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A Reggio Emilia, città del Bicibus: 18 scuole e 550 bambini coinvolti

agosto 26, 2015 Campioni d'Italia, Rubriche

200 chilometri di piste ciclabili e il 20% degli spostamenti effettuati sulle due ruote. Favorita dalla posizione geografica in piena pianura Padana, ma anche da investimenti decennali in infrastrutture e cultura della ciclabilità, Reggio Emilia è una delle capitali italiane delle due ruote e la patria naturale del Bicicbus. Nella città emiliana, infatti, il servizio è nato 12 anni fa e oggi coinvolge 550 bambini su 8.000 alunni delle primarie (circa il 7%) e 18 istituti. “Ma il Bicibus è molto di più che andare a scuola a piedi. Ha risvolti positivi per la sicurezza stradale, la salute, la qualità dell’aria, la modifica delle abitudini di mobilità, l’autonomia dei bambini, i rapporti tra le persone. Parlando ai bambini si parla alle famiglie, e si educano gli adulti di domani”, spiega il responsabile Mobilità del Comune di Reggio Emilia Alessandro Meggiato.

Nati nel 2003 nell’ambito di un progetto di Agenda21, i convogli di bambini che pedalano verso la scuola non si sono più fermati, grazie soprattutto a un’organizzazione che nel tempo ha puntato sul coinvolgimento diretto di molti attori in gioco: da una parte famiglie, insegnanti, associazioni, dall’altra le istituzioni. “Nel 2009 abbiamo promosso il “Manifesto per una mobilità sicura, sostenibile e autonoma nei percorsi casa-scuola” per coinvolgere diversi soggetti in un piano condiviso di progettazione, e per sviluppare insieme linee di azione, progetti e impegni comuni. Il documento è stato firmato dalle circoscrizioni cittadine, l’Ufficio scolastico provinciale, la Federazione italiana dei medici pediatri, i dirigenti delle scuole, l’Agenzia per la mobilità, Arpa, Ausl, Osservatorio sulla sicurezza stradale, Fiab”.

Un modello che è risultato efficace, in cui le famiglie e il Comune fanno la loro parte, mentre le scuole hanno soprattutto un ruolo di stimolo e facilitano la comunicazione tra le due parti. “Siamo stati la prima città ad aver istituito, nel 2009, la figura del mobility manager scolastico: un insegnante per ogni istituto che fa da ponte tra amministrazione e genitori. È una persona di solito motivata, visto non sempre le ore di lavoro per la mobilità vengono riconosciute: promuove il bicibus e comunica ai tecnici del Comune problemi e criticità segnalati dalle famiglie”.

Il Comune dà il suo contributo attivando laboratori e giornate formative nelle scuole e fornendo l’attrezzatura: “Ad ogni bambino che partecipa diamo tutto il neceessario per andare in bici in sicurezza anche con il maltempo: una pettorina, una mantellina per la pioggia e un caschetto. Inoltre, offriamo supporto alle scuole per studiare insieme a loro i percorsi del Bicibus e le diverse fermate in base a dove vivono i bambini. A genitori e nonni chiediamo di accompagnare a turno i convogli di bambini: cono previsti due adulti per ogni servizio. La loro partecipazione è importante per far diventare il Bicibus una vera e propria abitudine di mobilità, per sensibilizzare gli automobilisti e per aumentare la fiducia tra le famiglie”. Così, l’accompagnatore del Bicibus quando si mette alla guida fa più attenzione ai ciclisti e la sua diffidenza verso gli altri genitori diminuisce: “Quando c’è brutto tempo, poi si accompagnano i bimbi a scuola a turno, con il car pooling”. Al Bicibus si aggiunge il Pedibus, in un mix di mobilità per il quale il Comune è stato più volte premiato. Il servizio del Pedibus viene attivato di solito quando i percorsi per raggiungere la scuola sono molto brevi: “Oggi coinvolge tra i 50 e i 100 bambini, a cui diamo una mantellina antipioggia e un carrellino per portare lo zaino”.

Obiettivo del progetto, che ha un costo complessivo di circa 50.000 euro l’anno, è arrivare a coinvolgere mille bambini, su un totale di 8.000 alunni delle scuole primarie. “Per promuovere il servizio puntiamo anche sull’estensione delle zone 30, che oggi a Reggio Emilia coprono 100 chilometri di strade”, spiega l’assessore all’Ambiente Mirko Tutino, mentre si sperimenta anche la chiusura temporanea delle strade che portano alle scuole per i 15 minuti di durata del Bicibus. “Le persone così possono capire che ci si può spostare facilmente anche in bici o a piedi. Spesso si va in auto non per reali necessità, ma per cattive abitudini”, aggiunge Meggiato. I finanziamenti per tenere in piedi il servizio spesso arrivano da progetti europei, a cui negli anni scorsi si sono aggiunti i soldi del ministero dell’Ambiente, che ha sostenuto il progetto Safe home to school con 700.000 euro: “Ci hanno permesso di mettere in sicurezza i percorsi che portano a 11 scuole e di realizzare laboratori in classe e un manuale per i mobility manager scolastici”.

E mentre continua il lavoro per convincere i genitori a riscoprire la mobilità sostenibile – “nel 1971 l’80% dei bambini andava a scuola a piedi o in bicicletta”, spiegano dal Comune – si fanno i calcoli sui risultati positivi di quanto fatto finora: “Bicibus e Pedibus permettono di evitare ogni anno viaggi in auto per 40.000 chilometri. Inoltre, grazie anche al Bicibus, in dieci anni si è passati dal 15% a quasi il 20% di spostamenti effettuati sulle due ruote”.

Veronica Ulivieri

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