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Carlo Gabardini: un coming out per l’ambiente

novembre 6, 2015 Rubriche, Very Important Planet

Il volto di Olmo Ghesizzi di Camera Café, ma anche il barista di Benvenuti al Nord, nonché il protagonista e autore del video contro il bullismo La marmellata e la Nutella. Sono solo alcune delle tante attività in cui si è impegnato Carlo Gabardini, attuale conduttore del programma radiofonico Si può fare con Alessio Maurizi su Radio 24 e soprattutto autore del libro Fossi in te io insisterei, che sta presentando in un tour dedicato attraverso tutta l’Italia. A Greenews.info ne racconta le motivazioni.

D) Carlo, perché hai deciso di scrivere questo libro?

R) Perché sentivo la mia vita in stand-by e col passare degli anni continuavo a incontrare  uomini e donne altrettanto bloccati, quasi sedati, come se fossimo tutti impauriti dall’unica vita che abbiamo; perché penso che passare indenni l’esistenza sia un piano molto poco saggio; perché penso che prendere la propria vita in mano sia un dovere di ognuno e soprattutto è foriero di un’energia incredibile e quindi ci tenevo a testimoniarlo; perché dovevo dire delle cose a mio padre, forse addirittura freudianamente ammazzarlo di nuovo, per smetterla di essergli figlio e solo così poter pensare a diventare padre a mia volta.

D) Che tipo di riscontri hai avuto quando lo hai presentato ai più giovani?

R) Commoventi e straordinari. Mi invitano spesso nei licei e io ci vado volentierissimo: sono le ragazze e i ragazzi che mi hanno fatto capire – spesso proprio dicendomelo, senza tanti giri di parole – quanto per loro il libro sia stato utile. Proprio oggi una ragazza mi ha scritto annunciandomi con una foto che si era appena fatta tatuare “Fossi in te io insisterei”, su due righe, sul collo. Tutta la mia commozione è nel post di risposta che le ho dedicato.

D) Quale sarà il tuo prossimo progetto in ambito scrittura?

R) Non lo so. Sto scrivendo per Vanity Fair e ritrovarmi in edicola mi piace moltissimo, però al momento è solo un inizio. Ho in ballo progetti di sceneggiatura, ma quello fa parte della mia quotidianità. Se parli di pubblicazioni, devo dire che siccome questo mio primo libro è mio padre ma contemporaneamente è anche mio figlio, quando mi chiedono se ne scriverò un secondo mi sento come una puerpera che ha appena partorito e all’improvviso spalanca la porta il medico che le urla: “Signora, ne vuole un altro?!”. Diciamo che vorrei intanto godermi questo, ecco.

D) Hai mai pensato di lavorare su qualche tematica ambientale?

R) Non mi sento minimamente titolato a parlare in maniera approfondita di salvaguardia del pianeta o disastri ambientali, però penso che ognuno di noi, soprattutto vista la situazione attuale, dovrebbe porre attenzione all’ambiente qualunque cosa faccia, dica, scriva. Ciononostante molti anni fa scrissi assieme a Fabrizio Pagella uno spettacolo sull’ACNA di Cengio, fabbrica chimica accusata di aver devastato il fiume Bormida. È un monologo che amo tantissimo e si intitolava “Acqua porca”, riprendendo una famosa definizione del gigantesco Beppe Fenoglio.

D) Nel tuo libro parli di coming out nel senso di riappropriazione dei propri sogni e della propria identità. Pensando all’ambiente, secondo te qual è il coming out che si dovrebbe fare e da parte di chi?

R) Sì, io penso che la questione del coming-out non dovrebbe essere un’esclusiva di noi omosessuali, ma di tutti. Credo che pure gli eterosessuali dovrebbero appropriarsene. Perché «venir fuori», mostrarsi per chi si è realmente, urlare cosa si desidera per la propria esistenza, non concerne solo la sfera sessuale, riguarda il nostro senso di stare al mondo. Fare coming-out significa cominciare a vivere. E se finalmente cominci a vivere e dunque a comprendere l’importanza e l’unicità dell’esistenza, mi sembra impossibile che ciò non si riverberi sull’ambiente. Come scrivo nelle pagine finali del mio libro, io penso che la vita sia sostanzialmente relazione: con l’Altro, col tutto, con se stessi. Il coming-out da fare credo che sia quello di comprendere che ognuno di noi è parte della Natura, quindi danneggiarla sarebbe come passare la giornata a tirarsi dei pugni molto forti su tutto il corpo. È semplicemente stupido.

D) Qual è il tuo rapporto personale con l’ambiente? Quali sono i gesti quotidiani che compi per rispettarlo?

R) Vorrei dirti che faccio con attenzione la differenziata, ma se ti elencassi tutti gli oggetti che non ho la certezza di dove si buttino, mi bocceresti di sicuro. Diciamo che ci provo. E poi, essendo un fumatore accanito, ho un’attenzione piuttosto insistente a non gettare la cicca in terra: la schiaccio fino a espellere il residuo di tabacco incandescente (che può tranquillamente cadere al suolo perché biodegradabile) ma poi cerco una spazzatura pubblica per liberarmi del mozzicone. Poi, mentre fumo la successiva, penso a dove comunque finirà la mia cicca messa diligentemente nel secchio.

D) Tu hai lavorato con tanti media diversi, dal teatro alla radio al cinema alla televisione. Quale pensi sia il più adatto e il più efficace per un’informazione che contribuisca a creare una coscienza ambientale?

R) Tutti; non mi sembra per nulla saggio scegliere un media piuttosto che un altro, già ci si occupa troppo poco di ambiente (o forse troppo male), mettersi anche a fare gli schizzinosi fra mezzi di comunicazione non mi pare una buona idea. Il mezzo è il mezzo, non è né buono né cattivo; è il contenuto che può essere salutare oppure dannoso.

D) Tu sei vicino anche al mondo del giornalismo: come pensi che venga trattato dal giornalismo in Italia il tema ambientale?

R) Non sono un giornalista anche se certamente faccio cose affini. Nella trasmissione “Si può fare” che conduco assieme ad Alessio Maurizi tutti i sabati e le domeniche mattina su Radio24, ci occupiamo molto di temi ambientali, di soluzioni alternative, di progetti innovativi attraverso i quali “si può fare” diversamente e meglio, anche per ciò che concerne la sostenibilità dell’uomo su questo pianeta. Però, in generale, ho la sensazione che il tema dell’ambiente sia in Italia spesso trattato con sufficienza, senza l’attenzione che meriterebbe, senza una reale spinta per risolvere il problema o almeno una parte. Ma il dato grave mi pare essere che tutto ciò avviene nonostante si dia l’impressione che di ambiente si parli tantissimo e sia una vera preoccupazione di ognuno..

Daniela Falchero

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