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“Tutti uniti per vivere meglio”. Intervista a Filippa Lagerback

gennaio 21, 2011 Rubriche, Very Important Planet

Per Milano non è stato amore a prima vista, c’è voluto del tempo. Non un colpo di fulmine, ma una di quelle relazioni che si costruiscono piano piano e poi diventano forti e indisolubili. La battaglia di Filippa Lagerback contro l’inquinamento è un atto d’amore per Milano. Lei svedese trapiantata in Italia per seguire il suo cuore è oggi impegnata in prima linea nella lotta alle polveri sottili. Oltre a far parte dell’Associazione “Genitori antismog” è stata madrina del nuovo social network e movimento d’opinione “I like Mi”, nato per promuovere la sostenibilità ambientale nel capoluogo lombardo. Famosa nelle vesti di conduttrice di “Che tempo che fa” accanto a Fabio Fazio, bella e brava nei panni di una Giovanna D’Arco in trincea contro il Pm10.

filippa, courtesy of chetempochefa.blog.rai.itD) Come si vive a Milano?

R) Io amo Milano, è ormai casa mia. Ha un fascino discreto, bisogna non farsi spaventare dal grigio che l’avvolge e si scoprono luoghi magici, angoli unici. Per questo vorrei vedere i milanesi più sorridenti e orgogliosi della loro città. Più impegnati a renderla vivibile. L’ambiente deve essere al centro delle priorità delle famiglie lombarde.

D) Cosa le manca?

R) Le piste ciclabili, amo spostarmi in bicicletta. L’anno scorso ho partecipato alla manifestazione organizzata da  Ciclobby. Per l’occasione sono arrivati i miei genitori sin dalla Svezia, dove la cultura della bicicletta come mezzo di trasporto è molto più radicata che in Italia. Milano è l’ideale per andare sulle due ruote, è tutta pianura, ma oggi chi va in bici rischia la vita. Una volta un vigile mi ha fermato perché andavo sul marciapiede: “Signora, signora deve scendere subito!”. E allora io gli ho chiesto: “Mi scusi ma dove si trova la pista ciclabile?”. E il vigile: “Non c’è!”.

D) Una priorità per ripulire l’aria?

R) Mezzi pubblici più veloci e comodi. A Stoccolma, dove sono nata, quasi nessuno usa la macchina perché i parcheggi sono carissimi, bisogna pagare ogni volta che si entra e si esce. Insomma le quattro ruote non sono più comode, né convenienti. Ma tram, bus, autobus sono frequenti, puntuali ed economici. Se a Milano avenisse una tale rivoluzione sono disposta anche adesso a non usare più l’auto.

D) Pensa che con l’Ecopass abbia migliorato la situazione?

R) Assolutamente sì. Capisco, sto andando anche contro i miei interessi di automobilista. So bene anche io quanto è difficile abbandonare le nostre quotidiane comodità, però devo dire che sono necessarie oggi giorno tutte quelle soluzioni per obbligarci a usare meno l’auto. Anzi penso che l’Ecopass debba essere più rigido, più esteso. Penso a Londra, ecco a Londra è impensabile entrare in centro in macchina, a nessuno verrebbe in mente.

D) La politica non basta?

R) La politica deve occuparsi di più di ambiente, deve essere una guida attenta e lungimirante, deve anche saper dare il buon esempio…e mi fermo qui. Ma anche noi cittadini abbiamo la possibilità di cambiare le cose, basta modificare le nostre abitudini. Non serve affaticarsi troppo: criticare meno e fare di più.

D) Come?

R) Bisognerebbe essere disposti a fare alcuni sacrifici, piccole rinunce per contribuire a migliorare le nostre città. E poi dobbiamo imparare a diventare più rispettosi: non buttare le sigarette per strada, le cartacce, pulire dove il prorpio cane sporca e non imbrattare i muri.

D) Perché é necessaria questa attenzione all’ambiente?

R) Il mondo è il luogo dove viviamo, dobbiamo tutelarlo. Il mondo è il luogo dove cresceranno i nostri figli e io sono una mamma di una bambina di sette anni. Sento la responsabilità, ho il bisogno di proteggere questa terra, sogno che quelli che verranno dopo possano vivere in un pianeta meno inquinato e più pulito.

D) Come far capire ai più piccoli il rispetto per la natura?

R) A mia figlia cerco di insegnare che ogni sua azione può essere determinante per migliorare le cose: se lei non butta la carta per terra anche grazie a lei la città sarà più pulita, se lei non si fa accompagnare a scuola in auto ci sarà meno smog. E poi anche la scuola può fare tanto: le sue insegnanti, per esempio le insegnano a reciclare, non sprecare. Siamo ad un bivio. scegliere se dare libero sfogo al consumo del suolo o imparare a prendercene cura.

Francesca Fradelloni

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