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“Difendere la natura? Difendiamoci da lei!”. Intervista a Oliviero Toscani

giugno 29, 2012 Rubriche, Very Important Planet

Irriverente, come sempre. Oliviero Toscani, fotografo (non chiamatelo mai “pubblicitario”, lo considera un insulto), autore di alcuni degli scatti più discussi nella storia iconografica internazionale, ideatore delle storiche campagne di Benetton, fondatore di Fabrica e de “La Sterpaia“, una bottega di arte e comunicazione in stile rinascimentale, non ha bisogno di ulteriori presentazioni. Chiunque, in Italia, ha avuto almeno un’occasione di amarlo o di odiarlo. Quello che però non tutti colgono è che dietro i suoi paradossi e le sue provocazioni c’è sempre “sostanza”. “E’ pazzia, si, ma c’è del metodo…” diceva Polonio di Amleto. Toscani non è certo un ambientalista nel senso tradizionale del termine, ma le sue riflessioni sulla natura e il modo in cui l’uomo vi si rapporta sono tutto meno che folli.

D) Toscani, di lei come personaggio pubblico sappiamo già quasi tutto, mi racconti invece del suo rapporto con la natura…

R) Vivo in campagna, sono attorniato da animali, ho piantato migliaia di alberi (mi pare 15.000 in tutto, di cui 8.000 ulivi), quindi la mia parte l’ho fatta. Però detesto gli ambientalisti estremisti, quelli che chiamo i “green fanaticos“…

D) Intende l’ambientalismo ideologizzato anni ’70?

R) Macché anni 60-70, quello di adesso! Quelli che dicono no a tutto. mi stanno proprio sulle palle!

D) Lei è a favore del nucleare?

R) Io non sono a favore del petrolio. E allora, cosa devo fare? Sono a favore della ricerca. Il nucleare di per sé non è negativo, lo è solo perché non lo sappiamo gestire. Del resto non sappiamo gestire nemmeno l’acqua, ma non per questo uno è contro l’acqua.  Avrei molta paura comunque a dare in mano agli Italiani il nucleare…

D) La sua azienda agricola produce vino e olio da molti anni, ha mai pensato di dedicarsi all’agricoltura biologica?

R) Ma la mia è “agricoltura biologica”. Perché è tutto bio. Lei prende l’aspirina? Sì, e quella è bio? Appunto… Io non sono contrario alla chimica, perché anche la chimica è “bio”. Tutti questi bio-fondametalisti devono stare attenti, perché quando saranno malati cosa faranno? Forse non si cureranno, come fanno alcune sette?

D) Ci sono però produttori che usano l’omeopatia e altri rimedi naturali anche per curare le viti…

R) Sono fanatismi… Uno faccia quello che vuole, ma l’importante è non essere fanatici. Bisogna semmai stare attenti alla natura! Spesso siamo noi a doverci difendere dalla natura!

D) Eppure sul sito della sua azienda agricola lei scrive che “OT è il frutto della creatività di una natura che è stata particolarmente generosa con noi“: fin dove arriva la creatività della natura e dove il sapiente marketing di Oliviero Toscani?

R) La natura è indubbiamente una creatrice importante, ma va controllata. Basti pensare ai terremoti, agli tsunami ecc. Il cancro, ci pensi bene, è bio! Ma il cancro non si può combattere “biologicamente”. Come la mettiamo qui con i “fondamentalisti”? Ci sono alcuni movimenti estremisti che mi fanno veramente paura…

D) Mi parli invece del progetto “Nuovo Paesaggio Italiano” sviluppato insieme a Salvatore Settis…

R) Io è da trent’anni che sono impegnato in questo progetto contro le brutture e il degrado in Italia. Ultimamente ho chiesto l’aiuto anche a Settis, ma non abbiamo molta fortuna, perché non c’è nessuna istituzione, né amministrazione pubblica, né grande azienda che ci aiuti nel progetto: tutti hanno paura a metterci mano e criticare la situazione ambientale nazionale. Gli interessi economici in gioco sono enormi, i costruttori e il cemento sono molto potenti, quindi la partita è molto difficile. L’Italia è un Paese di mafiosi – non sto scherzando – è quindi è molto difficile proseguire. Adesso però vedremo di organizzarci meglio, anzi se mi trovate voi qualcuno che ci sponsorizzi io e Settis ve ne saremo grati!

D) Ma quanto il Toscani pubblicitario e comunicatore mette a disposizione la sua arte e notorietà per queste “giuste cause” e quanto ci crede veramente?

R) Innanzitutto io non sono un pubblicitario, ma sono un fotografo e le mie foto vengono, semmai, scelte anche per fare pubblicità. Ho comunque sempre fatto fotografie per cause interessanti, non penso di aver mai fatto fotografie per la vendita di prodotti e per il marketing. Quindi non mi si può certo accusare di non aver mai toccato dei temi che danno fastidio! Tutta la mia vita l’ho dedicata a questo, dalle foto sull’anoressia a tutto il resto… Regalo poi, a tutti gli amici, un libro che si intitola “L’uomo che piantava gli alberi“, di Jean Giono. Regalatelo anche voi se volete trasmettere un messaggio…

D) Cosa mi dice invece della sua scuola, “La Sterpaia”, fondata dentro il Parco di San Rossore?

R) Non è una scuola, è il mio laboratorio, il mio studio, dove, come in una bottega dell’arte, chi viene a lavorare viene anche a imparare.

D) Ma lei partecipa anche al cosiddetto “Gruppo di San Rossore” per la difesa dei parchi?

R) No, mi sono tolto anche da lì, perché la Toscana è peggio del regime di Castro, alla fine è irremovibile, non si riesce a fare nulla. E poi ci sono quelli che dovrebbero curare l’ambiente: un disastro… Pensano di salvare la natura non facendo niente. Secondo me invece il vero ambientalismo è costruire e fare bene.

D) Molti direttori di parco oggi però non hanno più questa visione “sacrale” della natura, ma si impegnano per favorire la fruizione delle aree protette…

R) Anche prima si vivevano e fruivano i parchi, ma era tutto fatto male, pensato male. Il problema non è cosa si fa, ma come lo si fa. Io avevo proposto questa bottega dell’arte e della comunicazione, che alla Regione andava bene e al Parco no. Quali altri consigli devo dare? Avevo fatto un progetto vero e proprio e il Parco di San Rossore non l’ha voluto.

D) Com’è andata invece la sua campagna da Assessore, nel Comune di Salemi, per vendere le case a 1 euro a testimonials in grado di ristrutturarle e valorizzare il paese?

R) Io non ho più alcun incarico a Salemi, ho dato le dimissioni. Comunque è impossibile in questo Paese fare qualcosa. C’è una cosa che si chiama mafia, ne ha mai sentito parlare? Ma la mafia è anche la burocrazia, che blocca qualsiasi progetto… E poi c’è la politica, che non fa nulla, sono tutte occasioni perdute.

D) A proposito di occasioni perdute, cosa ne pensa dell’esito del summit di Rio+20? Ho visto che Fabrica ha realizzato un video a supporto della campagna ONU “The future we want”…

R) Cos’è Rio+20? E cos’è Fabrica? Io non ho più niente a che fare e non so cosa fanno… Era una mia creazione, ma anche quella è diventata una macchina troppo burocratica. Hanno fallito…

D) Ci sarà pure un progetto ambientale che le viene in mente e che potrebbe funzionare!

R) “Nuovo Paesaggio Italiano” è un progetto fantastico, ma con le difficoltà che le ho spiegato. Per il resto ho altre due idee: trasferire il Vaticano da qualche altra parte, fuori d’Italia, e abolire la televisione!

D) Se non ci fosse la tv come si potrebbero trasmettere messaggi e informazione, anche ambientali, al grande pubblico? Ma soprattutto, crede veramente che queste due iniziative porterebbero, indirettamente, vantaggi di tipo ambientale?

R) Certo, è un problema di cultura, e ormai siamo tutti tele-idioti! E’ questo il vero problema. Per trasmettere informazione sono più che sufficienti i muri e i quotidiani, la tv non serve, se non a renderci più idioti e influenzare la politica. Cultura e coltura, i due termini hanno origine comune, non è casuale e non c’è in realtà contrapposizione come molti pensano. La natura è bella perchè è addomesticata. Pensi alla Toscana: perché piace ai turisti di tutto il mondo? Perché è tutta “costruita” dall’uomo, che è esso stesso parte della natura, non c’è nulla di selvaggio. La natura, se lasciata a se’ stessa è pericolosa e ce ne dobbiamo guardare. E anche alla natura, in fondo, piace essere “pettinata”, accudita e curata, ma nel modo giusto e intelligente, con cultura.

D) Lei teme la natura ma ci vive in mezzo, in campagna. Eppure un giornalista come David Owen, ha lanciato una provocazione – nel libro Green Metropolis - per cui è più ecologico vivere in città che in campagna, dove per andare a comprare il pane o a teatro devi fare, a volte, 30 chilometri in auto…

R) Ha ragione, lo condivido. Non dico infatti che tutte le città siano uguali, alcune sono progettate bene. Al contrario in campagna si trovano spesso, ormai, quelle schifezze da ricchi, come li chiamano… resort! Quelle cose finte, tutte uguali per giocare a golf ecc. che non hanno nulla di “green” se non nel nome…

D) Ha, in conclusione, almeno un messaggio positivo per chi si voglia occupare di migliorare la situazione ambientale senza preclusioni “ideologiche”?

R) Sì, quello di farlo, appunto, senza preclusioni ideologiche, senza essere dei “talebani”. Le voglio anche mandare un testo di Einstein sulla crisi che spiega molte cose…

Andrea Gandiglio


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