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Chicza, il primo chewing gum biologico (e biodegradabile)

novembre 23, 2011 Campioni d'Italia, Rubriche

Dicono che quando si apre la confezione, si sentono i profumi della Selva Maya. Perché da lì, foresta immensa (grande più di 1,25 milioni di ettari, circa 40 volte l’Italia) e secondo polmone verde del mondo, viene Chicza, il primo chewing gum biologico e completamente biodegradabile. Una vera novità nel panorama delle gomme da masticare. A differenza delle altre, infatti, Chicza è fatta per il 40% di lattice estratto dall’albero di Sapodilla, a cui vengono aggiunti zuccheri e aromi naturali.

«Le altre gomme, nella migliore delle ipotesi, contengono gomma naturale per il 5-7%. Tutto il resto sono polimeri derivati dal petrolio», spiega Gino di Giacomo, che, con passione e tenacia commerciale, sta diffondendo il prodotto in Italia. Il risultato è un chewing gum profumato, con un gusto gradevole anche se un po’ meno persistente rispetto alle comuni gomme. Se buttato per strada, non si attacca ai marciapiedi né alle suole delle scarpe e si decompone facilmente in qualche mese. Attualmente, in Italia, dove il prodotto è anche certificato gluten free, si trovano tre gusti (menta, menta forte, cedro), ma altri sono in arrivo, come frutti tropicali e cannella.

Grazie a queste caratteristiche, Chicza, lanciato sul mercato un paio di anni fa, si è rapidamente diffuso in diversi paesi del mondo e ha ricevuto molti riconoscimenti internazionali. A Londra, durante il Natural and Organic Products Festival, è stato nominato, nel 2009, Miglior nuovo alimento biologico, e in Italia, dove è in commercio da aprile 2010, ha già vinto sei premi, tra cui quello della Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile.

Ma oltre a essere un prodotto molto apprezzato, Chicza rappresenta anche il riscatto sociale per i lavoratori che lo producono, i chicleros
messicani
. Una comunità di 10.000 persone, con oltre 2.100 chicleros che estraggono il lattice dagli alberi di Sapodilla della Selva Maya messicana. «Fino a venti anni fa – spiega Di Giacomo – il lattice veniva comprato dalle multinazionali, che però, a un certo punto, hanno deciso di cominciare a utilizzare i derivati del petrolio». I chicleros si sono ritrovati così con un’economia distrutta, ma erano abituati alle battaglie che sembrano perse in partenza. «Un centinaio di anni fa hanno combattuto contro il governo messicano, che voleva tagliare la Selva per fare i pascoli. E così, quando le grandi industrie li hanno abbandonati, hanno iniziato a fare sperimentazioni per fabbricare da soli un prodotto finito».

Dopo due decenni, è nato Chicza. «Oggi i chicleros messicani sono organizzati in 56 cooperative riunite in un consorzio, che si occupa di tutte le fasi di produzione del chewing gum. Guadagnano sei volte di più rispetto a quando lavoravano con le multinazionali, e Chicza viene venduto allo stesso prezzo delle altre gomme da masticare».  E’ a loro, veri «guardiani della foresta», che si deve la tutela del polmone verde più grande dopo la foresta Amazzonica. I chicleros, infatti, racconta Di Giacomo, vivono in simbiosi con l’ecosistema: «Stanno recuperando la foresta, 2.000 ettari negli ultimi due anni. Per raccogliere il lattice, si immergono nella selva e mancano da casa per due-tre mesi. Il metodo per estrarre il chicle è del tutto innocuo per le piante: fanno dei tagli superficiali a zig zag sulla corteccia degli alberi, e raccolgono il lattice in una sacca. Da ogni pianta di Sapodilla se ne recuperano quattro o cinque chili, e dopo la raccolta l’albero viene lasciato a risposo per cinque-sei anni».

In Italia, Chizca si trova in negozi bio ed equosolidali, erboristerie, molti supermercati Naturasì, ma anche in alcune farmacie, negozi di alimenti per celiaci, tabaccherie, librerie, bar. Nel nostro Paese, racconta Di Giacomo, è arrivato in modo un po’ casuale: «Un giorno, due anni e mezzo fa, ho letto su un giornale free press di questo chewing gum biologico e biodegradabile che era stato premiato a Londra prima di essere commercializzato. La cosa mi ha subito interessato, e così ho scritto una lettera ai chicleros per complimentarmi con loro e candidarmi a curare la rete di vendita in Italia. Dopo qualche mese, quando ormai non mi ricordavo neanche più della lettera, mi è arrivata a casa una busta con tre pacchetti di Chicza». Di Giacomo ha iniziato allora a fare le prove, «per vedere se veramente queste gomme non si attaccavano ai marciapiedi ed erano effettivamente biodegradabili». La commercializzazione in Italia è iniziata ad aprile 2010, e la curiosità intorno al prodotto sta crescendo.

Intanto, in Messico, i chicleros lavorano a nuovi progetti: «Stanno costruendo un ospedale da campo, per il primo soccorso in caso di puntura di un ragno o di un serpente velenoso. E poi stanno preparando un nuovo prodotto: è una specie di farina, estratta da una pianta che vive in simbiosi con l’albero del lattice. I Maya la mangiavano mischiandola con il cacao».

Veronica Ulivieri

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