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Arcoiris, i semi biologici Made in Italy che salvano le varietà antiche

aprile 9, 2014 Campioni d'Italia, Rubriche

«Qualcuno all’inizio pensava fossimo dei folli e che i nostri semi nessuno li avrebbe comprati, ma non è andata così. Siamo anomali, certo, ma nonostante tutto ogni anno aumentiamo il nostro fatturato». Antonio Lo Fiego del settore ricerca di Arcoiris descrive così l’ascesa dell’azienda di Modena, un’anomalia nel panorama nelle ditte sementiere. Non è una multinazionale, è esclusivamente specializzata in sementi non ibride da orto prodotte con tecniche biologiche e biodinamiche, la filiera è totalmente italiana, il fatturato è “appena” a cinque zeri, 600mila euro l’anno.

«Fino alla seconda guerra mondiale erano i contadini a moltiplicare i semi, dobbiamo ringraziare loro se hanno preservato molteplici varietà. Poi sono arrivate le grandi ditte sementiere. Recuperare la biodiversità dei nostri territori è stato per noi una scelta etica», spiega l’imprenditore che è anche presidente di Aiab Emilia Romagna. Quel che si dice gettare il cuore oltre l’ostacolo. Così come è stata una scommessa la continua selezione di varietà antiche, circa una decina ogni anno, che ha fatto diventare quest’impresa di quattro soci, tre dipendenti e due stagionali, un piccolo presidio di biodiversità per molti agricoltori biologici italiani ed europei. La melanzana bianca a forma d’uovo, l’anguria di Faenza, il sedano gigante di Romagna, il cannellino verde umbro sono alcune delle varietà antiche recuperate dall’oblio agronomico. E per il prossimo anno saranno disponibili anche i fiori biologici.

Era il 1998 quando nacque il primo nucleo aziendale, anche se allora le sementi non c’entravano. La ditta, inizialmente denominata Meridia, commerciava e vendeva polveri biologiche di erbe officinali e ortaggi disidratati per la produzione di dadi e brodi. Anche se non sono certo secoli fa, nessuno all’epoca vendeva sementi biologiche in Italia e l’azienda pensò di importarle dall’estero, in particolare dalla Germania, per commercializzarle. Quattro anni più tardi Lo Fiego e soci, di cui due produttori, cedettero Meridia ad eccezione del ramo d’azienda sementiero, dando vita ad Arcoiris.

Il presidente Simon Van Hilten, produttore olandese che tra Modena e Bologna ha un’azienda biodinamica di erbe officinali, e associati ci tengono a ricordare “con orgoglio” l’italianità della filiera produttiva. È tutta nel Bel Paese e conta su una trentina di piccoli produttori italiani biologici e biodinamici sparsi per la penisola, il grosso in Emilia Romagna, che forniscono la materia prima: sementi di ortive, aromatiche, officinali e da sovescio certificate bio e adatte al clima mediterraneo e italiano, prodotte in pochi chili. Anche la produzione limitata è infatti una “garanzia di biologico vero”.

Dal Lazio provengono la maggior parte dei semi di pomodoro, dal Piemonte quelli dei fagioli, altri agricoltori si trovano in Puglia, Umbria, Lombardia, Marche e in Calabria, in una tenuta confiscata alla mafia. Arcoiris controlla la purezza del seme, moltiplicando e selezionando varietà partendo da sementi O.P. (Open Pollinated), ovvero a impollinazione aperta. «In altre parole non usiamo ibridi, tanto che i nostri acquirenti potrebbero pure autoriprodursele, e rigorosamente non transgeniche – continua Lo Fiego – Fatto cento i compratori in un anno, l’anno successivo 80 le ricomprano, anche perché c’è sempre un rischio di incrocio che può alterare la purezza della varietà. Per questo, alterniamo sempre i produttori tra loro».

Un centinaio le varietà a catalogo che si arricchisce di campagna in campagna, con la selezione e il recupero di nuove varietà autoctone. Perché anche nell’agricoltura biologica e biodinamica si fa ricerca. Da alcuni anni Arcoiris collabora ad esempio con università e centri di ricerca, come il Crpv di Cesena o il Cra di Lodi, in progetti per aumentare la qualità e la produttività delle colture nei sistemi agricoli biologici e a basso input, attraverso lo sviluppo di un modello di innovazione varietale. È il caso ad esempio del progetto europeo Solibam, per cui la ditta sementiera si sta occupando di selezionare i pomodori, o ancora del progetto Oscar mirato sui sovesci. La disponibilità di cultivar adatte alla coltivazione biologica è infatti un problema che gli agricoltori bio sentono con urgenza. Una selezione varietale che tenga conto del gusto dei consumatori, della resistenza a patologie anche con la concia organica, dell’adattamento naturale all’ambiente è perciò importante per un settore come questo che sta sempre più prendendo piede.

Non è un caso che la gran parte dei clienti di Arcoiris sia costituita da agricoltori, da altre ditte sementiere estere – i semi bio Made in Italy raggiungono per la maggior parte la Francia, seguita da Germania, Grecia, Slovenia, Spagna e Portogallo – e infine da Gruppi di Acquisto Solidale e privati. Lo strumento principale di vendita è l’on line.

«Siamo consci che il seme è all’apice della catena alimentare – si legge nella mission sul loro sito -. Tutti i cibi provengono da semi e la qualità della vita umana dipende moltissimo dalla qualità del processo produttivo degli alimenti. Produrre sementi è una grande responsabilità e un seme di qualità è un elemento importante nel determinare il successo di una coltivazione e nel determinarne anche le qualità nutritive e di sapore dei prodotti finali».

E sul tema caldissimo degli OGM, l’imprenditore non ha dubbi: «Noi siamo contrari: il problema della contaminazione con colture tradizionali e biologiche è reale, si compromette l’autodeterminazione degli agricoltori che diventano dipendenti dalle ditte sementiere, si dà in mano il bene primario dell’umanità, ossia l’alimentazione, a 4-5 multinazionali. Sarebbe una dittatura».

Alessandra Sgarbossa

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