Home » Racconti d'Ambiente »Rubriche » “Buono, pulito e giusto” 10 anni dopo. Carlin ripercorre la storia del cibo nel nuovo millennio:

“Buono, pulito e giusto” 10 anni dopo. Carlin ripercorre la storia del cibo nel nuovo millennio

febbraio 23, 2016 Racconti d'Ambiente, Rubriche

A dieci anni dalla prima versione e nel trentesimo compleanno di Slow Food in Italia, Carlo Petrini torna in libreria con una riedizione di “Buono, pulito e giusto” (Slow Food/Giunti Editore, 352 pagg., 14,50 euro), il libro che ha segnato la storia dell’associazione. Con lo sguardo di chi si volta indietro e osserva ciò che è stato raggiunto, Petrini affronta i temi da sempre al cuore dell’attività di Slow Food: dal ruolo della biodiversità alla riscoperta degli orti, dai nuovi sistemi di vendita diretta alla rinascita delle botteghe. E poi la crescita della rete di Terra Madre, l’affermazione dell’Università di Scienze Gastronomiche e la consapevolezza dell’importanza della dimensione locale, l’unica in cui gli individui possono davvero avere un ruolo e contribuire a tutelare il nostro patrimonio. «Sono stati anni – scrive Petrini – di correzioni a un sistema economico e produttivo che nei sessant’anni precedenti aveva provato a spazzare via forme e funzioni di cui invece abbiamo sentito la straziante mancanza: l’autoproduzione, il mercato, il confronto con gli altri, lo studio…».«Stiamo andando avanti, ma decidendo dove vogliamo andare sulla base dei nostri reali bisogni, e non lasciandoci guidare solo dalle esigenze di un sistema economico orientato al profitto e completamente disinteressato alla qualità della vita delle persone». Su concessione di Slow Food e Giunti Editore pubblichiamo oggi, per “Racconti d’Ambiente“, un estratto della nuova postfazione di Carlo Petrini.

Eric Hobsbawm data l’inizio del Novecento al 1914 e la sua fine al 1991, perciò lo definisce «il secolo breve» rispetto al precedente che, secondo la sua visione, inizia con la rivoluzione francese e si chiude, appunto, con la prima guerra mondiale. Certo, a soli quindici anni dall’inizio ufficiale del nuovo millennio, non si può ancora dire se il XXI secolo sarà lungo o breve, ma quel che forse si può già ipotizzare, guardando all’ambito dell’agroalimentare e delle sensibilità a esso collegate, è che appaia un secolo denso e veloce. Se poi restringiamo il campo di osservazione alla decade intercorsa tra la prima pubblicazione di questo volume e l’edizione che avete tra le mani, viene da pensare che solo per narrare quel che è successo e quel che è cambiato in questi pochi anni – dal punto di vista della cultura e della coscienza in ambito ambientale, economico, sociale, alimentare, agricolo – bisognerebbe probabilmente mettere mano alla stesura di un nuovo libro.

La sensazione è che ognuno dei temi considerati nel 2005 sia esploso con tempi e modalità differenti e oggi ci ritroviamo un panorama sensibilmente diverso da quello che avevamo intorno in quel momento. Migliorato in alcuni settori, peggiorato in altri, ma in ogni caso con una trama più fitta, che si articola su più livelli e sollecita il cittadino consapevole (sia esso un produttore, un decisore politico, un consumatore o meglio coproduttore, come ho scritto in questo volume) a una costante presenza su più fronti. Buono, pulito e giusto ha smesso presto di essere un riferimento bibliografico, il titolo di un libro, per diventare uno slogan: di fatto è il modo più rapido ed efficace di descrivere una piccola parte della corrente produzione alimentare e quasi un “dover essere” che appare sempre meno utopico. Qualcuno, sia pure una minoranza, lo sta facendo? Dunque si può fare.

Così quel titolo, poi slogan, è diventato anche un programma: e per quanto dieci anni fa tentassi di descrivere una situazione restando alla larga – il più possibile – da un eccesso di riferimenti a Slow Food, oggi – proprio riguardando questi dieci anni e cercando di capire quali ne sono stati gli attori protagonisti, non posso appellarmi alla falsa modestia e pretendere che Slow Food, come associazione, come movimento e come corrente culturale, non abbia giocato, in questo processo evolutivo, un ruolo determinante. A partire da quella triade di aggettivi si è costruito un linguaggio comune, ma prima ancora un comune sentire che rispondeva – e tuttora risponde – a un’istanza che si manifesta in modo sempre più nitido e sempre più urgente: un’istanza di coerenza, che diventa motore di cambiamento. Non importa da dove si parte, nella messa a fuoco del valore e del senso della propria cittadinanza: si può partire dalla qualità dell’ambiente o da quella del cibo; dalla difesa dei diritti dei lavoratori o dal risparmio energetico; dall’autoproduzione, per quanto limitata e parziale, o dal benessere animale; quel che importa è che nessuno di questi settori consente a chi se ne occupa di restare fermo e chiuso in quel recinto. Il cibo è trasversale, il cibo collega e fa risalire chi se ne occupa con onestà intellettuale (e non solo), lungo una faticosa china disseminata di connessioni, alla continua ricerca di un superiore livello di coerenza.

Ovviamente il 2005 non è stato l’anno zero. Se quel titolo ha avuto l’accoglienza che ha avuto è stato anche perché negli anni precedenti alcune idee avevano fatto un bel po’ di strada. La prima è quella che la produzione alimentare ha a che fare con l’ambiente. Dirlo oggi è come recitare una filastrocca popolare, nota a tutti. Ma non è sempre stato così. Non era così alla fine degli anni Ottanta, quando Slow Food è comparso sulla scena internazionale. Allora, quando gli ambientalisti dicevano “natura” non pensavano alla “campagna”. Pensavano alle foreste pluviali, all’Himalaya, agli oceani, ai ghiacci polari. Ma non ai campi di mais accanto ai quali passavano andando al lavoro. Il cambio di visione ha attraversato varie fasi, la prima delle quali è stata quella di considerare il mondo agricolo eminentemente come un nemico dell’ambiente: posizione sicuramente comprensibile, ma che non teneva in alcun conto l’esistenza di agricolture diverse, rispettose e attente agli ecosistemi e alla salute; la seconda fase si è avviata con l’articolazione di un moderno concetto di paesaggio. Il paesaggio, alle nostre latitudini, non è quasi mai natura, ma campagna. Il che significa che è lavoro, che è il frutto di scelte – economiche e agronomiche – che possono andare o no a favore dell’ambiente.

La seconda idea che si è fatta strada nell’ultimo scorcio di Novecento e nei primi anni di Duemila è quella del ruolo della biodiversità, e parallelamente è iniziato il conto delle perdite. Quando, nel 1996, Slow Food lancia il progetto dell’Arca del Gusto, catalogo mondiale della biodiversità agroalimentare e gastronomica in pericolo, la parola biodiversità circola da soli quattro anni. Ma era evidentemente una parola attesa, perché immediatamente viene compresa e usata e il catalogo dell’Arca inizia a riempirsi di voci, provenienti da tutto il mondo. Non c’è casa, si direbbe, in cui qualcuno – solitamente i più anziani –  non sappia narrare e descrivere un prodotto o un piatto che amava assaporare in gioventù e che è diventato quasi introvabile, o che si è proprio perso, o che rischia di perdersi. Le ragioni spesso hanno a che fare con il mercato, con un’idea di appiattimento dei gusti e delle produzioni funzionale alla velocità dei profitti. Il progetto dell’Arca compie oggi vent’anni e porta in dote il fatto che non solo è chiaro – a livello diffuso – che cosa sia la biodiversità, ma anche a cosa serva, perché sia così importante: è il sostegno del sistema immunitario di questo pianeta, quello che gli consente di reagire, riprendersi, adattarsi, riprovarci ogni volta.

Questa capacità di reazione si chiama resilienza, un termine che invece è comparso da poco, mutuato dalla fisica dei materiali (altissima è la resilienza della gomma, bassissima quella del vetro) e ci dà la misura della capacità di un qualunque ecosistema di riprendersi dopo un trauma. Difendere la biodiversità significa dunque fare un’assicurazione collettiva sulla vita, sul futuro; significa mantenere alto il numero delle possibilità che ci vengono offerte, come individui, come specie e come sistema. Ma un conto è parlarne. Un altro conto è provare a tradurre in azioni quotidiane e condivise i comportamenti individuati come virtuosi.

Carlo Petrini

Share and Enjoy:
  • Print
  • PDF
  • email
  • Facebook
  • Google Bookmarks
  • del.icio.us
  • Digg
  • Twitter
  • LinkedIn
  • Current
  • Wikio IT
  • Netvibes
  • Live




PARLA CON LA NOSTRA REDAZIONE

Newsletter settimanale


Notizie dalle aziende

Sofidel lancia il car sharing aziendale elettrico con Nissan

luglio 28, 2017

Sofidel lancia il car sharing aziendale elettrico con Nissan

Attraverso un accordo sulla mobilità elettrica sottoscritto con Nissan e l’acquisto di quattro veicoli 100% elettrici LEAF- attraverso il concessionario Nissan CFL di Lucca – Sofidel, società produttrice di carta per uso igienico e domestico (nota per il brand “Regina“), ha introdotto un importante novità nella gestione del proprio parco auto. Sofidel è infatti la prima azienda [...]

Tere Group progetta MEMO, il camion dimostrativo alimentato con biometano da alghe

luglio 27, 2017

Tere Group progetta MEMO, il camion dimostrativo alimentato con biometano da alghe

Con la collaborazione diretta della casa madre italiana Tere Group Srl, detentrice della tecnologia e insieme ad UNIMORE (Università di Modena e Reggio Emilia), L.I.S.T. (Luxembourg Institute of Science and Technology) e altri partner lussemburghesi, la nuova società Tere Group Lux S.A avvierà un innovativo progetto rivolto alla costruzione di MEMO (Mezzo Operativo Mobile), un [...]

Wow! Anche i sex toys diventano naturali

luglio 26, 2017

Wow! Anche i sex toys diventano naturali

E’ una delle tendenze di questa estate, ma è in crescita da diversi mesi a giudicare dai dati Google e social: gli italiani amano sempre di più utilizzare prodotti “per il benessere sessuale della coppia”. Solo nelle ultime settimane le ricerche sul web per i sex toys hanno registrato un aumento del 300%. Tendenza che riguarda [...]

Cocoons, le ciambelle di cartone con tecnologia “plant & forget” per riforestare i terreni degradati

luglio 25, 2017

Cocoons, le ciambelle di cartone con tecnologia “plant & forget” per riforestare i terreni degradati

Cocoon, incubatrice biodegradabile brevettata dall’azienda olandese Land Life Company, potrebbe aiutare a riforestare i territori italiani colpiti da siccità e incendi rivitalizzando ecosistemi degradati e comunità, come sta già succedendo in 24 Paesi nel mondo. Sono infatti due miliardi gli ettari di terreno degradati nel mondo, un’area più grande di quella dell’intero Sudamerica. Tanto che [...]

Test in Emilia Romagna per EFLAME, il sistema per monitorare i principi di incendio

luglio 25, 2017

Test in Emilia Romagna per EFLAME, il sistema per monitorare i principi di incendio

Reti wireless, fibra ottica e tecnologie di visione digitale in campo per prevenire e contrastare gli incendi estivi che stanno causando ingenti danni in molte regioni italiane. E’ la Regione Emilia Romagna, con il supporto della Protezione Civile, a lanciare  un progetto pilota che interessa due siti dell’Appennino tra Modena e Ferrara. Qui sono state installate stazioni di monitoraggio composte da [...]

“Basta con l’emergenza! Si usi il sottosuolo come banca dell’acqua”: il Consiglio dei Geologi interviene sul problema siccità

luglio 25, 2017

“Basta con l’emergenza! Si usi il sottosuolo come banca dell’acqua”: il Consiglio dei Geologi interviene sul problema siccità

“È necessario uscire dalla logica dell’emergenza per la mancanza di risorse idriche poiché l’intervento emergenziale, in una fase di grave siccità come quella che stiamo attraversando, rischia di portare al nulla”. Lo afferma Arcangelo Francesco Violo, segretario nazionale e coordinatore della Commissione Risorse idriche del Consiglio Nazionale dei Geologi. Il binomio caldo-siccità, in questa torrida estate [...]

Panasonic mette il fotovoltaico sul tetto della Toyota Prius PHV

luglio 24, 2017

Panasonic mette il fotovoltaico sul tetto della Toyota Prius PHV

Un’autovettura a energia solare? E’ già in circolazione sulle nostre strade, si tratta della Toyota Prius PHV, lanciata sul mercato a febbraio 2017, è dotata dei “Moduli Fotovoltaici HIT per Automobile” di produzione Panasonic. Il modello è definito un plug-in hybrid (PHV) perché rappresenta l’evoluzione dal sistema hybrid verso un veicolo sempre più elettrico. La [...]

Visualizza tutte le notizie dalle Aziende