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A bordo del Beagle. Charles Darwin in viaggio verso la Terra del Fuoco

giugno 25, 2013 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi un estratto del nono capitolo di “Questa creatura delle tenebre” di Henry Thompson (Nutrimenti). Il romanzo racconta il viaggio di Charles Darwin in Patagonia e nella Terra del Fuoco, a bordo del Beagle, brigantino della flotta di Sua Maestà salpato per effettuare rilevazioni cartografiche in quell’area del pianeta.  Proprio grazie alle osservazioni compiute in quegli anni, Darwin giunge a mettere in discussione le verità della Bibbia e a formulare in nuce la teoria dell’evoluzione. Nell’estratto qui sotto, Darwin riceve la lettera dal professore di Botanica dell’università John Henslow, che lo informa del viaggio.

The Mount, Shrewsbury, 29 agosto 1831

La carrozza postale proveniente da Oswestry lasciò Charles Darwin e altri tre passeggeri nel cortile della locanda Lion, dove il giovane si sgranchì le gambe rattrappite e attese che il suo bagaglio venisse scaricato dal tetto della vettura. Era pieno di fattorini con le loro eleganti giubbe rosse e di venditori ambulanti, con i loro camiciotti, intenti a provvedere, rispettivamente, ai cavalli e ai passeggeri; il più insistente di tutti era un monello che sosteneva di possedere un ciuffolotto addestrato che per un penny fischiettava The White Cockade. Nonostante il pomeriggio fosse grigio e leggermente appiccicoso, Darwin decise di dirigersi verso The Mount a piedi. Il viaggio dal Galles del Nord, sulle strade in macadam, aveva messo a dura prova i suoi muscoli; le pietre miliari erano passate rapidamente, benché lo spettacolo fornito dalle interminabili siepi di sempreverdi, che si allungavano  sfrecciando in lontananza, si era fatto molto presto monotono. Le gambe e i sensi avevano bisogno di movimento. Per quanto l’idea di un ciuffolotto fischiettante stimolasse la sua curiosità, era felice di essere di nuovo a casa e si avviò di buon passo su per Wyle Cop. Le sue lunghe gambe avanzavano ad ampie falcate, lasciando che l’irritato ragazzino, che pensava di aver fiutato un buon affare, terminasse l’inseguimento una trentina di iarde dopo l’entrata della locanda.

Nel giro di poco tempo le strade e le case lasciarono il posto ad acacie e faggi color rame che, a loro volta, svanirono per rivelare la grandiosa residenza di mattoni costruita da suo padre. Si trattava di un imperturbabile rettangolo che mostrava il compiacimento di una solida prosperità provinciale: le linee regolari erano interrotte soltanto dal portico classico alla base, costruito per ricordare al visitatore la cultura e l’educazione che, in tutto e per tutto, aveva portato la famiglia Darwin a godere di quel benessere. Charles vide i servitori che assolvevano ai loro doveri sul prato, e poi una figura alta, slanciata – sua sorella Caroline, a giudicare dalla massa di riccioli bruni che le spuntavano da sotto il cappello – che componeva un bouquet di fiori.

Di lì a poco una delle cameriere riconobbe la figura ricoperta di polvere che entrava spedita dal cancello, e avvertì tutti. Le domestiche si precipitarono a controllare che la stanza del signorino Charles fosse pronta, mentre un altro servitore correva a riempire un secchio con acqua bollente. Quando Charles arrivò in salotto, tutti sapevano che il giovane di casa era tornato.

“Charley!”. Sua sorella Susan ripose il ricamo, attraversò la stanza con un rapido scalpiccio e gli gettò le braccia al collo. “Ti trovo straordinariamente bene”.

“Ciao Susan. Ciao Catty”. (…)

Caroline, la maggiore delle tre sorelle, ora fece il suo ingresso dal giardino, dopo essersi cambiata il cappello con un semplice berretto senza falda, da casa. “Il vagabondo ritorna”, disse sorridendo, abbracciando suo fratello e unendosi alle cerimonie. “Gli avete detto niente della lettera?”.

“La lettera, certo”, gridò Susan euforica, e andò a prenderla in corridoio, troppo agitata per chiamare un servitore. “Una lettera urgentissima”, spiegò Caroline, con aria cospiratoria. (…)

Susan tornò con la lettera, e le tre donne formarono un’alta e bianca barriera attorno al fratello. Ognuna era ansiosa di apprendere la notizia, affamata di qualunque cosa uscisse dall’ordinario. “Lupus in fabula… è proprio del professor Henslow”, disse Darwin, dando un’occhiata all’indirizzo. Ruppe il sigillo e aprì il foglio bruno.

“Allora?”.

“Che cosa dice?”.

“Parla di un certo capitano FitzRoy”.

“Leggila ad alta voce”.

Il capitano FitzRoy si accinge a partire per un viaggio esplorativo delle coste della Terra del Fuoco, che proseguirà alla volta di alcune isole dei mari del Sud per fare ritorno attraverso l’Arcipelago Indiano. La sua nave è dotata di una strumentazione prevista appositamente per scopi scientifici oltre che esplorativi. Offre quindi una rara opportunità per un naturalista. Mi è stato chiesto di raccomandare una persona che accompagni la spedizione in qualità di naturalista; verrà trattato con la massima considerazione. Il capitano è un giovane di modi eccellenti, che ha un grande entusiasmo per la sua professione e gode di un’ottima considerazione. Gli ho scritto che vi considero la persona di mia conoscenza più qualificata a impegnarsi in una simile circostanza. Dico questo non perché vi consideri un naturalista già del tutto maturo, ma perché vi ritengo comunque ampiamente qualificato a raccogliere, osservare e annotare ciò che merita di essere osservato nella storia naturale”.

Darwin si interruppe. “Un viaggio attorno al mondo”, sussurrò.

“Che cosa darei per un viaggio simile… Immaginate!”.

“Oh, Charles”, gridò Susan. “Non ci riesco”.

“Io sì”, disse Catherine.

“Ammette che non sono il primo candidato: il reverendo Jenyns ha rifiutato l’offerta, e anche Henslow – ‘Mrs Henslow sta così male che ho dovuto rifiutare’. E poi scrive anche una o due parole riguardanti i costi… saranno trenta ghinee l’anno per la mensa, più circa seicento ghinee di equipaggiamento. Beh, è qui, penso, il punto dolente. È una bella somma”. La sua mente tornò alla prospettiva di un divieto di suo padre, che lo attendeva nello studio oscurato. (…)

Dai, vai avanti”, disse Catherine, impaziente.

“Il capitano FitzRoy cerca una persona che sia per lui (così ha lasciato intendere) più un compagno di viaggio che un semplice ricercatore e, a prescindere dai suoi meriti naturalistici, accetterebbe solo chi gli venga raccomandato come gentiluomo. Fugate ogni dubbio o timore di non essere all’altezza, perché vi assicuro che sono convinto che voi siate la persona giusta… perciò ricevete una pacca sulla spalla da parte del vostro affezionato amico, professor John Henslow”.

Susan espirò, mentre Caroline sembrava un po’ ansiosa. “Beh”, disse alla fine Catherine, sussurrando, “mi sembra un modo abbastanza disperato per evitare di dover pagare il sarto”.

Henry Thompson

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