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Come vivere “Al ritmo delle stagioni”: la storia di Tommaso e Alessia, da Roma alla Valle Maira

luglio 18, 2017 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Tommaso e Alessia sono due trentenni che, come tanti, sono stanchi della città, di un lavoro e di una vita che sentono sprecata, ma che, come pochi, hanno il coraggio di prendere in mano il proprio destino e provare a percorrere una strada alternativa, un’esperienza di vita a contatto con la natura per cercare la felicità “al ritmo delle stagioni”. Senza retorica e senza rinunciare alla tecnologia o a quanto hanno imparato nella “giungla urbana”, ma con la pragmatica determinazione di scrivere nuove regole di vita a propria immagine e somiglianza. Per questo nell’aprile 2015 spengono le luci della piccola mansarda nella periferia romana e partono – con Camilo e Remedios, i loro due gatti – verso un paesino a 1.400 metri sul livello del mare, nella Valle Maira, in provincia di Cuneo. Ecco un estratto del loro primo “anno di vita in montagna“, tratto dall’omonimo libro appena pubblicato (“Al ritmo delle stagioni. Un anno di vita in montagna“, 352 pagine, 15,00€).

Nonostante certi luoghi comuni, non c’è bisogno di tanti soldi per scegliere di vivere in pace, lontano dalla frenesia di una metropoli. I soldi, al contrario, servono per mantenersi in città e restare fedeli ai rigidi comandamenti imposti dalla società dell’apparenza. Servono soldi per andare in macchina al lavoro, al pub, a cena fuori, per comprare qualsiasi cosa ci occorre (e anche tante cose che non ci servono affatto) perché non sappiamo più fare niente ma vogliamo sempre di più. Servono soldi per rispettare tutta una serie di abitudini e convenzioni sociali tipiche delle tribù urbane, tipo i vestiti, che devono essere di marca, ogni giorno diversi, immacolati e al passo con l’ultima moda. O le occasioni di svago e divertimento, sempre e comunque vissute nel contesto di un consumo sfrenato. È la via del consumo a costare, quella strada piena di luci abbaglianti che qualcuno ha tracciato per noi e che spesso vediamo come l’unica percorribile.

Andare a vivere in campagna è il primo passo nella direzione opposta, è infilarsi nel sentiero nascosto che attraversa il bosco e porta a un mondo quasi dimenticato ma ancora reale. Un universo parallelo dove si può coltivare un orto, fare il pane in casa, utilizzare la stessa tuta tutto l’anno e prodursi da soli una parte del cibo e degli oggetti di cui si ha bisogno. Fuori dal contesto urbano ci si avvicina a una mentalità per cui non è più scontata la possibilità di acquistare ogni cosa trovandola pronta sullo scaffale di un supermercato, a un modo di vivere dove il comprare viene gradualmente sostituito dal fare. Si ha il grande vantaggio di poter ridurre le spese, a cominciare dagli affitti che nelle zone rurali hanno un prezzo irrisorio rispetto alle grandi città.

D’accordo, ma il lavoro? Va bene spendere meno, ma mica si può vivere senza un reddito! In primo luogo, tra reddito e lavoro salariato c’è una bella differenza, anche se sin da piccoli ci hanno insegnato il contrario. Si produce reddito anche raccogliendo legna e frutti nel bosco, o curando con amore le piante di zucchine nell’orto. Soprattutto, lavoro non è per forza sinonimo di un ufficio e di un contratto a tempo  indeterminato. Basta aprirsi a nuove possibilità per  accorgersi di quanto  fossero  limitati  e  limitanti certi schemi che davamo per scontati.

In un’epoca in cui tutto si può fare online, l’ambizione di costruirsi una professione indipendente e senza vincoli di presenza fisica è una realtà alla portata di tutti. Chi l’ha detto, poi, che in città sia più facile procurarsi un lavoro? Le metropoli sono sovraffollate, la disoccupazione è alle stelle e l’enorme disponibilità di manodopera a basso costo comporta condizioni di  lavoro al  limite dello sfruttamento. La competitività spinge a lavorare a ritmi forsennati e sottopagati, pur di sopravvivere nella giungla del mercato occupazionale.

Abbiamo il sospetto che, al giorno d’oggi, la situazione sia ribaltata rispetto al passato. Il turismo offre molte opportunità. Le nostre montagne sono così povere di residenti, ma ricche di visitatori italiani e stranieri, che le strutture ricettive si contendono i dipendenti, offrendo di conseguenza condizioni migliori. L’artigianato non è certo l’occupazione ideale per chi sogna lo yacht a Porto Cervo, ma se gli obiettivi nella vita sono altri è un’opzione da prendere in considerazione, anche solo per arrotondare. I mestieri di contadino e allevatore al contrario sono in crisi ed è sempre più difficile poter vivere dignitosamente di sola agropastorizia. Le moderne professioni a distanza possono offrire valide alternative a chi sogna di vivere in un certo ambiente senza avere le conoscenze o i mezzi per avviare un’attività di tipo tradizionale. Un freelance nel nuovo  contesto può permettersi di  lavorare meno,  scegliendo  solo i progetti  che pagano meglio e che trova più affini alle proprie inclinazioni, migliorando in questo modo redditività, qualità del lavoro e della vita.

Combinando la paura del nuovo con l’ansia di ritrovarsi senza un  reddito, si ottiene una miscela  letale per chi ha voglia di cambiare vita. Lo abbiamo sperimentato sulla nostra pelle e oggi ritroviamo queste preoccupazioni nella quasi totalità delle domande che ci vengono rivolte. Verrebbe intanto da dire che per quanto possa essere difficile trovare un nuovo lavoro, sarà comunque più probabile che trovare una seconda vita quando questa l’avremo passata a lamentarci. Esistono poi tanti modi pratici per affrontare la questione economica. Comprendere che la decrescita volontaria e l’autoproduzione non sono una favola, ma possibilità concrete per liberarsi da certi meccanismi e ridurre la dipendenza dal denaro.

Smettere di ragionare con una mentalità urbanocentrica che vede nella città la terra promessa dell’abbondanza e della felicità. Valutare la possibilità di abbandonare una concezione monolitica del reddito, per cui da una parte c’è quello che facciamo per guadagnarci da vivere sotto forma di stipendio, e dall’altra tutto il resto. Il nostro percorso è partito da queste convinzioni, ma c’è voluto del tempo per interiorizzarle e capire come metterle in pratica. Soprattutto, c’è voluto del tempo e ci sono volute altre esperienze prima di capire cosa cercavamo davvero. Facciamo allora un passo indietro per vedere cosa ci ha portato in qui, a fare la scelta di lasciare la città e andare a vivere in montagna. E senza quasi aver paura di morire di fame.

Dieci anni fa, dopo una laurea triennale in Scienze della Comunicazione, iniziai per caso a lavorare come grafico. Frequentavo con ottimi risultati il primo anno del corso di laurea magistrale in Giornalismo alla Facoltà di Lettere e Filosofia di Roma Tre. In realtà, il nome completo del corso era più lungo, pomposo e contorto, ma il senso era quello e i paroloni servivano probabilmente a nascondere la totale mancanza di prospettive lavorative. Dire semplicemente «Giornalismo» avrebbe  implicato  la possibilità, terminato il corso, di lavorare come giornalista. Evidentemente, non se l’erano sentita di sparare una balla tanto grossa. Come la maggior parte degli altri iscritti, neanche io avevo la più pallida idea di dove sarei andato a sbattere la testa una volta completato il piano di studi. In qualche modo, ci ha pensato il destino a trovare una soluzione per me. Anche se, ad essere sinceri, il destino non fa altro che offrirci delle possibilità. Spetta a noi saperle cogliere e trasformarle in opportunità…

Tommaso D’Errico e Alessia Battistoni

Al ritmo delle stagioni from Al ritmo delle stagioni on Vimeo.

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