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“A nessuno piace caldo”, nemmeno a Giobbe Covatta

ottobre 6, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Attenzione, attenzione, il nostro pianeta ha la febbre! La sua temperatura media è cresciuta di 6 gradi negli ultimi decenni per colpa dell’umanità impegnata a spremere a fondo le sue risorse finite e a trasformarlo in una specie di discarica globale. Questo è un problema serio, ma che si può affrontare anche con la leva della risata. È quanto ha fatto Giobbe Covatta, l’attore comico napoletano che aveva già abbinato il suo garbato umorismo alla religione con il suo bestseller “Parola di Giobbe”. Partendo dal dato scientifico, Covatta individua le cause e analizza le ragioni del grave stato di salute della Terra. Poi, con esempi ad alto grado di umorismo, suggerisce una praticabile terapia di guarigione. “A nessuno piace caldo” è un divertentissimo grido d’allarme sulle condizioni del pianeta, nella speranza che l’umorismo possa contribuire ad innescare comportamenti ecocompatibili. Per “Racconti d’Ambiente” pubblichiamo un estratto del libro, edito da Mondadori (200 pagg, € 17,00).

Il saggio Exelon deve intervenire per riportare la calma: «Silenzio, popolo bove! Io non racconto favole ma tramando solide realtà, e quella che vi esporrò oggi è la vera storia di un pianeta molto bello, che siccome era ricoperto per il 70% di acqua venne chiamato Terra». Il popolo ha un fremito, poi tutti gridano: «La Terra! Il nostro pianeta!». «Esatto, e se noi possiamo vivere qui è perché la Terra è l’unico pianeta del sistema solare adatto alla vita, o perlomeno lo era, fin quando non gli venne la febbre!» Il popolo trasale: «La febbre???». «Certo, la febbre, esattamente come a un Sapiens. Per milioni di anni la temperatura media della Terra è stata di 15 gradi centigradi, e si stava una bellezza. Così come un essere umano era in ottima salute quando la temperatura del suo corpo era di circa 36 gradi. Ma già a 37 e mezzo le cose cominciavano a cambiare.» «So di cosa parli, Maestro» annuisce Tachipirina, mentre il saggio continua.

«Il maschio della razza umana andava proprio in coma, telefonava agli amici, salutava tutti: “Addio, ho la febbre altissima, probabilmente non ci rivedremo più, forse muoio”. Si metteva a letto e sembrava il signore delle camelie mentre esala l’ultimo respiro. Per la femmina della razza umana le cose erano diverse. Un grado di aumento della temperatura per lei non cambiava nulla, e continuava a cucinare, a lavare i piatti e a imboccare il signore delle camelie che si lamentava ininterrottamente. Quando la temperatura saliva di un altro grado le cose peggioravano in maniera sostanziale. Il maschio Sapiens faceva richiesta all’INPS per la badante e la pensione d’invalidità, tirava fuori la tenda da campeggio per applicarci la bombola d’ossigeno, stilava il testamento e rantolava in preda al delirio. La moglie, con la stessa temperatura, accompagnava i figli a scuola, andava a lavorare, tornando faceva la spesa e poi tentava di recuperare il marito dal cassonetto. Quando la temperatura arrivava a 39 gradi, nel maschio avveniva la morte cerebrale e la richiesta di trapianto di tutti gli organi. A volte, eroicamente, tentava una sortita verso il cesso, che distava anche sei o sette metri, ululando come un licantropo. Mentre il marito stava al bagno, in preda agli spasmi e sull’orlo di una crisi di convulsioni, la moglie, con la stessa temperatura, cambiava l’aria, rifaceva il letto e passava anche la lucidatrice. Ma a 41 gradi, maschio o femmina che tu fossi, ti portavano all’ospedale. La femmina però andava col bucato e il ferro da stiro, perché una botta al colletto della camicia del marito gliela dava comunque, non lo avrebbe mai mandato in giro ciancicato. Quando poi la temperatura raggiungeva i 43 gradi, arrivava la morte. Perché 6 gradi in più fanno la differenza.»

Il popolo annuisce e Bisolvon domanda: «Ma come è venuta la febbre alla Terra? Ha preso freddo?» «No, ha preso caldo! Tutta colpa dell’effetto serra, che ha ispirato tanti poeti. “Ascolta si fa serra”: è con questa poesia che ho conosciuto il mio primo amore. E perché ci sia l’effetto serra c’è bisogno dei gas serra.» «E quali sono i gas serra, Maestro?» chiede Nurofen. Il vecchio saggio sbuffa scocciato: «Ma tutto io vi devo dire? Su, un po’ di iniziativa, uno dei gas serra è l’oz… l’oz…». Il vecchio saggio sollecita i suoi adepti che si guardano incerti, poi qualcuno azzarda: «Lo zucchero?» «No!» «Lo zotico? Lo zooster? Lo zombie?» «Ma no, no, no! Che lo zombie è un gas?» sbotta il vecchio saggio. «Popolo di ignoranti! L’ozono! L’ozono è uno dei principali gas serra, insieme al vapore acqueo, l’anidride carbonica…» «L’anidride alla carbonara! È la mia preferita!» interviene quel goloso di Alka-Seltzer, ma per fortuna il vecchio saggio è sordo e prosegue senza averlo sentito. «… e poi il metano, detto anche mezzo culo, infatti sulla Terra a quel tempo vivevano diversi miliardi di ruminanti, e quando scoreggiavano producevano un milione di tonnellate di metano e il caldo aumentava…»

«Ma che c’entrano i gas serra col caldo?» chiede il solito Nurofen. «Ora ve lo spiego. Vi ho già detto che il nostro pianeta ha sempre mantenuto una temperatura media annua di circa 15 gradi. Questo è stato possibile grazie al fatto che esso è circondato da un sottile strato di questi gas. Le radiazioni del Sole attraversano l’atmosfera e vengono in parte assorbite dalla superficie della Terra e in parte riflesse da essa. Le radiazioni riflesse nello Spazio incontrano i gas serra e qualcuna passa, qualcuna torna di nuovo sulla Terra, in modo da conservarne la temperatura costante intorno a 15 gradi, esattamente come accade in una serra botanica. Senza questi gas, chiamati per l’appunto gas serra, tutte le radiazioni solari riflesse dalla Terra tornerebbero nell’universo, e la temperatura media qui da noi sarebbe di circa 35 gradi più fredda: gli oceani gelerebbero e la vita come la conosciamo noi sarebbe impossibile. Poi hai voglia a sciogliere le calotte polari a forza di scoregge! Questo equilibrio ha sempre funzionato, fin dalla notte dei tempi, ma poi, con la rivoluzione industriale del XX secolo, le cose sono cambiate. Sapiens passò rapidamente da un’economia agricola a un sistema industriale basato sull’uso delle macchine. Ma le macchine, per funzionare, avevano bisogno di carburante. Sapiens provò a usare come carburante la peperonata ma non la digeriva, poi provò con le Marlboro, ma facevano male alla salute, e alla fine passò all’uso dei carburanti fossili, la cui combustione liberava nell’aria grandi quantità di anidride carbonica. Pensate, nel 1880 il livello di anidride carbonica nell’atmosfera era di 285 parti per milione, mentre nel 1960 si era arrivati a 315 parti per milione! Sapiens provò a sostituire il Martini con un vermut fatto in casa, sperando di innescare il meccanismo “No Martini, no party per milione”, ma non servì a niente: si arrivò a 390 parti per milione nei primi decenni del nuovo millennio! Sapiens sapeva che se le parti avessero raggiunto le 500 per milione sarebbe scattato il “Party e non torni più”, ma era talmente ingordo che raddoppiava il suo fabbisogno energetico ogni vent’anni! Oltretutto, nel frattempo, la deforestazione aveva diminuito la capacità del pianeta di riassorbire l’anidride carbonica in eccesso, e così questa finiva nell’atmosfera. E più il CO2 aumentava, più diventava spesso lo strato di gas serra. Più diventava spesso lo strato di gas serra, più aumentavano le radiazioni solari “intrappolate” sulla Terra. Più radiazioni solari tornavano sulla Terra e più la temperatura saliva.

Giobbe Covatta

 

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