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Al “cittadino ignoto” dal pollice verde, che abbellisce i quartieri urbani

In cinque anni di rubrica non abbiamo mai dedicato una puntata di “Campioni d’Italia” a una collettività senza nome né organizzazione stabile. Ma c’è sempre una prima volta. Anche perché non saprei ricordare tutti i nomi delle persone che ho incontrato in questi anni e che si sono dedicati, con passione e spirito di volontariato, nel tempo libero, ad abbellire con fiori, piante e insalate angoli di città spesso brutti, degradati e apparentemente senza futuro.

Sono loro la figura del “cittadino ignoto” dal pollice verde a cui vogliamo riconoscere un doveroso tributo. Quanti siano e quanto facciano me lo ha ricordato il seminario organizzato venerdì scorso dall’associazione Laqup, all’Ecofoyer di Torino. In quell’occasione erano una ventina, in rappresentanza di altre centinaia. E oggi potrebbero diventare ancora di più, se potranno uscire dalla “clandestinità” del guerrilla gardening grazie a iniziative come il regolamento comunale entrato in vigore lunedì nel capoluogo piemontese. Una delibera che disciplina la collaborazione tra cittadini e pubblica amministrazione “per la cura, la gestione condivisa e la rigenerazione dei beni comuni urbani”, garantendo ai contribuenti di buona volontà e alle imprese che si impegnino a mantenere e migliorare i “beni comuni” (senza scopo di lucro), esenzioni e agevolazioni su canoni e tributi locali. E offrendo loro, nei limiti delle risorse disponibili, il comodato d’uso gratuito sulle attrezzature e i materiali di consumo necessari per lo svolgimento delle attività.

Con o senza attrezzi in prestito, i militi del verde non si fermeranno comunque e aiuteranno la natura a riprendersi almeno qualche spazio tra quelli che la cementificazione selvaggia degli ultimi 50 anni le ha sottratto in città.

Oltre agli orti urbani, all’arredo verde e a tutte quelle forme “architettoniche” di gestione, incremento e manutenzione del verde, ammetto però di essere particolarmente attratto dalle cosiddette “piante spontanee“, da quel verde “caotico ed entropico” che si intrufola nelle fessure dei muri e dei marciapiedi, come ben descritto da Fabrizio Zara (in “Botanica Urbana“) e da Marco Dinetti (“Biodiversità urbana“, che già nel 2009 decidemmo di nominare “Regalo di Natale Intelligente” di Greenews.info). Il mio ringraziamento va quindi anche a tutti i “tutori del verde urbano selvatico“, che grazie alla loro instancabile attività formativa e informativa insegnano ai rozzi abitanti di città – ormai colpiti dalla “plant blindeness” – a riconoscere tesori di biodiversità lungo le strade e nelle rotonde cittadine.

Andrea Gandiglio

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