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Alto-Adige: in viaggio (di piacere) nella “green valley” italiana

giugno 18, 2012 Impressioni di viaggio, Rubriche

La prima cosa che si nota arrivando in questa ridente vallata sud-tirolese è il paesaggio da cartolina. Dolci colline verdi che si inerpicano via via fino a maestose cime dolomitiche, quelle delle Puez-Odle. La seconda è il profumo fresco dell’aria pulita. Già, perché qui, a differenza che nelle grandi città o nei centri anche piccoli di pianura, in primis quella padana, lo smog non arriva proprio. Gli esperti locali di marketing l’hanno per questo ribattezzata la “green valley” italiana ed è difficile accusarli di greenwashing. Un parco naturale dolomitico per tutelare un sito patrimonio dell’Unesco, energia verde per illuminare e riscaldarsi, prodotti a chilometri zero e spesso biologici e biodinamici da gustare. L’ideale per una vacanza “dinsitossicante da polveri sottili” e sostenibile per tutti, dagli amanti del trekking di tutte le età, anche disabili, a quelli della mountain bike, ai buongustai. O semplicemente per chi cerca un po’ di relax.

Primo elemento di sostenibilità è ovviamente il parco naturale, istituito nel 1978 e ampliato nel 1999 fino a comprendere il Comune di Ortisei. Oltre a quest’ultimo e a Funes – che dà il nome alla valle e fa da “porta” naturale al parco – i 10.200 ettari di superficie sono suddivisi tra i comuni di Badia, Corvara, San Martino in Badia, Santa Cristina in Val Gardena e Selva di Gardena. Escludendo la Val di Funes, quasi interamente paesi ladini. Come ricorda il doppio nome Puez-Odle, il parco si sviluppa a settentrione con i massicci delle Odle d’Eroes (2875 m) e di Funes (Sas Rigasi 3025 m), nella zona meridionale con l’altopiano intorno al Col de Puez (2725 m), intarsiato da alpeggi e laghetti alpini.

È un “libro di storia della terra” da vivere. Con una guida esperta come accompagnatore (quello che consigliamo) o facendosi indirizzare dal personale del Centro Visite di Santa Maddalena vi si scorgono gli elementi geologici che hanno portato alla formazione delle Dolimiti, dalle stratificazioni sedimentarie ai fossili, dalle antiche barriere coralline ai ghiaioni. Nel museo mineralogico di Tiso, uno dei paesini di Funes famoso per le cosiddette “geodi” (minerali cavi contenenti ametiste), è esposta una vasta collezione di minerali. Lunghissimo l’elenco delle specie di piante e animali selvatici che si possono incontrare visitando questi luoghi. I prati magri alpini offrono una varietà di fiori ed erbe spontanee che rendono pregiati i foraggi, le diverse varietà di conifere caratterizzano le foreste abitate da donnole, marmotte, scriccioli, caprioli.

Una mezza dozzina le escursioni naturalistiche che, grazie alla collaborazione tra ente parco e associazioni turistiche della valle, si possono fare nei mesi estivi e molti i sentieri segnalati dal CAI, con il grado di difficoltà in genere indicato. Uno degli ultimi messi a punto è il “Sentiero natura di Zannes”, recentemente ampliato. I suoi tre chilometri si snodano con una pendenza massima dell’8% lungo un circuito percorribile interamente anche in sedia a rotelle o con i passeggini dei bambini. Studiato appositamente per l’accessibilità dei disabili e per famiglie, anziani o inesperti, è il primo di questo tipo nella regione e, probabilmente, in tutta Italia. Come gli altri itinerari guidati nel parco, anche il “Sentiero natura di Zannes” ha stazioni didattiche che ne illustrano le peculiarità naturalistiche. In questo però alcune sono scritte anche in braille. I più sportivi, ed esperti, possono invece cimentarsi con la salita al Sas de Putia (2875 m raggiungibile attraverso una ferrata) con colazione all’alba. Colazione che si può fare anche in una delle malghe che si incontrano in quota e che preparano prelibatezze locali.

Una delle tipicità della zona si scopre tra i masi di montagna. È il latte, l’oro bianco prodotto nei pascoli di bovini o di pecore. La Villnösser Brillenschaf, letteralmente “pecora con gli occhiali della Val di Funes” per le chiazze nere attorno agli occhi, è la razza ovina più antica dell’Alto Adige. Era a rischio di estinzione, ma grazie al lavoro di appassionati e piccoli allevatori locali (circa un’ottantina quelli riuniti in associazione, ciascuno con poche decine di capi per azienda) è stato possibile il ripopolamento. Dallo scorso settembre ha ottenuto il Presidio Slowfood per la biodiversità e un gruppo di imprenditori e chef locali hanno iniziato a introdurne la carne in piatti tradizionali e innovativi.

Mobilità sostenibile anche fuori dal parco. Il comune di Funes ha istituito lo sportello “Funes si mobilita” nell’ambito di un progetto europeo. L’intento è di fornire a cittadini e visitatori indicazioni utili per scegliere mezzi di trasporto non inquinanti. L’assunto è semplice: meno auto private, più mezzi pubblici, bici o passeggiate per un ambiente più sano e migliore qualità della vita. Per i guidatori incalliti, lo sportello offre anche indicazioni per adottare uno stile di guida per risparmiare benzina. La “Mobilcard Alto Adige” permette di utilizzare illimitatamente tutti i mezzi pubblici altoatesini per sette giorni non solo in Val di Funes ma anche nell’intera provincia. La Bikemobilcard, sempre a validità provinciale, è invece un biglietto combinato per l’utilizzo dei mezzi di trasporto pubblico e di una bici a noleggio (per un solo giorno). È disponibile in versione giornaliera, per tre o sette giorni; i prezzi vanno dai 24 ai 34 euro per gli adulti e metà per i bambini (gratuito sotto i sei anni). La bicicletta noleggiata può essere restituita in uno dei qualsiasi punti di noleggio partecipanti all’iniziativa, molti dei quali dispongono anche di biciclette a pedalata assistita. Al di là delle incantevoli località della Val di Funes, in bici si può percorrere la ciclabile Brennero-Bolzano di circa 100 chilometri. Poco impegnativa e segnalata adeguatamente, si può fare a tappe e permette di visitare via via paesini e frazioni e di godere di monumenti storici e panorami splendidi toccando Vipiteno, il forte di Fortezza, il laghetto di Varna, la storica Abbazia di Novacella, Bressanone e Chiusa.

Alessandra Sgarbossa

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