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Antoine de Maximy, professione viaggiatore a impatto (e costo) zero

Antoine De Maximy è riuscito a mettere insieme due grandi passioni e ne ha fatto un lavoro di successo: è l’ideatore del format francese trasmesso in Italia da Rai 5, dal titolo “Posso venire a dormire da voi?”

Ha presentato il suo approccio al viaggio, al lavoro e alla vita giovedì 31 maggio, in un incontro con il pubblico organizzato all’interno del festival torinese “Per sentieri e Remiganti“, quest’anno dedicato alla “gentilezza”.

Camicia rossa, instancabile intrattenitore, Antoine gira il mondo da solo con una telecamera alla spalla che riprende i suoi interlocutori e una attaccata al suo braccio che lo riprende grazie ad un distanziatore fisso. Una telecamera normale e il registratore nello zaino per qualche ripresa speciale, ma le mani sempre completamente libere per muoversi e relazionarsi.

Si, perché in tempi di viaggi solidali, responsabili e green, Antoine nel suo format vuole fornire delle idee e un esempio concreto per viaggiare a costo e impatto zero, ma soprattutto per prendere contatto, da vicino, molto vicino, con i paesi e le culture che si visitano.

D) Antoine, com’è nata l’idea di questo programma?

R) Dopo aver lavorato su diversi reportage di guerra, documentari su natura e animali, ho deciso di provare un nuovo lavoro, con budget decisamente più ridotto ma con molta più libertà. Così è nato il programma, dalla volontà di creare un ponte tra due culture, di creare amicizie brevi ma vere attraverso la complicità dei piccoli gesti. Ho iniziato a viaggiare e riprendere ormai otto anni fa. Ho visitato 90 paesi, circa la metà di quelli esistenti e i due terzi dei più grandi. All’inizio è stato tutt’altro che facile, ho girato 19 paesi nei primi due anni perché il format aveva bisogno di un buon materiale di base per la partenza e il lancio ufficiale. Se si considera che viaggio sempre da solo, che in ogni posto mi fermo due settimane e che solitamente curo anche il montaggio, sarà facile capire perché una parte di me è incredibilmente schizofrenica.

D) Che cosa distingue il tuo programma dagli altri documentari di geografia e cultura?

R) I documentari, per come nascono, raccontano il mondo, ma soprattutto le persone, le culture e le psicologie, per questo ho deciso di dare un taglio diverso alle puntate e di togliere quasi completamente le informazioni più ufficiali e di contestualizzazione sui paesi visitati, di cui spesso citiamo solo il nome. Più che presentare un paese, io voglio trasmettere delle atmosfere. I documentari che ne escono rappresentano perfettamente la varietà della natura umana e nonostante le grandi diversità, in tutti i paesi esistono grandi punti comuni, le priorità dalla gente sono simili ovunque: mi è capitato di visitare paesi più disponibili e altri più difficili, come gli Emirati, o più timidi come il Giappone, ma quando l’approccio del viaggiatore è verso la ricerca del divertimento, ovunque ti vengono aperte le porte di casa!

D) Dopo poche battute riesci a farti ospitare per la notte o invitare per un pasto in casa. Grande gentilezza, dunque, di chi arriva e di chi accoglie…

R) Il rispetto è alla base del viaggio. Una buona regola per esempio è quella di non essere invadente, negli spazi e nei tempi, cercando di ridurre l’impatto e la presenza al minimo possibile. Non bisogna fare domande, questo permette agli interlocutori di sentirsi liberi di esprimersi e di parlare di quello che vogliono, senza influenzare i pensieri e per conoscere le reali passioni, preoccupazioni e idee di chi si incontra.

D) Sfatiamo qualche luogo comune…

R) Non è vero che è maleducazione rifiutare il cibo offerto. Ci sono occasioni, davanti a piatti dal nome irripetibile e aspetti incommentabili, in cui è molto meglio dire un “no, grazie” che contorcersi in smorfie indelicate per tutta la durata del pasto!

Alfonsa Sabatino

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