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“Cibo per la pace”: i legami tra piatto, industria e marketing secondo Will Tuttle

ottobre 21, 2014 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Finché non saremo disposti a riconoscere i legami fra il cibo che mangiamo, le operazioni che sono state necessarie per portarlo sulle nostre tavole e i condizionamenti a cui siamo sottoposti quando lo acquistiamo, lo cuciniamo e lo consumiamo, sostiene Will Tuttle in “Cibo per la pace“, da poco pubblicato da Sonda edizioni, non saremo in grado di vivere con saggezza e armonia. Se ci rifiutiamo di riconoscere questo collegamento essenziale, condanniamo noi stessi e il prossimo alla sofferenza. Per l’autore, esperto di alimentazione naturale e sostenibilità, la soluzione è una sola: abbandonare la tipica alimentazione occidentale, a base di cibo di origine animale, a favore di una dieta a base vegetale, rispettosa dell’ambiente, di tutte le forme di vita e della nostra salute psicofisica.  Grazie agli esempi dei più importanti pensatori di tutti i tempi, agli insegnamenti tratti dalla mitologia e dalle religioni e agli sviluppi più recenti della scienza, Will Tuttle offre a tutte le persone “consapevoli”, di qualsiasi credo e convinzione, “una serie di principi universali che possono far progredire la nostra coscienza”, con l’obiettivo di farci diventare più liberi, amorevoli e felici. Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi la prima parte della prefazione.

Questo libro è un tentativo di far luce sulla storia della nostra cultura e di esporre le questioni essenziali per una comprensione più profonda e vitale del nostro pianeta. La chiave sta nel capire le implicazioni di vasta portata delle nostre scelte alimentari e la visione del mondo che esse riflettono e ricreano allo stesso tempo. A prima vista, potrebbe sembrare improbabile che una chiave tanto potente corrisponda al ruolo scontato che il cibo occupa nella nostra cultura. Ma se riflettiamo con maggiore attenzione, ci rendiamo conto che ciò che a livello culturale ci accomuna è profondamente influenzato da come concepiamo il cibo, oltre che dalle nostre convinzioni e abitudini. I nostri pasti hanno incredibili e inaspettate conseguenze sociali, psicologiche, spirituali, che si ripercuotono su tutti gli aspetti della vita.

In realtà, il cibo è il legame più intimo e significativo con l’ordine naturale e con la nostra eredità culturale. Cibarsi delle piante e degli animali significa letteralmente «incorporarli», ed è attraverso questo gesto che condividiamo i valori e i principi della nostra cultura a livello più primordiale e inconscio. Quando eravamo bambini, esposti costantemente ai complessi sistemi di credenze che circondano il nostro rito di gruppo più elaborato, i pasti, abbiamo assimilato i valori della cultura e i suoi preconcetti più impercettibili.

Come spugne, abbiamo assunto, osservato, preso parte e siamo diventati «acculturati». Ora che siamo adulti e ci ritroviamo con una vita travolta dallo stress e da una serie di problemi demoralizzanti, che abbiamo causato noi stessi, comprensibilmente desideriamo capire il motivo della nostra frustrante incapacità di vivere in armonia con la natura. Pensandoci bene, scopriamo una forza sconvolgente che sta alla base di tutti i nostri dubbi e delle nostre crisi, una forza che in realtà non è affatto nascosta e ci osserva dai nostri piatti ogni giorno! Fino a oggi, è rimasta celata nel luogo più scontato: il nostro cibo.

Mentre impazzano le discussioni su quali siano le diete migliori per la salute e la longevità, questo libro non fa riferimento a una dieta vera e propria, bensì all’esplorazione delle profonde conseguenze culturali e spirituali che le scelte alimentari implicano e alla mentalità che le sottende. Ponendo l’uomo al vertice della catena alimentare del pianeta, la nostra cultura ha perpetuato storicamente una particolare visione del mondo che ci richiede di anestetizzare sentimenti e consapevolezze fondamentali: è il processo di desensibilizzazione che siamo chiamati a comprendere, se vogliamo far luce sulle cause all’origine dell’oppressione, dello sfruttamento e dell’indifferenza che ci circondano. Quando seguiamo un’alimentazione mirata al benessere spirituale e all’armonia sociale, ci esercitiamo a fare dei collegamenti essenziali che i nostri rituali alimentari, culturalmente indotti, di solito ci impongono di sottrarre alla nostra consapevolezza. Tale pratica è invece un prerequisito essenziale per evolvere verso uno stato di coscienza in cui pace e libertà siano possibili.

Ci troviamo al centro di una profonda trasformazione culturale. Sta diventando sempre più evidente che il vecchio mito alla base della nostra cultura è al collasso. Ci stiamo rendendo conto che i suoi presupposti fondamentali sono obsoleti e che, se continueremo a seguirli, porteranno non solo alla devastazione dei delicati e complessi sistemi ecologici del pianeta, ma anche alla nostra autodistruzione. Un nuovo mito, che promuove libertà, cooperazione, pace, vita e unità, sta cercando di nascere per prendere il posto di quello precedente, basato su competizione,separazione, guerra, esclusione, e sull’idea che il potere crea il diritto. Il cibo è una chiave cruciale affinché possa vedere la luce, poiché le abitudini alimentari condizionano profondamente la nostra mentalità e i pasti sono il mezzo principale con cui la nostra cultura riproduce e diffonde il proprio sistema di valori. Il successo di un nuovo mito e di una spiritualità e una consapevolezza più evolute dipenderà dalla nostra capacità di trasformare la concezione e le abitudini che abbiamo nei confronti del cibo.

Il nostro disagio culturale – la serie di problemi apparentemente irrisolvibili che ci circondano, come le guerre senza fine,il terrorismo, i genocidi, la fame, la diffusione delle malattie, il degrado ambientale, l’estinzione delle specie, il maltrattamento degli animali, il consumismo, la tossicodipendenza, l’alienazione sociale, lo stress, il razzismo, l’oppressione delle donne, l’abuso infantile, lo sfruttamento delle grandi aziende, il materialismo, la povertà, l’ingiustizia e il malessere sociale – trova origine in una causa fondamentale così ovvia che finora è rimasta quasi completamente ignorata. Se tentiamo di risolvere i nostri problemi sociali, ambientali e individuali senza riconoscerla, è come se trattassimo i sintomi di una malattia senza curarne le cause: ogni sforzo di questo tipo è destinato a fallire. Piuttosto,occorre creare un sistema di conoscenza e di consapevolezza che ci aiuti a riconoscere i collegamenti fra scelte alimentari e benessere individuale e culturale, ecologia, spiritualità, atteggiamenti,convinzioni e qualità dei rapporti interpersonali. Solo così contribuiremo allo sviluppo di un’esperienza di vita condivisa più armoniosa e libera su questo pianeta meraviglioso ma incompreso.

Sono convinto che, finché non saremo disposti a riconoscerei legami fra il cibo che mangiamo, le operazioni che sono state necessarie per portarlo sulle nostre tavole e i condizionamenti a cui siamo sottoposti quando lo acquistiamo, lo serviamo e lo consumiamo, non saremo in grado di fare i collegamenti che ci permetteranno di vivere con saggezza e armonia. Non sapremo comprendere e saremo meno liberi, intelligenti, amorevoli e felici.

Il compito più importante della nostra generazione, la missione collettiva su questa Terra, forse, è riconoscere quei collegamenti essenziali che sono per lo più sfuggiti ai nostri genitori e antenati, i quali non hanno quindi saputo tramandare una società più sana. Se non impariamo a riconoscere il collegamento tra i pasti quotidiani e il disagio culturale, la nostra specie è destinata inevitabilmente a non sopravvivere. Se ci rifiutiamo di riconoscere questo collegamento essenziale, condanniamo noi stessi e il prossimo a una sofferenza enorme, senza mai sapere il perché.

Will Tuttle*

* Si è laureato in studi umanistici alla San Francisco State University e ha conseguito un dottorato di ricerca in filosofia dell’educazione presso l’Università della California di Berkeley. È un pianista professionista, compositore e docente; nel corso degli ultimi quindici anni, ha tenuto interventi, conferenze sul vegetarismo e sul potenziale umano e in associazioni di volontariato in tutti gli Stati Uniti. Vive a Healdsburg, in California.

 

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