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Bio Soil Expert: piante e microrganismi contro il dissesto idrogeologico

luglio 8, 2014 Campioni d'Italia, Rubriche

La soluzione al dissesto idrogeologico in molti casi può arrivare dalla natura. Alberto Ferrarese, 30 anni, biotecnologo, ne era convinto e nel 2009, quando ha incontrato due ex compagni dell’università, ha deciso che era il momento per provare a dare corpo a quest’idea. Così è nata Bio Soil Expert, start up che produce piante in grado di fermare i processi di erosione del suolo, ma anche di depurarlo da metalli pesanti, pesticidi e altre sostanze inquinanti.

“Cinque anni fa io, Paolo Campostrini e Andrea Zerminiani ci siamo ritrovati. Tutti e tre eravamo specializzati in microbiologia ambientale e genetica vegetale. Per la mia tesi, avevo condotto delle attività di bonifica sperimentali sull’area ex Sloi a Trento, e mi ero appassionato all’argomento: il mio sogno era di sviluppare un sistema di piante e microganismi per migliorare lo stato dei terreni”, racconta Alberto. All’inizio Bio Soil è un progetto a cui lavorare dopo cena: i tre hanno un lavoro da dipendenti e il sistema italiano, dove scarseggiano finanziamenti per le idee innovative, impone di lavorare il doppio per mantenersi e correre dietro ai propri sogni. “Per un anno e mezzo abbiamo lavorato al business plan e fatto un’attività di Ricerca e sviluppo interna, con esperimenti nel campo della famiglia di uno di noi e nel giardino di casa”.

L’impegno paga e nel 2011 “FitoBioRemedio”, sistema che sfrutta consorzi di piante e microrganismi utili per la bonifica di terreni contaminati, arriva primo a D2T, la business plan competititon della Provincia Autonoma di Trento. Grazie al premio di 50.000 euro, nel 2012 può nascere così la società, oggi ospitata presso l’incubatore e hub della green economy Progetto Manifattura di Rovereto.

In collaborazione con l’Università di Verona, che ha curato alcune parti della ricerca per mettere a punto i prodotti finali – per esempio, la selezione dei batteri – nel 2012 è arrivato il primo prodotto: “La prima idea era quella di piante per la bonifica, ma nel 2011 c’erano state grosse alluvioni, e allora abbiamo deciso di focalizzarci inizialmente su dissesto idrogeologico. Così nasce Erosion-5,  che unisce piante erbacee autoctone e microrganismi: “I batteri, agendo in sinergia con le piante, aumentano di molto la capacità di proliferazione delle radici, garantendo una crescita ampia e capillare. L’effetto immediato è un aumento della stabilità del terreno”. La soluzione è adatta per piste da sci, crinali montani, argini, rampe autostradali: “Lavoriamo sul primo metro di terreno, cercando di prevenire il fenomeno del dissesto superficiale, molto diffuso in Italia. Già dopo due settimane, si fa fatica a strappare la pianta, dopo quattro mesi si vedono già i primi miglioramenti in termini di stabilità”. Per adesso, il sistema è stato installato su circa 2.000 metri quadrati, per conto di Province, uffici del genio civile, consorzi di bonifica in Trentino, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna. “Ma stiamo contattando anche le Regioni del Sud Italia, perché il problema riguarda tutto il nostro Paese”.

Quest’anno l’azienda ha invece lanciato Agri-Biobed, un sistema filtrante biologico che sfrutta particolari capacità di piante e microrganismi per la degradazione e l’assorbimento dei residui fitosanitari e dei metalli pesanti spesso presenti nei formulati per l’agricoltura convenzionale. L’obiettivo è soprattutto quello di ridurre l’impatto ambientale delle cosiddette “perdite dirette” di pesticidi, da cui secondo alcuni studi dipende più del 50% dell’inquinamento da essi causato: fuoriuscite in fase di riempimento delle botti, perdite dei macchinari adibiti allo spargimento, residui non pompabili, acque di lavaggio e risciacquo. “Stiamo studiando anche prodotti per la fito-remediation, in grado cioè di assorbire e degradare idrocarburi, diossine, metalli pesanti e altre sostanze nocive presenti nei terreni, per sanificarli. Il nostro obiettivo è provare a sostituire le classiche tecniche di ingegneria ambientale con le piante: una questione prima di tutto culturale che fa ancora un po’ fatica a farsi strada. Le nuove soluzioni le presenteremo a novembre a Ecomondo“.

Veronica Ulivieri

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