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Ecologismo tra Sud ed Est. La difficile affermazione dei Verdi in Spagna e nell’ex galassia sovietica

maggio 19, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Tra una settimana sapremo non solo la composizione del nuovo Parlamento Europeo, ma anche chi guiderà la Commissione Europea per i prossimi cinque anni. In attesa dei risultati delle elezioni del 25 maggio, continua la nostra carrellata sui principali Partiti Verdi del Vecchio Continente. Oggi è il turno della Spagna e dell’Ungheria.

Storicamente meno forti degli omologhi del Nord Europa, i partiti green nei Paesi che affacciano sul Mediterraneo hanno sempre fatto fatica ad imporsi sulle scene politiche nazionali. Significativo il fatto che non siano presenti in Portogallo e in Grecia; due Stati simbolo della crisi economica e della messa in discussione del modello europeo fino ad ora messo in campo. Dove invece ci sono, sono passati attraverso cambiamenti di nomi, simboli e fortune alterne (come sa bene anche il nostro Paese). In questo quadro la Spagna non fa eccezione.

Nel luglio del 2012 ha visto la luce il partito ecologista spagnolo Equo, grazie anche alla folta comunità virtuale riunita attorno al portale online EQUOmunidad. La nuova realtà ha avuto il duro compito di riunire, sotto a un’unica bandiera, i Movimenti Verdi delle varie regioni autonome spagnole. Proprio per questo motivo una delle maggiori difficoltà di Equo è quella di tenere insieme le rivendicazioni di ogni specifica realtà territoriale, un compito non facile alla luce della storia di rivendicazioni autonomiste che caratterizzano il Paese. A tal proposito, qualche settimana fa il Partito Verde Europeo si è espresso a favore del referendum in Catalogna, previsto per il prossimo 9 novembre. Ska Keller, la candidata alla presidenza della Commissione Europea, nel caso risulti eletta, ha inoltre dichiarato il supporto in ambito UE affinché questa regione sia libera di decidere il proprio futuro politico.

Alle elezioni europee i Verdi iberici si presentano all’interno della coalizione “Primavera Europea con Compromís che, al grido di #PorFinLaPrimavera (Finalmente la Primavera), unisce organizzazioni di sinistra, ambientalisti e nazionalisti federalisti. Un programma foltissimo, che va dal principio di democrazia alle relazioni internazionali. Se ci si concentra però, sul capitolo dedicato all’ambiente, si trovano temi precisi, condivisi con gli altri partiti verdi europei, come: smart city, agro-ecologia e sovranità alimentare, politica di gestione dell’acqua, contaminazione, biodiversità, salute e diritti degli animali.

Cosa succede invece ad Est? Va ricordato che la maggioranza dei Paesi dell’Europa Orientale è da poco entrata a far parte dell’Unione Europea, e non fra poche polemiche. Molti di questi paesi sono fortemente colpiti sia dalla crisi economica e finanziaria mondiale, che da crisi politiche e di leadership interna. Anche per questo nessun partito verde si presenterà in Polonia, Romania e Bulgaria; né in Slovenia e Repubblica Ceca. Nessun ambientalista neanche nei Paesi Baltici.

Slovacchia e Croazia hanno invece presentato liste green che tuttavia – secondo gli ultimi sondaggi – difficilmente avranno possibilità di inviare rappresentanti al Parlamento Europeo.

Tutt’altra storia invece per l’Ungheria, paese “sorvegliato speciale” per le vicende nazionali. Viktor Orban, famoso per le sue posizioni antieuropeiste è stato, infatti, rieletto premier dal Parlamento ungherese per la seconda volta consecutiva. Ma con il partito Lehet Más a Politika (La politica può essere diversa) l’Ungheria – stando alle ultime proiezioni – potrebbe far sedere un suo deputato tra le fila dei Verdi Europei, a differenza delle elezioni UE del 2009, quando LMP non era riuscito ad avere alcun eletto. A livello nazionale, invece, nelle ultime elezioni parlamentari tenutesi l’aprile scorso, LMP ha subito una leggera flessione. Quello europeo è quindi un test importante.

Il programma di LMP – nato nel 2009 da una associazione chiamata “iniziativa sociale” – ruota attorno alla protezione ambientale, allo sviluppo sostenibile e alla lotta alla corruzione che colpisce l’attuale classe politica ungherese. Formazione che si presenta desiderosa di affermarsi come forza di rinnovamento e di rottura con il passato anche in Europa, LMP conferma che le politiche verdi, seppur lentamente, stanno prendendo terreno anche in Europa Centrale e Orientale e che i partiti ambientalisti stanno diventando una presenza stabile e permanente nello spettro politico di queste regioni.

Beatrice Credi

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