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“Vento” lungo il Po: il film sulla ciclabile che unirà le Alpi all’Adriatico

gennaio 10, 2014 Recensioni

È di questi giorni l’uscita del film Vento, ovvero la storia di un viaggio su due ruote che è anche la dimostrazione pratica di un progetto tutto italiano pensato per la definizione di una pista ciclabile lungo la Pianura Padana, seguendo il corso del fiume Po da Torino a Venezia e viceversa. Da qui l’acronimo VenTo che dà il nome al progetto e il titolo al documentario realizzato da Paolo Casalis, Pino Pace e Stefano Scarafia. I tre registi hanno seguito nel loro viaggio in bicicletta da Milano a Venezia i promotori del progetto, un gruppo di professori del Dastu, presso il Politecnico di Milano.

Paolo Pileri, 46 anni, ingegnere esperto di pianificazione territoriale, è il motore dell’iniziativa nonché l’ideatore di questo road-show di 8 giorni che per 630 Km ha attraversato 30 città di 4 regioni e in 15 tappe ha raccontato e diffuso le intenzioni di Vento. In questa missione lo hanno accompagnato i suoi assistenti, gli architetti Diana Giudici e Alessandro Giacomel, rispettivamente responsabile della comunicazione e responsabile scientifico della spedizione. Hanno fatto parte della squadra anche Chiara Catarozzolo, studentessa pugliese di 23 anni trasferitasi a Milano per gli studi, ed Ercole Giammarco, 50 anni, ex manager ora consulente di marketing, appassionato di cicloturismo e promotore di Cyclopride.

Insieme, i cinque ciclisti hanno accolto la sfida di dimostrare che percorrere tutta l’Italia in orizzontale dalle Alpi all’Adriatico in bicicletta è fattibile. Basterebbe costruire una pista lungo il percorso naturale del fiume Po, realizzando quella che potrebbe essere la ciclabile più lunga d’Italia e una delle più lunghe d’Europa, un progetto che significherebbe nuovi posti di lavoro, al costo di 80 milioni di euro, equivalenti al prezzo di 2 km di autostrada.

L’idea è interessante sotto più punti di vista, da quello economico – Vento per esempio rappresenterebbe un primo passo verso il cicloturismo, settore ancora inesplorato in Italia e dalle notevoli potenzialità – fino a quello sociale e culturale, per la riscoperta del territorio che offre e la generazione di un indotto ad ampio respiro. Il documentario ha voluto raccontare l’entusiasmo e gli imprevisti che gli stessi promotori hanno incontrato durante il viaggio. Perché alla fatica della tabella di marcia si sono aggiunte le condizioni climatiche non sempre favorevoli e le scoperte poco piacevoli del percorso, dai passaggi sbarrati e difficili da superare in bicicletta alle limitazioni imposte sui treni a chi viaggia su due ruote.

La pellicola ha il merito di calare questo progetto già nella vita quotidiana, grazie a un montaggio accurato e fedele agli eventi, cui si somma il valore aggiunto dell’alternare alle immagini del viaggio numerose foto d’epoca dei luoghi attraversati dai cinque protagonisti. Un parallelo che mette a confronto due epoche non troppo distanti fra loro temporalmente (si parla di solo 50 anni), ma molto diverse nello stile di vita. Una riflessione garbata e discreta dei registi sulla possibilità che Vento offre di tornare a un rapporto più stretto e conviviale con il fiume e in generale a quel downshifting di cui oggi tanto si parla. Per chi volesse avventurarsi in questo road movie su due ruote il documentario è già disponibile in DVD o via streaming.

Daniela Falchero

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