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“Re della Terra selvaggia”: la natura offesa vista dagli occhi di una bambina

febbraio 7, 2013 Recensioni

L’intero universo si regge sull’incastro perfetto di tutte le cose. Se un pezzo si rompe, anche il più piccolo, l’intero universo si rompe”. Queste sono le parole di Hushpuppy, una bambina di cinque anni che vive con il papà Wink in una comunità sul delta del Mississippi, in Louisiana. Il film Re della Terra selvaggia (Beasts of the Southern Wild) - in uscita oggi in Italia con la distribuzione di Satine Film – racconta la sua storia. Padre e figlia abitano nella comunità di Bathtub (“La Grande Vasca”), così soprannominata per le caratteristiche paludose del territorio. I due sono legati da un rapporto controverso, ma molto profondo. Grazie al padre, Hushpuppy impara come sopravvivere in un luogo così aspro e difficile. Ma le cose sono destinate a complicarsi. Il papà si ammala gravemente e parallelamente la natura circostante comincia a essere spaccata da improvvise calamità: la temperatura aumenta, i ghiacciai si sciolgono e arriva un esercito di creature preistoriche chiamate aurochs. Hushpappy sa che suo padre non avrà ancora molto tempo da vivere, così decide di partire alla ricerca della madre.

La pellicola è stata diretta da Benh Zeitlin, alla sua prima esperienza di lungometraggio, che  ha adattato la pièce Juicy and Delicious di Lucy Alibar, amica di vecchia data del regista. Presentata al Sundance Film Festival 2012, si è conquistata il premio della giuria e da quel momento non si è più fermata. A Cannes si è aggiudicata la Camera d’Or, il premio riservato alle opere prime, mentre proprio recentemente è stata nominata agli Oscar come miglior film, miglior regia, migliore sceneggiatura non originale e miglior attrice. Per questa nomination in particolare, il film detiene un altro primato perché la piccola interprete, Quvenzhané Wallis, è la più giovane attrice candidata nella storia degli Oscar. Ad aumentare l’interesse che ha suscitato questo film, anche la produzione completamente indipendente, realizzata con meno di due milioni di dollari, una cifra davvero ridotta per gli standard statunitensi.

I motivi di tanto successo risiedono in un mix di fattori che il regista, in un’intervista rilasciata a Il Fatto Quotidiano, sintetizza così: “È un film a cui hanno lavorato tutte persone che non avevano mai fatto un film prima d’ora, non segue proprio lo svolgimento normale cui siamo abituati, ma al tempo stesso è tratto da un’opera teatrale quindi ha dentro di sé tanti elementi che tutti conoscono e riconoscono, come i racconti popolari e le fiabe. Penso sia un ponte riuscito tra la semplicità dei film commerciali e le ambizioni artistiche di quelli di nicchia che alla fine somigliano più a E.T. che ai film di Cassavetes”. Persino il presidente degli Stati Uniti Barack Obama, in un’intervista a People Magazine, ha dichiarato che durante la visione del film tutte le persone che erano con lui, adulti e bambini, sono stati catturati da una storia così eccezionale.

Dotato di una poetica non comune, Re della Terra selvaggia è riuscito a non cadere nei facili cliché dei film con bambini e animali protagonisti. Al contrario, il regista ha saputo raccontare attraverso gli occhi di Hushpuppy una realtà tutt’altro che rassicurante, la realtà di una terra selvaggia molto lontana dall’immagine degli Stati Uniti cui siamo abituati. Toccando una serie di temi che si intrecciano fra loro: la natura offesa che si difende, i bambini-adulti costretti a crescere troppo in fretta in ambienti difficili, le mille sfaccettature dei rapporti umani, la fantasia e la freschezza dell’infanzia, cui il regista consegna il nostro futuro con fiducia. Hushpuppy infatti affermerà: “Quando tutto è silenzio, vedo ciò che mi ha creato volare intorno in pezzettini invisibili e capisco che anche io sono un pezzettino di un grande, grandissimo universo”.

Daniela Falchero

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