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2° C di innovazioni radicali. Per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia

maggio 12, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

L’incremento delle temperature da non superare per evitare catastrofici impatti climatici, 2 °C, sarà uno dei più importanti stimoli e condizionamenti dello sviluppo dell’umanità dei prossimi decenni. Spalancherà opportunità e definirà vincoli destinati a modificare profondamente i principali comparti della nostra economia. 2° C”, di Gianni Silvestrini, analizza alcuni dei cambiamenti e delle risposte tecnologiche sostenibili che già sconvolgono interi settori produttivi. Il saggio intercetta i segnali che emergono nei più diversi contesti: dall’irresistibile avanzata del solare alle bio-raffinerie del futuro; dalla realizzazione di edifici a energia quasi zero all’esplosione di nuove forme di mobilità sostenibile. Per “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo oggi un estratto del saggio edito da Edizioni Ambiente.

Produzione e consumi dell’energia stanno cambiando rapidamente. Ma il loro destino è ineluttabilmente vincolato alle risposte ai cambiamenti climatici.

La domanda di petrolio è rallentata e l’estrazione convenzionale di greggio è ormai stazionaria da una decina di anni. La sorpresa dello shale oil statunitense ha però modificato il mercato, inducendo una reazione da parte dell’Arabia Saudita che ha avviato una forte riduzione dei prezzi iniziata nella seconda parte del 2014 e che potrebbe continuare per qualche anno.

Sul fronte del metano le disponibilità sono maggiori. E poi c’è la novità dello shale gas.

Il futuro del carbone, infine,  sarà vincolato dall’introduzione di normative ambientali e climatiche sempre più severe. Per questo motivo e per la concorrenza di gas e rinnovabili è possibile che il suo utilizzo nel corso del prossimo decennio cominci a diminuire a livello globale.

La situazione dei combustibili fossili sul lato dell’offerta è, dunque, abbastanza disomogenea, con problemi di fondo mascherati dall’euforia delle produzioni non convenzionali (shale oil e gas).  Ma con un’unica certezza: il loro futuro è strategicamente minacciato dal riscaldamento del pianeta. Il raggiungimento di un accordo mondiale sul taglio delle emissioni climalteranti comporterà infatti un crollo del valore di larga parte delle riserve fossili, di proprietà di multinazionali e di aziende di stato.

La vera sorpresa in campo energetico viene dalle rinnovabili. I continui miglioramenti dei rendimenti e le sorprendenti riduzioni dei prezzi fanno ormai ritenere altamente probabile una loro egemonia sullo scenario mondiale nel lungo periodo. Il nucleare, al contrario, presenta costi crescenti e il suo ruolo, al di là delle scelte dei singoli paesi, è destinato a rimanere marginale sulla scena mondiale.

Gli ultimi anni sono stati caratterizzati dall’irruzione di nuove tecnologie e dalla pervasività della rivoluzione digitale, un abbinamento in grado di incidere profondamente sull’economia, sul lavoro e sull’ambiente.

Parliamo in alcuni casi di soluzioni “distruttive” di assetti preesistenti, ma spesso ad alta valenza ecologica per la loro capacità di ridurre l’uso di risorse. La loro diffusione sul mercato sta già evidenziandone l’effetto destrutturante e lascia intuire al contempo affascinanti evoluzioni. Nei prossimi dieci-vent’anni, la loro diffusione contribuirà a contrastare efficacemente le emergenze ambientali.

Una rapida evoluzione è già in atto del fotovoltaico, dei led, del car sharing. Nel medio periodo, i sistemi di accumulo contribuiranno a destrutturare il mondo dell’energia e a rivoluzionare quello dei trasporti. Soluzioni flessibili come i veicoli senza guidatore eroderanno il mercato dell’auto. L’industria delle costruzioni dovrà confrontarsi con la realizzazione di edifici a bassissimo consumo e con la riqualificazione energetica radicale del patrimonio esistente. Infine, tecnologie digitali, come la stampa 3D, rivoluzioneranno il concetto stesso di manifattura tradizionale.

E’ la “distruzione creativa” teorizzata da Joseph Schumpeter, che negli anni Quaranta ha recuperato il concetto dal pensiero marxista per adattarlo alle drastiche trasformazioni indotte da alcune innovazioni “forti”.  Il filosofo austro-americano, pessimista sulla sostenibilità di questo processo, riteneva che esso avrebbe alla lunga minato la base stessa del capitalismo. In realtà, proprio il contenuto fortemente innovativo di tecnologie e soluzioni potrà consentire di affrontare le criticità dei prossimi decenni. Non solo, ma lascia immaginare possibili evoluzioni del modello di sviluppo, più compatibili con l’ambiente e svincolate dalla necessità ossessiva della crescita quantitativa.

Si è detto che le strategie di contrasto ai cambiamenti climatici sono all’origine di molte delle trasformazioni in atto. Questo è vero in particolare per l’Europa che ha giocato un ruolo decisivo nell’adozione del Protocollo di Kyoto, e poi con gli obiettivi al 2020 e 2030.

La necessità di garantire la copertura del 20% dei consumi energetici finali con le fonti rinnovabili alla fine di questo decennio, ha innescato innovazioni tecnologiche con ricadute differenziate in tutto il mondo. Nel 2020 almeno un kWh su tre in Europa sarà generato dalle fonti rinnovabili e a metà secolo, in alcuni paesi, il 100% dell’elettricità sarà verde.

Anche gli altri due comparti di cui si è parlato, quello dell’auto e quello dell’edilizia, sono stati influenzati dalla sfida del clima.

Per facilitare il  raggiungimento degli obiettivi europei del 2020 sono stati fissati limiti stringenti per i veicoli. Da qui la spinta all’efficienza e all’introduzione di una quota crescente di auto elettriche e ibride. Dunque, anche per il settore dell’auto, il clima stimolerà innovazioni destinate ad incidere sul mercato mondiale dei trasporti. E questo sia perché in Europa sono presenti case automobilistiche asiatiche e statunitensi costrette ad adeguarsi ai limiti sui consumi, sia perché le decisioni europee influenzano le scelte normative di altri paesi.

E anche nel mondo dell’edilizia è l’emergenza climatica ad avere indicato obiettivi ambiziosi per ottenere drastiche riduzioni dei consumi energetici. Questo implicherà la ricerca di nuove soluzioni tecnologiche e agirà come tonificante per un settore oggi in profonda crisi.

In sostanza, l’attuale fase vede due potenti spinte contrapposte. La prima è determinata dall’ingresso di centinaia di milioni di nuovi consumatori e dalla crescente difficoltà di accesso alle risorse naturali. La seconda forza riguarda incisive innovazioni in grado di diffondersi in maniera esponenziale erodendo mercati convenzionali, creando nuove opportunità e riducendo l’uso di energia e materie prime.

Uno degli aspetti più dirompenti di questi nuovi approcci consiste nella rapidità e nella radicalità delle trasformazioni indotte. Sarà possibile moltiplicare per  cinque, dieci volte la produttività nell’uso delle risorse e si materializzeranno soluzioni che si ritenevano impossibili fino a poco tempo fa.

Gianni Silvestrini*

*Ha lavorato presso il CNR e il Politecnico Milano, dove è responsabile del Master Ridef. È stato direttore generale del Ministero dell’Ambiente. Ha fondato Exalto, una società impegnata nella transizione energetica. È direttore scientifico del Kyoto Club e della rivista QualEnergia. Presiede il Green Building Council Italia e il coordinamento FREE. Ha abbinato le attività di ricerca, insegnamento, impresa e impegno associativo, cercando sempre di individuare le novità in grado di accelerare la trasformazione ambientale del paese. All’inizio dello scorso decennio, ha lanciato dal Ministero dell’Ambiente il programma “10.000 tetti solari” e il servizio di car sharing ICS, anticipando la diffusione di tecnologie e soluzioni che hanno poi avuto uno straordinario successo.

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