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Un piccolo grande libro per il rilancio dei parchi

luglio 18, 2011 Recensioni

Un nuovo movimento pro parchi è non solo necessario, ma indispensabile, ricorda Valter Giuliano, ex assessore torinese, oggi Direttore della Rivista di Federparchi, nel suo intervento in “Per il rilancio dei parchi” (Edizioni ETS, pagg. 200, 12 euro), l’instant-book dedicato all’incontro fiorentino del Gruppo di San Rossore.

Il libro riporta 21 contributi di esperti e operatori del settore che si sono incontrati a fine febbraio del 2011: “abbiamo fatto questo libretto per stimolare ulteriori approfondimenti ma anche iniziative e appuntamenti che intendiamo promuovere nel paese”, spiega Renzo Moschini, animatore dell’iniziativa, nell’introduzione . “Non si tratta di un lavoro organico, ma di una scelta per riprendere e riproporre, in maniera anche un po’ provocatoriamente stimolante, aspetti e spunti che ormai è bene discutere senza peli sulla lingua”.

Così, attraverso la lettura degli interventi, si viaggia per i parchi di mezza Italia (più del centro-nord che del sud, a dire il vero) cogliendone le difficoltà, ma anche iniziative e buone pratiche da prendere come esempio.

Regione che vai problema o soluzione che trovi. In Toscana, ad esempio, la principale difficoltà è quella di mettere in atto un sistema, anche legislativo, di tutela e valorizzazione; Dario Franchello, Presidente del Parco del Beigua, il più vasto parco regionale della Liguria, al contrario, è testimone di una politica partecipatache in 15 anni di intenso lavoro ha dato vita in Liguria ad un sistema di parchi e di aree protette complesso ed articolato a protezione della biodiversità dei monti, delle valli e del mare”. Un lavoro che ha cambiato anche la percezione di cittadini, residenti e turisti, che oggi vivono il territorio ligure come “ricco di suggestioni ambientali, naturalistiche, storico-culturali e paesaggistiche”.

Le aree protette della Provincia di Trento – nella quale i territori protetti interessano il 90% dei comuni, spiega Claudio Ferrari – hanno invece ideato un nuovo soggetto cui può essere affidata la gestione delle aree protette: “la Rete di Riserve va a configurare sistemi territoriali che, per valori naturali, scientifici, storico-culturali e paesaggistici di particolare interesse, o per le interconnessioni funzionali esistenti tra i suoi nodi si prestano a una gestione unitaria, con preminente riguardo alle esigenze di valorizzazione e di riqualificazione degli ambienti naturali e seminaturali e delle loro risorse, nonché allo sviluppo delle attività umane ed economiche compatibili con le esigenze di conservazione”.

La gestione e il lancio di progetti di sviluppo sostenibile è, del resto, la preoccupazione e l’impegno di tutti i relatori presenti all’incontro, che vedono in questa proposta anche un possibile driver per la competitività del “Sistema Italia”.

Il Gruppo di San Rossore ha sicuramente le carte per farsi promotore di questo rilancio, grazie al supporto, convinto e partecipato, di 300 esperti, operatori e gestori di aree protette italiane, che il 6 dicembre 2010 hanno deciso di incontrarsi per reagire, confrontarsi e sottoscrivere il Manifesto di San Rossore. Un gruppo che, dichiaratamente, non vuole aggiungersi alle altre voci di denuncia e lamentela, ma che rimpiange la sfida della legge quadro di 20 anni fa che lasciava ai parchi e alle aree protette la gestione dei beni pubblici ambientali, naturalistici e paesaggistici. Una legge messa in crisi anche dai tagli economici.

Ma non è la legge che va cambiata, piuttosto la politica e la cultura, come si legge nell’intervento di Gianluigi Ceruti, primo firmatario della 394/91. “Il Gruppo San Rossore ha tutti i requisiti e le competenze per dare il proprio contributo al rilancio e alla rinascita dei Parchi in Italia tenendo gli opportuni contatti con le organizzazioni internazionali di conservazione della natura e delle sue risorse non solo europee”.

Il Gruppo raccoglie quindi idee per rilanciare i parchi in crisi. Sono infatti molte e diverse le proposte per cambiarli, gestirli, riorganizzarli. Qualcuno non si rassegna a questa fase difficile e avanza proposte concrete, soprattutto cercando di far riemergere e di riscattare il ruolo istituzionale dei parchi, insieme alla loro riconosciuta capacità di garantire la biodiversità, di essere luoghi laboratorio per costruire nuove economie dell’ambiente.

Alfonsa Sabatino

 

 

 

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