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Dimissioni Ratzinger: dopo i Verdi abdica anche il Papa “ambientalista”

febbraio 12, 2013 Off the Green, Rubriche

E’proprio vero che al peggio non c’è mai fine. Credevamo di aver visto tutto negli ultimi mesi, eppure ecco l’impensabile: anche il Papa si è dimesso, unico caso negli ultimi 600 anni della Chiesa. Ma non un Papa qualsiasi, bensì Joseph Ratzinger, il teologo più vicino alla sensibilità ambientalista, il pontefice che ”ha da sempre manifestato una particolare attenzione alle tematiche ambientali“, come ricordava ieri un’agenzia di Adnkronos. Nel 2007, ad esempio, a Loreto, quando invitò i giovani a impegnarsi attivamente per la “salvaguardia del creato“: “Alle nuove generazioni è affidato il futuro del pianeta, in cui sono evidenti i segni di uno sviluppo che non sempre ha saputo tutelare i delicati equilibri della natura”. “Prima che sia troppo tardi – esortava allora il Santo Padre – occorre adottare scelte coraggiose, che sappiano ricreare una forte alleanza tra l’uomo e la Terra.” E poi ancora nel 2008, a New Orleans, quando sollecitò i fedeli sul tema dell’ambiente nel corso della giornata di apertura del Simposio di “Religione Scienza e Ambiente“. E ancora nel 2010, nel messaggio inaugurale della 53° Giornata Mondiale della Pace, quando ricordò ai cristiani di “‘unirsi nell’offrire al mondo una testimonianza credibile della responsabilità per la salvaguardia del Creato e collaborare in ogni modo possibile per assicurare che la nostra Terra possa conservare intatto ciò che Dio le ha donato: grandezza, bellezza e generosità”. E infine, solo per citare i momenti salienti di un pensiero dominante e continuativo, quando si rivolse, nel novembre 2011, agli oltre settemila giovani partecipanti all’incontro della Fondazione Sorella Natura, con queste parole: ”E’ ormai evidente che non c’è un futuro buono per l’umanità sulla Terra se non ci educhiamo tutti ad uno stile di vita più responsabile nei confronti del creato”, secondo quello spirito ispirato a San Francesco, non a caso proclamato “patrono dell’ecologia” dal suo predecessore Giovanni Paolo II.

Oggi anche i non fedeli si pongono quindi una domanda: chi ispirerà la causa ambientalista in Italia? Per carità, la green economy e la tutela delle risorse naturali potrebbero benissimo procedere in autonomia, “dal basso”, senza necessità di una guida spirituale. O anche “dall’alto” del nuovo Parlamento, con iniziative legislative. Ma anche sul versante “profano” non sembra che la situazione sia migliore. Da chi dovrebbero essere promossi lo stile di vita e le politiche “green”? Da quegli stessi partiti che in campagna elettorale non ne stanno proprio parlando, troppo concentrati a raccattare voti “facili”? O dai Verdi italiani che – i cattolici ci scuseranno per il paragone blasfemo - hanno già da qualche tempo abdicato a rappresentare l’ambientalismo “universale” (con l’esito di confluire in un partito tanto innovativo da presentarsi alle elezioni 2013 con “L’avanzata del Quarto Stato” nel simbolo e poco più di una paginetta del programma dedicata all’ambiente)? O, ancora, dagli illustri “trombati” del Pd, esclusi dalle candidature perché forse credevano troppo nella causa? Curiosamente, nello stesso giorno delle dimissioni del papa “green”, a Roma si è costituito il Consiglio Nazionale della Green Economy e il Ministro (della Repubblica, non di culto) Clini auspica “grandi coalizioni trasversali” per la futura legislatura. Basterà questo?

Personalmente, da ambientalista non-credente, penso di poter trovare anche da solo lo stimolo a impegnarmi nella diffusione delle istanze ambientaliste. Ma non sottovaluto nemmeno, per il successo di una rivoluzione culturale, il ruolo che possono avere gli appelli dei leader spirituali e carismatici, in grado di influenzare, in pochi secondi, milioni di persone, magari con tre parole (salvaguardia-del-creato), come al sottoscritto non riuscirebbe di fare nemmeno con un milione di articoli in trent’anni.

Chi sarà il nuovo Papa è presto (e comunque impossibile) ipotizzarlo – anche se i nomi iniziano a circolare: Scola, Bagnasco, Betori? Oppure gli stranieri O’Malley, Bergoglio, Scherer, Ouellet? Non conosco questi porporati né, tantomeno, le loro gesta e l’eventuale vocazione ambientalista, anche se, a ben vedere, dovrebbe essere il requisito minimo di ogni religioso. Sì, penso che Ratzinger mi mancherà. E forse  lo rimpiangeremo.

Andrea Gandiglio

 

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