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Brillor: gli agrodetergenti della Valchiusella, dal sogno alla realtà

gennaio 15, 2014 Campioni d'Italia, Rubriche

Prima che di detersivi agricoli ed ecologici, quella di Brillor è la storia dei sogni realizzati di Antonina Maria e del marito Adrian e della vita radicalmente cambiata di Paola. Il marchio di “agrodetergenti” ecologici è nato tre anni fa dal loro incontro, unendo il lungo lavoro di sperimentazione della coppia – lei siciliana, lui albanese, ma trapiantati in Valchiusella, vicino a Ivrea – alle esperienze della loro futura socia, torinese.

Qualche anno fa, mentre facevo un corso di naturopatia a Torino, sono venuta a sapere di quello che facevano Antonina Maria e Adrian, e ho deciso di venire in Valchiusella a vedere con i miei occhi. Ho trovato persone incredibili che rischiavano di non arrivare mai al mercato. Lei è una chimica, non erborista: ha scopeto tutto da sola, sperimentando insieme ai contadini locali”, racconta Paola, che oggi cura la parte commerciale.

Dopo una carriera nella comunicazione pubblicitaria, da dieci anni aveva dovuto abbandonare tutto per problemi familiari. La scelta di trasferirsi con la famiglia nella valle, però, è arrivata dopo, nel 2010: “Il mondo in cui ho lavorato per molto tempo non mi andava più bene, volevo cambiare. Brillor è stato per me anche un modo per cambiare vita, e per i miei soci la via per realizzare ciò per cui hanno sempre lavorato”, riflette oggi.

Quando Paola raggiunge la coppia ad Alice, 50 chilometri da Torino, nasce la società Le erbe di Brillor: lei mette il capitale, i soci le conoscenze, l’esperienza, i risultati delle ricerche fatte.

Oggi il marchio produce sapone per il bucato, per i pavimenti, per la lavastoviglie, per i piatti, oltre a uno sgrassa tutto e a un milleusi. I macerati alla base dei detergenti sono tutti composti da ingredienti naturali, usando le piante spontanee della zona e quelle coltivate nei terreni in Valchiusella. “Produciamo in autonomia, con metodo biologico e biodinamico, timo, menta, rosmarino, lavanda, carote e achillea. Compriamo dai nostri fornitori quello che non riusciamo proprio a ottenere da soli: l’alcol, l’aceto di mele, i limoni, la curcuma, che comunque viene dall’Italia, e l’estratto di cocco certificato biologico. Abbiamo avviato però una ricerca sulla saponina per sostituire quest’ultimo con estratti di erbe locali”.

Tanti i riconoscimenti arrivati in questi anni: dal premio Oscar Green della Coldiretti alla segnalazione della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile, fino al premio BioEnergy come buona pratica nel settore della chimica verde. Avviare l’attività, però, non è stato semplice: “Nessuno vuole l’agricoltura no food e trovare sbocchi sul mercato si è rivelato difficile. Oggi commercializziamo i prodotti tramite negozi e siti di e-commerce, ma anche attraverso la vendita diretta ai gruppi d’acquisto e ad altre aziende che utilizzano i nostri detergenti per le proprie pulizie”.

L’organizzazione del lavoro è orizzontale: “Antonina Maria si occupa della sperimentazione e della parte culturale, Adrian coltiva i campi e cura la produzione dei detergenti, io mi occupo della parte commerciale e dell’amministrazione”. Ad Alice sono da poco finiti i lavori di ristrutturazione di una cascina, che sarà insieme abitazione e luogo di produzione dei detersivi: “Solo per il laboratorio, è stato necessario un investimento di 120.000 euro”.

Ma quanto è difficile fare impresa in un’area periferica come la Val Chiusella? “Per niente. Dalla nostra localizzazione traiamo solo vantaggi”, spiega Paola. “Per le nostre piante è necessario essere fuori dall’inquinamento, e inoltre godiamo delle agevolazioni per la fascia pedemontana. La cosa di cui non possiamo fare a meno è internet: abbiamo puntato molto sulla comunicazione on line e siamo seguitissimi sui social network”.

Il 2013 si è chiuso con un fatturato di circa 200.000 euro, 80.000 in più rispetto all’anno precedente, e non mancano i progetti per il 2014: “Entro la prima metà dell’anno, abbiamo in programma di dedicarci anche ai saponi per la detergenza della persona. Vogliamo anche aprire a tutti le porte della nuova cascina, in modo che chi vuole possa venire a trovarci, vedere la nostra azienda e i nostri processi di produzione”.

Veronica Ulivieri

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