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Bergamo, città impossibile e casa dei camminatori

febbraio 18, 2014 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Proseguono le “Divagazioni cantautoriali di mobilità elementare” di Orlando Manfredi, in arte Duemanosinistra, alla ricerca della densità di significato – umano e ambientale – delle città e dei luoghi che ci circondano, indagati rigorosamente a piedi, con zaino e chitarra. Questo mese tocca alla pedemontana Bergamo, la città di Gaetano Donizetti e di Walter Bonatti.

Sapevo solo qualcosa – ma potrei dire: nulla – sulla proverbiale bellezza della Città di Bergamo.Poi ho scoperto che è una città impossibile: sta sopra ai colli delle Prealpi Orobie (Città Alta), è interamente cintata da mura, ed è contenuta all’interno di una riserva naturale, il Parco dei Colli di Bergamo.

Con queste credenziali, come potrebbe immaginarsela un urbanista?

E’ sufficiente fare due passi per scoprire che Bergamo si avvia ad essere un piccolo modello di città sostenibile, oltre ad essere uno scrigno d’arte pazzesco e un centro culturalmente vivo, che vanta la candidatura a Capitale Europea della Cultura per il 2019. Un cantautore, poi, le sarà così grato per aver dato i natali a Gaetano Donizetti e ai Verdena, da poterle perdonarle la sbandata dei Pooh, bergamaschi anche loro…

“Terra che ‘l Serio bagna e l’ Brembo inonda / che valli e monti mostri a l’una mano / ed a l’altra il tuo verde e largo piano / or ampia ed or sublime ed or profonda”. In un sonetto dedicatole, Torquato Tasso metteva all’opera quella commistione unica tra Ambiente e Arte che caratterizza Bergamo, rendendo perfettamente il quadro idrografico e orografico del suo territorio: i fiumi Serio e Brembo, attraversano la pianura – e con essa la Città Bassa – mediante un sistema di canali, detti Rogge.

Armato di occhi e chitarra, gli strumenti di baratto spirituale dei miei viaggi a piedi, parto alla scoperta della roccaforte dei camminatori (da qui scesero centinaia di volontari destinati alla spedizione dei Mille).

La Città Bassa, lungi dall’essere una periferia o peggio un hinterland, comprende un insieme di borghi antichi, uno dei teatri più belli e importanti d’Italia (il Teatro Donizetti), un Centro monumentale, piccoli parchi e una fitta rete di servizi. Al primo passo oltre la stazione dei treni su piazza Marconi, ti accorgi di cosa significhi pianificare e comunicare i servizi per il cittadino. Poco oltre la piazza, passi in rassegna l’Urban Center – interfaccia e guida per i cittadini o i curiosi ai prossimi lavori, interventi e opportunità per la città – l’ufficio turistico, il servizio noleggio mezzi elettrici, e una delle diciannove stazioni del servizio di bike sharing della città bassa. Non male per un piccolo centro. Esiste anche il Piedibus, un autobus “speciale”, guidato da bambini che vanno a scuola a piedi, accompagnati da genitori e insegnanti!

Con il progetto “Fotovoltaico sugli immobili pubblici”, l’amministrazione comunica il vincolo degli stabili comunali (scuole materne, elementari, medie, ma anche l’Urban Center e la stazione delle Autolinee), per la creazione di nuovi impianti fotovoltaici, con un risparmio annuo di emissioni di CO2 pari a 750 tonnellate.

Dalla parte opposta, ma sempre nel cuore della grande piazza, campeggiano le insegne della Ciclostazione: una struttura integrata che comprende una mini-officina autogestita per piccole riparazioni, un chiosco-bar (chiuso), una batteria di rastrelliere per le bici con piano d’appoggio e sedute per leggere, mangiare o lavorare, e tettoie per conservare al ripario dalle intemperie biciclette e persone.

La giornata grigia scarica pioggia in maniera capricciosa. Mi metto anch’io sotto le tettoie mentre vesto Lilliput, la mia chitarrina da viaggio, di una copertura impermeabile, con un centinaio di uomini e donne di mezza età a guardarmi con tanto d’occhi.
Sono in prevalenza rumeni, che si trovano lì all’ora di pranzo per mangiare insieme e rifondare un qualche senso di comunità. Oltre a loro, alcuni boliviani e tre giovani ragazzi indiani. Si alza uno fra i più attivi della comunità dei rumeni. Raggiunge l’auto parcheggiata a qualche metro dalle tettoie. Tira giù il finestrino e spara a manetta una musica balcanica, un poco involgarita dal tunz tunz.

Proprio davanti a noi, una targa pubblicizza una scuola di ballo locale, la Milonga di Bergamo – la scena è surreale! Ed eccolo scendere dall’auto il nostro uomo, e offrire la mano alle donne, per farle ballare un poco, per farle sentire a casa. Gli vorrei stringere la mano anch’io.

Ma come si fa a creare un sistema di trasporti e infrastrutture per una città divisa in due? Della bici già s’è detto, ma non che esiste un servizio di consegne a domicilio di pacchi e merci a mezzo velò, dunque a impatto ambientale zero.
Per il trasporto pubblico, autobus a metano a basse emissioni per la parte bassa, rete tramviaria di collegamento con la provincia (Il Tram delle Valli, il cui tracciato poggia sul sedime dell’antica ferrovia della Val Seriana), due funicolari, una di collegamento tra le città Alta e Bassa, e l’altra che lega il centro antico con il Colle San Vigilio.

Beh, se non fosse abbastanza chiaro, io me la faccio a piedi lungo gli Scorlazzini, le antiche scalinate che conducevano al centro medioevale. La Città Alta è già completamente dentro la riserva naturale, tra terrazzamenti, tornanti e insenature dei colli. Su questi fazzoletti scoscesi, sbucano varietà floristiche e aree gioco impossibili.

Dentro le mura, edificate nel Cinquecento in epoca di dominazione veneziana, si trova oggi un orto urbano ad uso sociale, messo lì sotto i bastioni. Da un segnavia scopro anche che, all’interno del Parco, esiste un Orto Botanico, realizzato in appena 2400 metri quadrati di terreno (molto meno di quelli necessari a un campo da calcio), ricchissimo di piante esotiche e piante indigene. Purtroppo la stagione è sfavorevole e lo trovo chiuso.

Termino l’ascesa all’ingresso della città vecchia, davanti all’iscrizione Pax tibi marce, evangelista meus. Non posso crederci: sono di fronte alla Porta di San Giacomo. Proprio lui, il Santiago pellegrino, che non lesina apparizioni ai camminatori di ogni dove.

Le vie e i camminamenti di Bergamo Alta sono una centrifuga di Bellezza, in cui si alternano stretti budelli medioevali con campi aperti rinascimentali, luoghi d’arte e sfilze di botteghe artigiane o rivendite commerciali. I bergamaschi passeggiano dagli uni agli altri, con nonchalance, senza sembrare ottusi alla propria Bellezza e a come valorizzarla. Forse hanno da insegnarci qualcosa.

Orlando Manfredi

Playlist:
- Gaetano Donizetti, Una furtiva lagrima da L’Elisir d’amore
- Verdena, Wow, 2011, Black out Universal
- Pooh, Parsifal, 1973, CBS.

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