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Al Parlamento Europeo salta l’accordo sul futuro del nucleare

aprile 11, 2011 Bollettino Europa, Rubriche

Nessuna exit strategy a medio e lungo termine e nessuna moratoria sull’attivazione di nuovi reattori, almeno fino a che non saranno completati gli “stress test” che entro l’anno si faranno su tutte le 148 centrali atomiche del vecchio continente. Per un gioco di veti incrociati al Parlamento europeo è saltato l’accordo sul futuro del nucleare

Gli Eurodeputati hanno litigato nella votazione più importante della settimana scorsa e alla fine non è stato approvato niente. Tutto rimarrà sulla carta. La moratoria (tutti erano d’accordo tranne che sulla durata della stessa) chiedeva “che l’Unione europea debba riconsiderare il proprio approccio alla sicurezza nucleare, tenendo presente che l’energia nucleare continuerà a far parte del mix energetico di diversi Stati membri per molti anni a venire”. Inoltre si chiedeva che gli stress test fossero “obbligatori e basati su criteri comuni e trasparenti”.

Nulla di fatto, la risoluzione nel suo insieme ha ricevuto 300 voti contro, 264 a favore e 61 astenuti. Ben 56 deputati Popolari hanno deciso di non appoggiare la risoluzione, nonostante le indicazioni del capogruppo Joseph Daul. In Italia hanno votato a favore i deputati del Pdl e contro quelli del Pd secondo i quali “non si può parlare di nucleare senza parlare di strategie di dismissione e di investimenti sulle energie rinnovabili”. Di una lista di criteri redatti dalla Commissione, che saranno inviati al Parlamento e resi pubblici per fine maggio, aveva parlato il Commissario per l’energia Günther Oettinger.

L’Ue però non è competente per la politica energetica: “I test saranno decisi e effettuati dai singoli Stati”, ha precisato infatti il Commissario. Secondo quanto denunciato dal portavoce dei Verdi sui temi del nucleare, il lussemburghese Claude Turmes, a far saltare l’accordo è stata la raccomandazione di voto data dalla liberaldemocratica svedese Lena Ek, relatrice per l’Alde. “Ha detto ai suoi di votare contro – ha spiegato Turmes – perché il suo partito in Svezia sostiene un governo che ha deciso di riaprire al nucleare, contro le decisioni di chiusura delle centrali che erano state prese dai governi di centrosinistra”.

Il dibattito si è già aperto in un clima di protesta, con sit-in anti-nucleare e poster pro-rinnovabili agitati da diversi deputati. Le critiche sono giunte soprattutto dai gruppi dei Verdi e dei Socialisti europei; in particolare i verdi tedeschi hanno giudicato ”troppo poco incisivi” i test e hanno sottolineato come questi debbano essere affidati a team di ”esperti internazionali” e non alle autorità nazionali. La proposta prevedeva inoltre di imporre l’obbligo di spegnimento immediato e decommissioning per le centrali che non dovessero superare i test. Ma per il momento nulla cambia rispetto allo status quo.

Francesca Fradelloni

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