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Andrea Valente, la Pecora Nera che invoca l’obbligo ambientale

gennaio 9, 2015 Rubriche, Very Important Planet

Classe 1968, Andrea Valente racconta e disegna storie – come i suoi colleghi francesi tristemente caduti nella redazione di Charlie Hebdo. Ha iniziato con il primo lavoro nel 1990, una vignetta pubblicata sulle pagine del New York Times, cui hanno fatto seguito collaborazioni editoriali con giornali e riviste, interventi sulle pagine di Linus, Comix, la rivista Pimpa, la trasmissione L’albero azzurro, la pubblicazione di libri per ragazzi e la realizzazione di progetti di varia natura. Noto dal 1995 per la creazione del personaggio della Pecora Nera, è stato Premio Andersen 2011 in quanto autore completo “per una produzione editoriale vasta e diversificata, capace di coniugare con inesausta felicità narrazione e divulgazione, qualità della scrittura e attenzione alle esigenze del lettore; per il brio e la freschezza che costantemente accompagnano, in bilanciata fusione, testi e illustrazioni”. Nella sua carriera professionale, infatti, non mancano collaborazioni e contaminazioni con progetti e personaggi di diversi settori, quali l’astronauta Umberto Guidoni, l’esploratore Michele Pontrandolfo, il velista Pietro D’Alì e l’attore Francesco Mastrandrea. Il suo ultimo lavoro lo ha visto impegnato nell’illustrazione delle Favole di Esopo.

Photo Matteo CorradiniD) Andrea, le favole di Esopo cosa possono insegnare ai giorni nostri?

R) Hanno tantissimo da insegnarci! Tutte le favole vengono da lì, a cominciare da quelle di Fedro. Si possono anche inventare, ma si inciampa sempre lì, anche inconsciamente. Questo per me è stato un lavoro diverso dal solito, più di scrittura, non solo di illustrazione della storia. Esopo era molto avaro di dettagli, mentre ai bambini bisogna raccontare attraverso immagini ricche, per cui ho dovuto metterci del mio nelle storie. Grazie a questo, ti anticipo che nel 2015 farò uscire un libro di favole scritte da me, in cui ci sono animali che Esopo non conosceva, come la giraffa, la zebra. Sono favole un po’ più global… Ma la morale resta sempre la stessa, perché non si parla mai di animali ma di persone e le persone possono cambiare abito, ma sotto rimangono uguali attraverso le epoche.

D) Com’è nato il personaggio delle Pecora Nera?

R) È nato per caso, come tutte le cose belle. Allora disegnavo solo e non scrivevo. Mi avevano chiesto di inventare un personaggio per dei biglietti di auguri. Come ispirazione mi consigliarono Lupo Alberto. Ma dopo un’intera notte passata a leggerlo, vedevo lupi dappertutto così decisi di proporre  un biglietto portafortuna con un lupo impiccato e la scritta “Crepi il lupo”. Lo accettarono ma, visto che il lupo era morto, mi chiesero di inventare un altro animale opposto al lupo. Così pensai a una pecora, ma non una qualsiasi, bensì una pecora nera, una pecora diversa da tutte le altre. E quindi così è nata la Pecora Nera. Certo, non è molto ecologista ammazzare un lupo, ma in questo caso è servito a fare del bene!

D) Gli animali tornano spesso nei tuoi lavori, cosa rappresentano per te?

R) Sono un buon espediente per parlare di noi uomini. Gli animali si prestano molto bene per comunicare con i ragazzi e i bambini, sono piacevoli e accattivanti. Offrono un modo semplice per parlare di noi, un modo gentile per sottolineare difetti che in realtà sono umani. Per esempio, la pecora è in realtà un ragazzo e non è nera, ma semplicemente diversa. La pecora per me è più un concetto che un animale.

D) Hai dedicato molti lavori alla divulgazione di temi scientifici presso i ragazzi: quanto è difficile spiegare la scienza?

R) Su questo fronte collaboro con Umberto Guidoni da otto anni, lui è il primo astronauta europeo ad essere andato sulla stazione spaziale dove adesso c’è Samantha Cristoforetti. In questo caso ci rivolgiamo a ragazzi, non a bambini, quindi si possono comunicare concetti più strutturati. Non è difficile parlare loro di scienza, perché partono da zero, al contrario degli adulti che hanno concetti o preconcetti difficili da scardinare. I ragazzi sono molto curiosi e non hanno paletti. Spesso anche Umberto rimane colto di sorpresa dalle loro domande, perché riescono a vedere le cose da un punto di vista diverso e quindi il confronto è molto divertente. In più io sto imparando delle cose bellissime che non sapevo.

D) Quanto è importante l’ambiente per te e come lo rispetti nella tua vita quotidiana?

R) Io sono nato in Alto Adige, qui le persone pongono molta attenzione all’ambiente nella sua accezione più ampia, non solo alla natura, ma anche alla buona manutenzione delle case per esempio. Quindi mi porto dietro questo retaggio che influenza il mio stile di vita quotidiano. Guido una macchina ibrida elettrico-benzina con cui inquino un po’ meno. Poi sono un maniaco della raccolta differenziata. Ho anche provato a installare i pannelli solari sul tetto, ma ho la casa esposta a nord e quindi non sono funzionali. Non ci vuole poi molto a sentirsi a posto con la natura, bastano piccoli gesti. Ma credo che per iniziare ci sia bisogno dell’obbligo. Faccio il parallelo con il fumo: all’inizio eravamo tutti convinti che non avrebbe mai funzionato, poi ci siamo adattati. Quando c’è l’obbligo col tempo si impara, ma c’è bisogno di una regola imposta perché l’autogestione non funziona. Il mondo o pensi sia tuo, e quindi ne fai quello che vuoi, o pensi che non sia tuo, e quindi ne fai, di nuovo, quello che vuoi. In entrambi i casi l’atteggiamento non va bene, bisognerebbe trovare una via di mezzo.

D) Se dovessi parlare di un problema ambientale in un tuo prossimo lavoro quale sceglieresti e perché?

R) Di sicuro parlerei dell’acqua. Un po’ perché la mia compagna è maniaca, non vuole sprecare una singola goccia d’acqua. E poi perché ho approfondito il tema in un lavoro con Guidoni che ti anticipo uscirà nel 2016. Parleremo dei trucchi per salvare il Pianeta dai pericoli ambientali che ci affliggono attraverso storie di fantascienza, di cui Guidoni è un grande appassionato.

D) Hai un sogno ambientale che vorresti realizzare?

R) Per mia fortuna qualcuno l’ho realizzato, ma mi è rimasto un desiderio. Al momento abito in una casa di fine Ottocento con tutti i suoi problemi di gestione energetica. Se cambiassi casa, vorrei abitarne una di quelle autosufficienti, costruita con moduli prefabbricati che si possono assemblare, attrezzata con tutti gli accessori per essere autonoma…

Daniela Falchero

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