Home » Bollettino Europa »Rubriche » Bruxelles si interroga su nucleare e pozzi offshore: 25 miliardi per rendere sicure le centrali:

Bruxelles si interroga su nucleare e pozzi offshore: 25 miliardi per rendere sicure le centrali

ottobre 8, 2012 Bollettino Europa, Rubriche

Nucleare e pozzi offshore di gas e petrolio. Anche questa settimana le massime istituzioni europee hanno visto all’ordine del giorno alcuni temi caldi del dibattito sulla transizione ad una low carbon economy. Argomento senza dubbio più scottante quello relativo alle centrali nucleari. L’incidente di Fukushima ha infatti spinto l’UE, nel giugno 2011, ad attivare una serie di “stress test” i cui risultati sono stati anticipati questa settimana dal Commissario all’Energia Gunther Oettinger.

Sotto il controllo di ENSREG, l’organismo europeo che raccoglie le agenzie di sicurezza nucleare di ogni Stato UE, sono stati sottoposti ai test 145 impianti sparsi sul territorio di quindici Stati membri. La valutazione ha riguardato la solidità e la sicurezza delle infrastrutture in caso di catastrofi naturali, in particolare alluvioni e terremoti. Addirittura nel caso che accadano simultaneamente. I risultati, a dire il vero, non sono così rassicuranti. Gli standard attuali per il calcolo del rischio non sono infatti applicati in 54 reattori, nel caso di terremoti, e in 62 per il pericolo inondazioni. Gli strumenti di misura e allerta di possibili scosse sismiche dovrebbero invece essere installati o migliorati in 121 reattori, mentre 81 non hanno luoghi sicuri dove custodire le apparecchiature necessarie a fronteggiare gravi incidenti. E ancora: 32 reattori non sono equipaggiati con sistemi di ventilazione che consentano la depressurizzazione sicura in caso di incidente e 24 non dispongono di una sala di controllo di emergenza in caso quella principale sia fuori uso.

“La sicurezza, in generale, è sufficiente”, commenta tuttavia Oettinger, “ma non c’è spazio per l’autocompiacimento, si deve lavorare insieme per fare in modo che gli standard siano sempre messi in atto”, ha aggiunto il Commissario. Nessuna centrale da chiudere, quindi, ma l’Esecutivo di Bruxelles ha fatto i conti: saranno necessari investimenti compresi fra i 10 e i 25 miliardi di euro per rendere le centrali UE in linea con i massimi livelli di sicurezza previsti dall’Agenzia Atomica Internazionale. Il rapporto completo e le raccomandazioni relative ad ogni singolo impianto sono però ancora in via di completamento e saranno sul tavolo del Consiglio Europeo del 18 e 19 ottobre. Spetterà, infatti, ai Governi degli Stati membri l’attuazione delle linee guida dettate dai dossier.

In quell’occasione ad avere i maggiori grattacapi sarà sicuramente la Francia, Paese nel quale ci sono il 40% delle centrali UE. I risultati preliminari segnalano inoltre il Paese d’Oltralpe come quello con il maggior numero di impianti che necessitano di ammodernamento. Tutti i cinquantotto reattori francesi presentano, infatti, carenze in materia di sicurezza. Raggruppati in diciannove centrali, quattro delle quali molto vicine al confine italiano, nessuno dispone, per esempio, degli strumenti di misurazione sismica. Non sono adeguati nemmeno gli equipaggiamenti per il soccorso in caso di incidente, a differenza di quelli di altri Paesi, come la Germania, il Regno Unito, la Svezia e la Spagna, ritenuti” in regola”.

A Bruxelles non si è parlato solo di nucleare. Nel mirino della discussione sono finiti anche gli impianti petroliferi e di gas offshore. Sulla base delle relazioni nazionali e dell’analisi dei rischi condotte dalla Commissione Europea, nell’UE le probabilità di gravi incidenti legati alle piattaforme di estrazione in mare aperto sono infatti elevate. A riassumere la situazione è una relazione parlamentare a cura di Ivo Belet, eurodeputato belga responsabile delle nuove norme sulla sicurezza di questi impianti. Anche in questo caso, ad avere fatto scattare il campanello di allarme ex post è stato il disastro ecologico del Golfo del Messico. Ma non è l’unico: secondo le stime della Commissione Europea, le perdite economiche e i danni dovuti a incidenti offshore nel settore degli idrocarburi, nella sola UE, sono mediamente quantificabili fra i 205 e 915 milioni di euro l’anno.

La nuova legislazione, che la presidenza cipriota dell’UE spera di vedere approvata entro il semestre, ha come obiettivo quello di assicurare che solo le imprese dotate di adeguati mezzi tecnici, piani di emergenza e risorse per risarcire eventuali danni ambientali fino a 370 km. dalla costa abbiano il nulla osta per potere lavorare nelle acque dell’Unione Europea. L’iter di approvazione appare però complicatissimo. In primo luogo per quanto riguarda i contenuti, dalla definizione stessa di grave incidente” alla capacità tecnica e finanziaria che gli operatori dovranno assicurare. Da definire, inoltre, il possibile ruolo dell’Agenzia per la Sicurezza Marittima UE (Emsa), la verifica di piani di rischio e di emergenza da parte di organismi indipendenti, una possibile moratoria sulle trivellazioni nell’Artico e l’applicazione da parte delle aziende europee degli stessi standard di sicurezza anche nelle operazioni extra-UE. In secondo luogo per la forma che le regole dovranno assumere. La differenza sarà importante: un Regolamento prevede norme uguali per tutti gli Stati membri e immediatamente applicabili. La Direttiva, invece, va trasposta e recepita nell’ordinamento nazionale, con i relativi tempi e modifiche. E pare che la maggioranza delle istituzioni e dei Paesi propenda per quest’ultima opzione.

Includendo anche Norvegia, Islanda e Liechtenstein, si parla complessivamente di quasi mille impianti offshore. E le misure avranno un forte impatto anche sull’Italia, che si posiziona al terzo posto nell’UE per numero di piattaforme (123), dopo Gran Bretagna (486) e Paesi Bassi (181). Non è un segreto il fatto che il Mediterraneo sia diventato una nuova terra di conquista per i pozzi offshore di gas e petrolio. Tanto da far alzare la voce dell’Organizzazione Mondiale per la Conservazione della Natura (Iucn). La zona costituisce, infatti, una delle trentaquattro aree critiche per quanto riguarda la biodiversità dell’intero Pianeta (i cosiddetti “hotspots”). Proprio a causa delle delicate condizioni ecologiche del Mediterraneo, della minaccia per la vita marina e per le comunità costiere, L’Iucn chiede dunque a Bruxelles che vengano definite rigide regole di sicurezza, come quella di non consentire autorizzazioni laddove sono possibili impatti su vicini siti naturali.

Beatrice Credi

 

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Arte e cambiamenti climatici: a Venezia una conferenza e opere d’ispirazione scientifica

ottobre 19, 2017

Arte e cambiamenti climatici: a Venezia una conferenza e opere d’ispirazione scientifica

Il 27 ottobre a Venezia inaugurerà Climate 04 – Sea Level Rise, progetto d’arte pubblica sulle conseguenze dei cambiamenti climatici e l’innalzamento del livello del mare in Laguna, che trae ispirazione dai recenti studi sull’innalzamento del livello medio del mare, le onde estreme, e il ruolo delle piante costiere e di barena per l’ecosistema lagunare. L’iniziativa prevede [...]

I RAEE nell’economia circolare. I risultati dello studio IEFE Bocconi per Remedia

ottobre 18, 2017

I RAEE nell’economia circolare. I risultati dello studio IEFE Bocconi per Remedia

Un incremento dell’immesso al consumo dei prodotti pari a circa 1.330.000 tonnellate (rispetto alle 875.000 tonnellate di AEE – apparecchiature elettriche ed elettroniche – domestiche e professionali immesse nel sistema attuale) oltre a un aumento del numero di produttori coinvolti nel sistema RAEE, tra i 6.000 e i 9.000 in più (rispetto agli attuali 6.000/7.000 mila): sono [...]

Il CdM approva il “Bonus Verde”: detrazioni fiscali del 36% per la sistemazione di giardini e terrazzi

ottobre 17, 2017

Il CdM approva il “Bonus Verde”: detrazioni fiscali del 36% per la sistemazione di giardini e terrazzi

Dopo quasi tre anni di lavoro di sensibilizzazione, promozione, cultura e networking, il CNFFP – Coordinamento Nazionale Filiera del Florovivaismo e del Paesaggio annuncia l’approvazione, da parte del Consiglio dei Ministri, del cosiddetto “Bonus Verde”, ovvero la nuova detrazione fiscale del 36% per la cura del verde privato. Annunciato ieri dal Ministro delle Politiche Agricole, [...]

Hyundai IONIQ riceve il “Green Gold Award 2018″ per la tripla alimentazione

ottobre 16, 2017

Hyundai IONIQ riceve il “Green Gold Award 2018″ per la tripla alimentazione

È Hyundai IONIQ la vincitrice del titolo “Green Gold Award 2018”, assegnato dall’Unione Italiana Giornalisti Automotive (UIGA) martedì scorso a Frascati (Roma). Il premio rappresenta un importante riconoscimento alla triplice tecnologia sviluppata da Hyundai sulla gamma IONIQ, prima auto di serie al mondo disponibile in versione Hybrid, Electric oppure Plug-in Hybrid. IONIQ avvicina così le [...]

MiMoto, il primo scooter sharing elettrico senza stazioni

ottobre 13, 2017

MiMoto, il primo scooter sharing elettrico senza stazioni

Nasce a Milano MiMoto, il primo ed unico servizio di scooter sharing elettrico ed ecosostenibile della città. Un’idea semplice che unisce in sé rispetto per l’ambiente, Made in Italy, sicurezza stradale, condivisione ed efficienza. MiMoto oltre a essere una start up innovativa, è un servizio che ha l’obiettivo primario di offrire ai propri clienti finali [...]

Copernicus: il programma europeo sbarca in Emilia Romagna a sostegno dell’agricoltura sostenibile

ottobre 13, 2017

Copernicus: il programma europeo sbarca in Emilia Romagna a sostegno dell’agricoltura sostenibile

Sbarca in Italia Copernicus, il programma di osservazione della Terra sviluppato dalla Commissione Europea. C3S – Copernicus Climate Change Service è costituito da un insieme complesso di dati provenienti da più fonti (satelliti di osservazione, stazioni di terra, sensori in mare e aerei) che possono fornire informazioni affidabili e aggiornate su ambiente e sicurezza, aiutando a [...]

Il 14 ottobre si celebra la 1° Giornata Mondiale dell’educazione ambientale

ottobre 12, 2017

Il 14 ottobre si celebra la 1° Giornata Mondiale dell’educazione ambientale

Il 14 ottobre 2017 si celebrerà la prima Giornata mondiale dell’Educazione Ambientale, a 40 anni dalla Conferenza ONU di Tbilisi (capitale della Georgia), in cui si svolse – il 14 ottobre del 1977 – la Conferenza intergovernativa delle Nazioni Unite sull’educazione ambientale, organizzata da UNESCO e UNEP, che si concluse il 26 ottobre con una Dichiarazione [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende