dialetto significa “non buttarlo via”) ha iniziato la propria attività musicale a complemento del lavoro presso la cooperativa sociale Lunezia di Guastalla (Reggio Emilia), poi ha cominciato a girare anche per i locali e le fiere. Elia, Fabio, Nicola, Massimo e Giovanni hanno infatti alle spalle un buon numero di date: a settembre 2010 il Festival della letteratura di Mantova, poi nel 2012 lo “Spazza Tour”, che li ha portati nel Nord Italia, e a dicembre 2012 la partecipazione a L’ambiente si nota: primo festival italiano di strumenti riciclati a Roma. Il loro repertorio al momento conta le cover più diverse, spaziando dai Prodigy a Gino Paoli. Ogni concerto diventa una sfida non solo per l’abilità richiesta nel suonare strumenti che non riproducono mai lo stesso suono, ma anche perché gli imprevisti sono di casa.

D) Ragazzi, cosa significa fare una tournée con strumenti riciclati?

R) Girare l’Italia – siamo stati a Roma, nel Salento, nel Cilento, in Umbria – con questo tipo di strumenti non è molto diverso dalle normali tournée. Quello che fa la differenza è il momento del montaggio. Nel nostro caso, di fondamentale importanza è il fonico, perché il microfonaggio e tutte le operazioni di allestimento del palco devono tenere conto di quanto siano particolari i nostri strumenti: per quanto siano realizzati con materiale riciclato, ci interessa molto la qualità del suono che riproducono. In più, si deve mettere in conto che ogni volta c’è un imprevisto diverso, uno strumento che si rompe all’improvviso che ti costringe a fermarti per cercare i pezzi di ricambio e montarli alla bell’e meglio. Senza contare quando si apre in due proprio durante il concerto. Ma anche questo è il bello dello spettacolo, perché è spontaneo e il pubblico si diverte.

D) Come è nata l’idea di un gruppo come il vostro?

R) Tutto è nato dal fatto che il padre di uno di noi gestiva un ostello in riva al fiume Po, in provincia di Reggio Emilia. Per dare impulso all’attività si decise di puntare sul turismo ambientale, in particolare quello didattico legato alle scuole. Nacque così nel 2006 la cooperativa sociale Lunezia, che offriva vari servizi fra cui anche l’animazione ambientale. Noi, appena maggiorenni, abbiamo iniziato a lavorare lì come animatori. Nel tempo la cooperativa si è evoluta, ha abbandonato l’ostello ma ha mantenuto l’attività didattica per le scuole. Sono stati creati alcuni laboratori e un corso di formazione sulla musica e sul riciclo. Da lì alla nascita del gruppo il passo è stato breve. Dal 2010, infatti, i Miatralvia suonano nei locali, ma anche per le scuole, per le fiere di settore e per le feste a tematica ambientale organizzate dagli enti pubblici. Come per esempio le 16 date che abbiamo tenuto nel 2012 per i mercati contadini del consorzio agrituristico mantovano. Ci piace pensare che i locali, così come le scuole e i comuni, stiano avviando un passaparola grazie al quale ci chiameranno sempre di più.

D) Come vi procurate il materiale per realizzare i vostri strumenti?

R) Il materiale ha le provenienze più disparate, dalla discarica ai solai dei nostri genitori, fino al centro di riciclaggio creativo Re Mida di Reggio Emilia. Qui il materiale di scarto dell’industria è pulito e immagazzinato, disponibile per le associazioni e le cooperative sociali che vogliono utilizzarlo per attività con i bambini. Una sorta di laboratorio dove, seguendo la filosofia educativa dei 100 linguaggi di Loris Malaguzzi, si realizzano nuovi oggetti su un tavolo di lavoro tra flessibili, saldatori, seghetti alternativi e fantasia.

D) Anche fare musica con strumenti riciclati significa sensibilizzare al rispetto per l’ambiente: voi che riscontri avete avuto?

R) I riscontri sono buoni: alla fiera Fa la cosa giusta di Milano e al Festival del Commercio Equo le nostre esibizioni hanno stupito tutti. Crediamo che la creatività applicata al contenuto stia dando i suoi frutti. Ma la cosa che a nostro avviso può portare a un significativo salto di qualità è riuscire a raggiungere più scuole possibili. È qui – insegnando il pensiero critico e lasciando spazio alla creatività – che possiamo davvero fare un’azione di coscienza ambientale.

D) Qual è il vostro progetto per il futuro?

R) Continuare su questa strada, fare maggiore promozione e riuscire a suonare il più possibile, perché non va dimenticato che alla fine questo è il nostro lavoro. Ciò che ci piace è che lo stiamo facendo seguendo le nostre passioni e, allo stesso tempo, stiamo cercando di sensibilizzare al rispetto per l’ambiente questo strano, paradossale mondo.

Daniela Falchero

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