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“Con-Vivere”: il futuro dell’allevamento, dagli animali da reddito agli esseri senzienti

aprile 21, 2015 Racconti d'Ambiente, Rubriche

Gli animali sono dei distributori automatici di latte, o sono anche capaci di legami profondi? Si comportano tutti allo stesso modo o hanno regole da rispettare e codici comunicativi da conoscere? Agricoltura e allevamento hanno subito, negli ultimi decenni, drastici interventi secondo il modello produttivo industriale, sottoponendo l’ambiente a mutamenti che in alcuni casi causano danni irreversibili, costringendo gli animali a vivere in condizioni artificiali e dolorose. Le monocolture e gli allevamenti intensivi sono concepiti per produrre tanto e subito, ma i costi a livello ambientale, economico, di salute pubblica, di tossicità li paga tutta la comunità umana. Pensare in modo sistemico, cioè globale, vuol dire che nessuno, uomo-animale-pianta, prevale per importanza su un’altra forma vivente, e che il sistema raggiunge un suo equilibrio naturale specifico di quel posto e di quel clima, nella ricerca di un’armonia che porti a un con-vivere gratificante e felice per tutte le forme viventi. Nel libro “Con-Vivere – L’Allevamento del Futuro. Comprendere la sensibilità degli animali per allevarli nel rispetto dell’ambiente e delle loro esigenze“, da poco pubblicato da Arianna editrice, gli autori Carla De Benedictis,  Francesca Pisseri,  Pietro Venezia offrono una chiave di lettura ecologica e sistemica dell’attività zootecnica, portando il lettore alla riscoperta di un’armonia possibile tra uomo, animali e ambiente. Per la rubrica “Racconti d’Ambiente“, pubblichiamo oggi l’introduzione del libro.

Gli animali domestici sono sempre stati parte integrante della vita dell’uomo, non solo in campo agricolo ma nella vita di tutti i giorni svolgendo un ruolo di compagnia, di difesa, di cura e di lavoro fino alla sacralità. Essi hanno sempre vissuto con l’uomo, si sono evoluti con lui e l’uomo ne ha tratto idee per le sue invenzioni, studiandone movimento e comportamento, per ispirarsi nella musica, nella pittura, nella scultura, nella poesia, nelle arti marziali.

In zootecnia le specie allevate sono definite animali da reddito; riteniamo questa definizione riduttiva per svariate ragioni che potrete leggere e scoprire in questo libro.

L’animale è un essere senziente profondamente inserito nell’agroecosistema, fondamentale per la produzione di cibo dell’uomo ma non solo; preferiamo quindi non riferirci a lui con un termine riduttivo basato solo sul reddito poiché lo riteniamo un sostegno imprescindibile alle esigenze primarie dell’uomo e del pianeta.

Gli animali sono per l’uomo fonte di prodotti da vendere e consumare come latte e carne, ma, quali esseri senzienti, sono capaci di provare emozioni, amore filiale, amicizia, frustrazione.

Negli allevamenti impostati con il modello industriale gli animali vivono in condizioni lontane dalle loro caratteristiche etologiche di specie, spesso in stato di grave sofferenza. Questo malessere, di cui l’uomo è responsabile, porta a una perdita di civiltà, oltre che a problemi sanitari, produttivi e ambientali.

Il modello industriale applicato all’allevamento e all’agricoltura ha portato all’impoverimento dei suoli e a uno stato indotto di malattia globale.

Il solo scopo per il quale viene mantenuto un simile sistema produttivo, aggressivo per gli animali e l’ambiente e non conveniente per l’economia e la salute sociale, è l’avidità economica di pochi; tale metodo risulta oggi anacronistico e superato.

I costi che gli animali pagano in termini di stress e di dolore e che la società paga in termini ambientali e di salute (si pensi solo al problema della farmaco-resistenza e all’inquinamento) sono ormai indiscutibilmente eccessivi e necessitano di una riflessione profonda, di un cambio di paradigma, di un differente approccio filosofico e tecnico.

Dobbiamo pensare a un sistema di produzione che limiti i consumi energetici e gli sprechi, che ridia all’animale una vita più consona alle sue specificità e che implichi la condivisione di un cammino di salute con l’uomo.

Questo tipo di cammino è stato intrapreso decenni fa dai movimenti ecologisti e da tutti coloro che hanno applicato e seguito i metodi di produzione biologica e biodinamica. Tali metodi hanno raggiunto evidenti risultati dal punto di vista del benessere animale e della riduzione degli input chimici; riteniamo tuttavia ci sia ancora molto da fare in direzione del riconoscimento e della tutela delle esigenze degli animali, dell’ambiente e del territorio.

C’è chi, in alcuni casi, scende a facili compromessi pur di cavalcare l’onda dell’agricoltura biologica, che sta conoscendo un boom. E magari si appella ad aspetti poco chiari della normativa o a deroghe previste. Il fatto che la legislatura sul biologico allarghi le sue maglie invece di restringerle genera tecnicamente una riduzione della salute globale permettendo un maggior uso di sostanze chimiche.

Pensiamo quindi a un sistema di allevamento con impostazione agroecologica, non riferendoci a una certificazione o a un marchio ma allo sviluppo di tecniche produttive non impattanti, che prendano spunti e idee da permacultura, metodo biodinamico, agricoltura sinergica e dalle medicine non convenzionali (MNC).

È necessario ricostruire il legame tra zootecnia e agricoltura formando squadre di lavoro che includano agronomi, medici, veterinari e allevatori; è fondamentale informare i cittadini riguardo all’impatto sulla salute globale che la produzione di cibo può avere e renderli consapevoli di quale filiera ambientale, economica e sociale si mette in moto con la spesa quotidiana.

È utile studiare a fondo l’etologia delle specie allevate per individuare soluzioni consone alle loro esigenze, evidenziare modelli sinergici che aiutino a ridurre i consumi energetici, studiare strutture e tecnologie di allevamento a basso impatto ambientale, a elevata economicità e a lungo termine.

La produzione animale ha un’enorme potenzialità: quella di utilizzare e al tempo stesso mantenere vive aree marginali che altrimenti sarebbero condannate al degrado, allevare razze autoctone e in via di estinzione, produrre alimenti sani carichi di saperi e di storia, che sono lustro e identità del territorio.

In un Paese culturalmente ricchissimo come l’Italia è possibile differenziarsi e rimanere sul mercato producendo e vendendo cultura anche sotto forma di latte e formaggi; l’allevamento sostenibile non vende solo prodotti ma racconta un territorio e le sue storie.

Un allevamento gestito con approccio agroecologico ha produzioni di alta qualità, favorisce l’allevamento di razze rustiche, l’utilizzo di risorse locali e rinnovabili come pascolo e bosco; è fondato sul reciproco beneficio uomo-animali-terra; l’agricoltura diventa sostenibile, non inquinante, rispettosa del paesaggio, dell’ambiente e della diversità del territorio.

Pensiamo a un sistema a ciclo chiuso che produca alimenti sani per i propri animali, che concimi la terra con letame non inquinato, che assicuri la salute delle acque superficiali e profonde, che consideri pilastri fondanti l’etica sociale e la compatibilità ambientale ed economica. È anche necessario un maggior coinvolgimento da parte di chi collabora con l’allevatore nutrendosi dei suoi prodotti affinché il fruitore di questi stessi prodotti di qualità sia sempre più informato sulle condizioni di benessere degli animali e sull’impatto ecologico delle produzioni, maturando così una maggiore consapevolezza ed elevando le proprie aspettative. Occorre quindi riformulare un sistema educativo permanente nelle scuole, nelle università e attraverso i media come base della salute sociale.

Il prezzo del cibo pagato al produttore dev’essere equo e deve dare la possibilità di migliorare e armonizzare con il paesaggio i terreni coltivati, i pascoli, i boschi e le strutture di ricovero per gli animali; deve permettere gli adeguamenti necessari a fare in modo che l’azienda possa trarre il proprio fabbisogno energetico da fonti rinnovabili e locali nella misura necessaria a lavorare i terreni e ad accudire gli animali. Il modello agroecologico permette di perseguire tali scopi contenendo i costi di produzione.

Scopo di questo lavoro è fornire utili basi per un allevamento etico, ecologicamente ed economicamente sostenibile e per far ciò occorre partire dalla conoscenza dell’animale, dall’imprescindibile legame tra agricoltura e zootecnia e dal mantenimento della salute come migliore arma di cura.

L’allevamento del futuro si basa, secondo noi, sulla salute e sul benessere dell’animale, dell’uomo e dell’ambiente, tutti interconnessi.

Carla De Benedictis*,  Francesca Pisseri** e  Pietro Venezia***

* Medico veterinario omeopata nel corso della sua professione ha lavorato fin da subito con i cavalli, la sua grande passione, ma anche in allevamenti intensivi di bovini, suini e polli conoscendone le aberrazioni e maturando da queste esperienze una coscienza di benessere animale e di ecologia.

** Medico veterinario omeopata e fitoterapeuta, si occupa di animali da affezione e di animali da allevamento. Collabora solo con aziende che hanno un’etica nei confronti degli animali e dell’ambiente, applicando l’agroecologia. Autrice di numerose pubblicazioni scientifiche riguardanti le medicine non convenzionali e la zootecnia biologica

*** Medico veterinario omeopata, grazie a Veterinari Senza Frontiere ha avuto la possibilità di convivere nel corso della sua professione con diverse etnie, da cui ha appreso metodologie di coltivazione, allevamento e vendita consone all’umanità, lontane quindi dalla gestione predatoria e migrante di nostra madre terra

 

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