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Data di scadenza degli alimenti e giovani agricoltori: prove tecniche prima del semestre italiano

giugno 2, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Nonostante le elezioni, il lavoro delle istituzioni UE durante le settimane appena trascorse non si è arrestato. Se infatti il Parlamento era in attesa dell’arrivo dei nuovi eurodeputati e la Commissione con il fiato sospeso per quanto riguarda la nomina non solo del suo Presidente, ma anche dei futuri Commissari, il Consiglio ha continuato a lavorare alacremente svolgendo la sua funzione di cassa di risonanza del volere degli Stati Membri.

Nell’ultima riunione dei Ministri dell’Agricoltura tanti sono stati gli argomenti affrontati, e non sono mancati gli scontri tra le posizioni diverse degli Stati; il tutto in pieno stile UE.

Primo terreno di lotta sono state le etichette alimentari. Le delegazioni di Olanda e Svezia – sostenute da Austria, Germania, Danimarca e Lussemburgo – hanno messo sul tavolo del Consiglio una proposta finalizzata a rivedere le norme sulle date di scadenza dei prodotti alimentari. L’idea è quella di far sparire la scritta “da consumarsi preferibilmente entro” dalle confezioni di prodotti come pasta, riso, thé, caffè e formaggi a pasta dura. Così come già avviene per zucchero, sale e aceto. Mentre quelli liquidi o umidi, come lo yogurt o altri latticini facilmente deperibili, non verrebbero toccati dalla norma. Il tutto sarebbe possibile attraverso l’estensione dell’allegato X del Regolamento UE 1169/2011.

Gli Stati promotori intendono in questo modo richiamare l’attenzione del Consiglio sul problema degli sprechi alimentari in Europa: 89 milioni di tonnellate di prodotti che finiscono tra i rifiuti di tutta l’UE. Senza dubbio molto spesso i cibi vengono buttati via a causa dell’insicurezza dei consumatori molti dei quali, confondendo il termine minimo di conservazione indicato sull’etichetta, con la data di scadenza – e allarmati da possibili tremende conseguenze sulla salute – gettano il cibo nella pattumiera.

La proposta è condivisa dalle organizzazioni ambientaliste, Greenpeace in testa, ma ne ha lasciato perplesse altre, come la nostra Coldiretti. “La tentazione di mangiare cibi scaduti per non sprecare – rileva l’associazione – non deve andare a scapito della qualità dell’alimentazione”. “Con l’eliminazione di questa indicazione – sottolinea ancora Coldiretti – l’Unione Europea taglia di fatto la qualità del cibo in vendita in Europa che con il passare del tempo perde le proprie caratteristiche nutrizionali in termini di contenuto in vitamine, antiossisidanti e polifenoli che fanno bene alla salute, ma anche quelle le proprietà organolettiche, di fragranza e sapore dal quale deriva il piacere di stare a tavola”. Ecco quindi che il dibattito diventa culturale. “Si tratta del solito tentativo dei Paesi del Nord Europa di livellare il cibo sulle tavole europee ad uno standard di qualità inferiore al nostro con la scusa – conclude la Coldiretti – di tagliare gli sprechi alimentari”.

Critici anche alcuni esponenti politici. “Sui cibi la data di scadenza va mantenuta; lo spreco alimentare va contrastato in altri modi – dice Massimo Fiorio, vicepresidente della Commissione Agricoltura della Camera - mi riferisco in particolar modo ad una maggiore razionalizzazione dell’intera filiera che programmi forniture legate ai consumi effettivi. Vanno inoltre incoraggiate politiche commerciali nei punti vendita che prevedano offerte per alcuni prodotti deteriorabili o la cui confezione è danneggiata ma perfettamente commestibili; va favorita la trasformazione delle eccedenze alimentari in prodotti a lunga conservazione (come i succhi di frutta o le zuppe); e va pianificata una logistica efficace capace di sostenere con tempestività le richieste degli enti di aiuto alimentare”. “É altrettanto importante – continua Fiorio – una maggiore azione di sensibilizzazione, a partire dalle scuole, per la corretta conservazione dei cibi e per promuovere modelli di consumo basati sulle reali necessità alimentari”. Posizione sostenuta anche dallo stesso ministro italiano Maurizio Martina in sede di Consiglio.

Nella diatriba si è poi inserito il Commissario europeo alla sanità, Tonio Borg il quale, al termine dei lavori, ha confermato che verso la metà di giugno presenterà, insieme al collega all’ambiente Janez Potocnik, una comunicazione sull’alimentazione sostenibile dove si parlerà anche della data limite di consumo di alcuni alimenti. Tuttavia, l’Italia, al fine di orientare il dibattito, ha una potente arma da giocare: il semestre di presidenza. La proposta, infatti, sarà discussa nei mesi in cui sarà il nostro Paese a guidare l’UE.

Il ministro Martina, durante il Consiglio, è poi intervenuto anche sul fronte dell’agricoltura. Soffermandosi sul fatto che i contributi dedicati ai giovani agricoltori stabiliti dalla nuova PAC non sono sufficienti. E i dati parlano chiaro: in Europa la percentuale degli occupati del settore agricolo con età inferiore ai 35 anni è del 7,5%, mentre in Italia è più bassa, pari al 5,1%. Secondo il Ministro, per incoraggiare il ritorno dei ragazzi alla terra, è necessario ritornare al regime del 2001 che prevedeva la possibilità per gli Stati di concedere aiuti ai giovani produttori per l’acquisto di terreni da destinare alla produzione agricola. Per questa categoria, infatti, rimane difficoltoso l’accesso al credito. La proposta prevede la possibilità per gli Stati di partecipare al cofinanziamento dell’acquisto anche superando l’attuale tetto del 10%. La reazione del Commissario all’agricoltura Dacian Ciolos è stata prudente. Tuttavia, non si può prescindere da un suo consenso, visto che la decisione sulla concessione di aiuti di Stato è di esclusiva competenza della Commissione Europea.

Tema sul quale gli Stati si sono trovati d’accordo è, invece, la salvaguardia delle foreste. I ministri dell’Agricoltura hanno, infatti, accolto all’unanimità la nuova strategia della Commissione UE in favore del settore forestale, riconoscendo il ruolo cruciale che queste svolgono nella transizione strutturale delle società verso la green economy. Nell’UE, oltre il 40% del territorio è ricoperto da foreste, con un aumento dello 0,4% l’anno. Tuttavia, sul territorio europeo si abbatte tra il 60 e il 70% della crescita annuale dei boschi e il loro sfruttamento dovrebbe aumentare di circa il 30% entro il 2020, perché sempre più aree boschive diventeranno di proprietà di privati.  Nelle conclusioni del Consiglio UE si legge che “la nuova strategia europea per le foreste dovrebbe rafforzare il coordinamento delle politiche relative a questo settore, contribuire alla coerenza e consentire lo sviluppo di sinergie con altri settori che hanno un impatto sulla loro gestione”. La Commissione ha in concreto messo a punto un quadro d’azione basato sulla collaborazione tra gli Stati ponendo le foreste e la silvicoltura al centro dell’evoluzione dell’economia verde, apprezzandone i benefici che si possono ottenere con una produzione sostenibile, pur assicurandone la protezione.

Beatrice Credi

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