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“Compratevi una bicicletta”: guida al cambiamento su due ruote scritta da un motociclista pentito

aprile 30, 2013 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi la prima parte dell’introduzione del libro “Compratevi una bicicletta” di Federico Del Prete, da poco pubblicato da Ediciclo. A metà tra guida pratica e saggio semiserio, il volume racconta la storia dell’autore, un motociclista convinto che si trasferisce da Roma a Milano e si converte alla bicicletta. Partendo dalla propria esperienza e dalle due metropoli messe a confronto nei loro vizi e virtù sulla mobilità, Federico Del Prete invita i lettori ad affrancarsi dall’uso compulsivo della macchina, abbracciando in modo liberatorio e costruttivo la mobilità ciclistica.

Lo dico subito: questo non è un libro scritto da un esperto della bicicletta. Di quelli sono già piene le librerie. Non per questo il traffico automobilistico diminuisce. Per cosa altrimenti si dovrebbe scrivere un libro sulla bici? Per dire quanto è bello o efficiente andare in bici? Quello lo sappiamo già! Secondo me, scrivere un altro libro sulla bicicletta ha senso solo se può servire a far diminuire il volume di automobili che intasa proditoriamente le nostre vite. Di libri sulla bicicletta ne ho letti molti, ultimamente; in Italia poi ce n’è un sacco, sia tradotti che scritti da italiani come me. Se cercate un libro che vi racconti come siamo arrivati dalla draisienne ai telai in carbonio, se bramate di seguire l’argomentare di un filosofo ispirato dalla bici, riflettere sugli aneddoti della rock star ciclista da tempi non sospetti, divertirvi con le facezie di un blogger newyorkese o immedesimarvi nelle memorie di un’astronoma in bicicletta, lasciate perdere.

Chi sono allora io per scrivere un libro sulla bici? Mi presento. Uso la bicicletta come mezzo di trasporto esclusivo solo da quando, dieci anni fa, ho cambiato città. Prima andavo – e vado ancora adesso, seppure molto di rado – in motocicletta. Le automobili non mi sono mai piaciute troppo; o meglio, in fatto di auto ho tutt’ora dei gusti troppo poco ragionevoli, anche se non nella direzione che state pensando. Ma ne ho guidate: e continuo – sempre meno, per fortuna – a guidarne. Questo libro racconta l’esperienza di uno come voi, uno che si è improvvisamente trovato con le chiappe su sellini sempre più sofisticati dopo aver pensato per anni, come magari voi adesso, che la bicicletta fosse soltanto un attrezzo sportivo e non un veicolo come qualsiasi altro. Lo scopo di questo libro è quello di, una volta arrivati in fondo, farvi entrare di corsa in un negozio per comprare una bicicletta, magari anche due, con tanto di annessi e connessi, e spendere una cifra che fino a poco prima avreste pensato oltraggiosa per un affare a pedali. Soprattutto, il mio obiettivo è di farvela usare, di far sì che la bicicletta entri nelle vostre vite dalla porta principale come mezzo di trasporto individuale. Non solo è possibile – se ci sono riuscito io, potete farlo anche voi – ma anche bello: è un miglioramento, una diversa prospettiva per le nostre vite di cittadini e non. Questo non è un libro per fare green washing a se stessi, come dire, dare una bella mano di verde alla propria coscienza o per assecondare una tendenza all’autocompiacimento. Vorrei davvero che usaste il più possibile la bicicletta, soprattutto se usate l’auto tutti i giorni e pensate che questo sia inevitabile. In altre parole, faccio sul serio.

Questo sì che vi fa mollare il colpo, vero? Allora, mettiamola così. Scommetto un caffè che succederà. Se non succedesse e dovessimo incontrarci, vi offrirò un bel caffè. Se invece succedesse, al posto del caffè mandatemi una bella foto in sella alla vostra nuova fuoriserie. Mi rivolgo a chi affronta ogni giorno sempre gli stessi trasferimenti, lunghi o brevi che siano, in automobile o in scooter: questa modalità, molto dannosa se interessa un’area metropolitana, può essere sostituita da qualcosa di più vantaggioso e divertente, qualcosa che potrà perfino diventa- re la vostra forma di mobilità per tutte le occasioni, non solo per il commuting casa-lavoro-casa. Tutto quello in cui ci hanno fatto credere per screditare un uso diffuso della bicicletta è frutto di debolezza. Non perché lo dica io, ma è così. L’automobile non è più indispensabile come una volta; per di più è, direttamente e indirettamente, tremendamente costosa e ha la deprecabile tendenza ad ammazzarci lentamente; in molti casi anche di corsa. Per molti usi non è sostituibile, è vero. Ma sono i casi, per così dire, istituzionali: la mobilità dei disabili, degli anziani, dei lavoratori che davvero non possono fare a meno di usare un mezzo a motore. Ci metto dentro anche le vacanze con la famiglia. Aggiungerei anche qualche piccola occasione di rappresentanza, se non fosse meglio affidare anche quelle alla bicicletta. Tutti gli altri possono benissimo muoversi altrimenti, e prima o poi lo faranno.

Sono dell’idea che è sempre meglio portarsi avanti; prima che in futuro le biciclette costino come oggi le automobili, ad esempio. In città – e anche fuori – prendere l’automobile per portare a scuola i figli, andare al lavoro fino a dieci chilometri da casa, fare shopping, uscire la sera o in ogni caso guidando da soli sono gesti nella maggior parte dei casi senza senso. Vuol dire occupare spazio, sporcare, fare rumore, imbruttire il nostro spazio vitale, consumare risorse che, in verità, non sono solo nostre e soprattutto non sono illimitate. Perché? Per stare più comodi? Per rappresentare il proprio benessere? Nell’era di internet e della globalizzazione, degli smartphone, del clouding e dei tablet, se il nostro benessere deve essere stabilito da un ammasso di ferraglia che beve derivati del petrolio vuol dire che siamo messi male. Infatti, siamo messi male, come ben sapete. Il capitalismo ha raggiunto la sua maturità proprio grazie all’industria automobilistica, che ha trasformato in pochi anni milioni di contadini in operai, coinvolgendo il settore minerario, siderurgico, metalmeccanico, trasformando il paesaggio in un’orgia di progresso e benessere che non è più ripetibile. Non così, almeno.

Internet? Internet crea automazione, non posti di lavoro. L’industria dell’automobile è al capolinea. Ogni anno milioni di auto rimangono invendute. Fior di economisti si sono sgolati per dire quanto il mondo sarebbe migliore senza le auto, ma niente. I governi non ce la possono fare, cioè qualcosa fanno, ma niente di davvero significativo, per come la vedo io. Piuttosto, continuano a proporre l’automobile come modello di sviluppo. In quanto a mobilità ciclistica, ci sono nazioni più avanti di altre, soprattutto nel Nord Europa. Ma quelle stesse nazioni continuano a produrre montagne di automobili. Quello che manca è una visione, soprattutto. Se accanto a provvedimenti in direzione di una mobilità più sostenibile si continua a sostenere anche l’industria automobilistica perché mantenga i ritmi di produzione degli anni d’oro, qualcosa stona. Se non ce la fanno loro, i governi, facciamocela noi, allora. Se vuoi il cambiamento, devi essere il cambiamento, ha detto qualcuno.

Questo libro servirà, spero, come guida pratica al cambiamento. Cercherò di spiegarvi come ho fatto io, e come potreste fare anche voi. Adesso va molto meglio, e ne è valsa la pena. Ho detto pena perché l’operazione non è libera da intoppi, e comunque un po’ di tempo vi ci vorrà. Economicamente, è alla portata di tutti, o quasi. Tutti coloro che già possiedono un’automobile possono finanziare la propria mobilità ciclistica, oppure, se non vogliono proprio cambiare completamente stile di vita, potrebbero continuare a usare l’auto senza doverla necessariamente possedere, il che sarebbe già una svolta mica male. Anzi, credo fermamente che questa sia l’unica possibilità di sopravvivenza rimasta all’industria dell’automobile. Se le amministrazioni gestiscono tradizionalmente la mobilità pubblica, dovrebbero iniziare a occuparsi anche di quella individuale. A livello imprenditoriale, di servizio, intendo dire; non solo con provvedimenti coercitivi come i vari charging e pricing, che iniziano un po’ ovunque a limitare l’uso indiscriminato dell’automobile. Una riconversione della mobilità a favore della bicicletta è un’opportunità in ogni caso. Sono posti di lavoro, molti meno rispetto ai tempi d’oro del boom, ma andrebbe fatta anche solo per essere un po’ meno complici di quello che succede intorno a noi: un aumento della congestione da traffico che sembra non potersi fermare. A sentire ogni giorno le notizie sul traffico vengono i brividi, non trovate? Figuriamoci a trovarcisi dentro tutti i santi giorni. Sembra impossibile cambiare questa situazione, ma si può.

Federico Del Prete

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