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“Blue Economy”: la sfida di Gunter Pauli si rinnova

aprile 22, 2014 Racconti d'Ambiente, Rubriche

A quattro anni di distanza dalla prima pubblicazione, Edizioni Ambiente ha dato alle stampe una nuova edizione completamente rivista di “Blue Economy“. Il libro è uno dei testi fondamentali dell’ambientalismo scientifico, in cui Gunter Pauli dà conto dei successi degli imprenditori e delle aziende che hanno abbracciato i principi della “blue economy”. La blue economy si basa sull’imitazione dei sistemi naturali, riutilizza continuamente le risorse e produce zero rifiuti e zero sprechi. Diversamente dalla green economy, secondo l’autore, non richiede alle aziende di “investire di più” per salvare l’ambiente. Anzi, con minore impiego di capitali è in grado di creare maggiori flussi di reddito e di costruire al tempo stesso capitale sociale. I risultati ci sono, e in tutto il mondo laboratori di ricerca, aziende e innovatori hanno adottato questi principi per aumentare la loro competitività dando nuova forma alle nostre economie.  Noi di Greenews.info restiamo convinti che “blue economy” e “green economy” siano la stessa cosa, o meglio che la blue economy sia parte della green economy e per questo, con grande piacere,  pubblichiamo, per la rubrica “Racconti d’Ambiente”, la seconda parte della prefazione.

Le insaziabili economie di scala sono alla ricerca insensata di costi marginali sempre più bassi per ogni unità aggiuntiva prodotta, chiamandosi fuori da qualsiasi conseguenza non voluta. La crisi finanziaria del 2008 è stata provocata dai banchieri e dai dirigenti d’azienda che si sono gettati a capofitto in acquisizioni e fusioni, esercitando pressioni sui capitali e accumulando debiti talmente esorbitanti che la crescita diventa controproducente. Questa è la storia della fallimentare “in the red economy” (economia in rosso).

 

Per contro, il modello di green economy ha richiesto alle imprese di investire di più e ai consumatori di spendere di più, per ottenere la stessa cosa o anche meno, preservando nel contempo l’ambiente. Sebbene ciò fosse già arduo durante il periodo d’oro della crescita economica, è una soluzione che ha poche speranze in un periodo di congiuntura economica, infatti la green economy nonostante l’impegno e le buone intenzioni non ha ottenuto il successo che tanto desiderava. La blue economy affronta le problematiche della sostenibilità al di là della semplice conservazione, lo scopo non è investire di più nella tutela dell’ambiente ma di spingersi verso la rigenerazione. La blue economy desidera assicurare le possibilità dei percorsi evolutivi degli ecosistemi affinché tutti possano beneficiare dell’eterno flusso di creatività, adattamento e abbondanza della natura.

Sono i giovani di spirito che sapranno cogliere le opportunità imprenditoriali che riescono a imitare e riprodurre il funzionamento degli ecosistemi attingendo a energia e alle risorse “a cascata” per aggiungere valore, generando molteplici vantaggi dallo scambio e traducendoli in reddito e occupazione. Quando si applicano i concetti della blue economy, laddove le decisioni di milioni di attori si preferiscono al dirigismo di pochi operatori di mercato, imprese monopolistiche o controlli statali, allora si manifesta una nuova e potente struttura economica e sociale. L’impegno e la partecipazione dei cittadini è ciò che cambierà le regole del gioco e che influenzerà un vero mutamento. In un periodo storico in cui i prezzi del petrolio e degli alimenti raggiungeranno sicuramente il loro tetto massimo, ci si può rivolgere agli ecosistemi per attingere idee pratiche e trarre ispirazione, consapevoli della loro evoluzione abile e creativa per far fronte alle sfide della sopravvivenza. L’obiettivo di questo volume è di contribuire all’elaborazione di un nuovo modello economico che non sia solo in grado di far fronte ai bisogni di tutti, ma anche di trasformare ciò che definiamo “scarsità” in una dimensione di sufficienza e persino di abbondanza.

Se i rifiuti di risorse materiali esemplificati dalle moderne discariche e inceneritori sono da deplorare, il “rifiuto” delle risorse umane è assolutamente inaccettabile. Quando il numero di giovani disoccupati oscilla tra il 50% in paesi industrializzati come Spagna e Grecia e più del 90% in aree assediate come la Palestina, è facile immaginare cosa significhi per la nostra società globale se i suoi leader considerano la prossima generazione inutile, o ancor peggio, se sono i giovani e gli svantaggiati a considerarsi inutili. È sintomatico di un sistema in netto declino, di una società profondamente in crisi. Ciò è esacerbato dall’incremento di statistiche sull’aumento di violenza, criminalità, terrorismo, tossicodipendenza, immigrazione illegale, abbandono dell’istruzione e trattamento deplorevole di popolazioni e comunità già a rischio o sotto servite.

Abdel Salam Majali, ex Presidente della Jordan University nonché primo ministro ha affermato: “Esporre, non imporre”. Se l’obiettivo è di creare un mondo migliore per tutti, e non di rimpinguare i conti correnti di pochi, se si è pronti a contrastare il rischio con il guadagno, allora considerazioni meditate, basate su casi ben documentati e sulla scienza concreta, possono aiutarci a focalizzare le idee e a raggiungere l’obiettivo. Una solida piattaforma per l’imprenditoria potrebbe emulare il successo degli ecosistemi, eliminando i rifiuti e ottenendo piena occupazione e capacità produttiva. A livello globale, svariate piccole iniziative offrirebbero il punto di partenza per nuove opportunità imprenditoriali che favorirebbero il passaggio a un sistema macroeconomico. Invece di rimandare a quando i politici raggiungeranno un accordo, la direzione che si deve prendere è di condividere con tutti gli individui le opportunità delle risorse liberamente forniteci dalla natura.

È sorprendente quanta poca logica naturale ci sia nella società moderna. Per raffreddare un edificio i sistemi di condizionamento pompano aria fredda verso l’alto. Per depurare l’acqua immettiamo sostanze chimiche che annientano tutte le forme di vita. Le serre riscaldano l’aria, non le radici. Paghiamo oltre 100 dollari per chilowattora di elettricità fornita da un accumulatore che inquina l’ambiente. Quando beviamo una tazza di caffè, diamo valore a solo lo 0,2% della biomassa mentre il resto lo lasciamo marcire, generando gas metano o destabilizzando i lombrichi, che soffrono tanto quanto noi a causa della neurotossina chiamata caffeina. Si gettano nelle discariche 100.000 tonnellate di titanio, estratto e lavorato a temperature elevate, quando ci sbarazziamo dei nostri rasoi “usa e getta”. L’umanità è energivora più che mai, emette gas serra di là da ogni comprensione, mettendo in crisi l’ambiente. Non ci si dovrebbe sorprendere di fronte al cambiamento climatico. Di fatto, l’unica scusa per ciò che facciamo è che ne ignoriamo le conseguenze. Una volta che ne siamo a conoscenza, non solo abbiamo la lucidità necessaria per il cambiamento, ma abbiamo anche il potere consapevole di realizzarlo.

Chido Govera, un’orfana che perse la madre all’età di sette anni e che non ha mai conosciuto il padre, passò immediatamente da bimba a capofamiglia con la responsabilità di provvedere al cibo per sua nonna e suo fratellino. Questa tragedia è fin troppo reale, ma è anche troppo comune. Ci sono milioni di individui, molti dei quali donne e bambini, che devono tollerare abusi per garantirsi una parvenza di cibo, acqua e un tetto. Per anni Chido è sopravvissuta con appena una scodella di arachidi al giorno, molto rapidamente ha imparato ad apprezzare la capacità generativa degli ecosistemi. In Africa, tali sistemi naturali sono stati saccheggiati dall’agricoltura irresponsabile dei coloni che hanno portato le proprie tradizioni dai climi temperati e le cui tecniche non solo hanno spogliato il terreno della sua vegetazione naturale, ma hanno drasticamente eroso lo strato fertile del terreno. Eppure, Chido non giudica gli errori del passato. Ha colto l’opportunità di ridefinire il potenziale delle colture e dei rifiuti agricoli delle colture del caffè per ottenere mezzi di sussistenza e sicurezza alimentare per sé e i suoi amici orfani in Zimbabwe. Con la sicurezza alimentare e dei mezzi di sussistenza, l’abuso – sia delle bambine sia dei sistemi naturali – può essere eliminato. Il sogno di Chido è di riuscirci nel corso della sua vita. Che altro vi aspettate di ottenere nel corso della vostra vita? Vi chiederei gentilmente di dare una risposta dopo aver letto il libro.

Gunter Pauli*

*Imprenditore ed economista, è il fondatore di Zeri (Zero Emission Research Initiative), rete internazionale di scienziati, studiosi ed economisti che si occupano di trovare soluzioni innovative alle principali sfide cui le economie e la società sono poste di fronte, progettando nuovi modi di produzione e di consumo. Pauli è autore di numerosi libri che sono stati tradotti in oltre venti lingue.

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