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Ecosostenibilità himalayana. Prima e dopo il passo

ottobre 31, 2011 Impressioni di viaggio, Rubriche

Vi ricordate l’”Ultimo viaggio nella burocrazia del fotovoltaico” del nostro corrispondente Carlo Taglia? Sembra già un ricordo lontano. Carlo l’8 ottobre scorso è partito per Kathmandu, con volo di sola andata per compiere un giro del mondo all’avventura, con mezzi di fortuna, e descrivere come viene vissuta la sostenibilità ambientale nei luoghi più remoti della terra. Ecco il suo primo racconto, dall’Himalaya. La prossima puntata a novembre!

La mia avventura di viaggio è iniziata dalla catena dell’Himalaya nepalese, punto di partenza imprescindibile per il fascino che evoca “la dimora delle nevi eterne“, (questo significa il termine in sanscrito). Per iniziare un’esperienza come il giro del mondo ero alla ricerca di un contatto forte con natura e spiritualità, per trovare le forze necessarie e il giusto approccio mentale per affrontare la sfida.

In questa regione si avverte una ricca presenza buddista. Gli abitanti sostengono che la vista dei monti himalayani – di questi pilastri del cielo che s’innalzano limpidi e poderosi dalle brume e dalle imperfezioni del mondo - evoca alla memoria il fiore di loto, simbolo della loro fede. Anche il fiore di loto affonda le sue radici nel fango, che è simile al Saṃsara, l’eterno ciclo delle nascite e delle morti. Quando sboccia, la sua corolla, ergendosi alta sullo stelo, si apre bianca ed immacolata per rappresentare la salvezza della coscienza e l’eterna serenità del nirvana.

La domanda che – per deformazione professionale - mi sono posto, prima di partire è però molto più “occidentale”: come affrontano il tema dell’ecosostenibilità, i nepalesi, tra le montagne che hanno fatto la loro storia e su cui si basa principalmente l’economia del paese?

Pochi giorni fa ho concluso uno dei trekking con il paesaggio naturale più spettacolare al mondo, grazie alla varietà dei suoi panorami: il circuito dell’Annapurna. Si inizia a Besi Sahir, con foreste tipiche del continente subtropicale, nella valle più profonda al mondo, a 800 metri. Risalendo tra ponti sospesi l’imponente fiume Marsyangdi si attraversano altopiani e canali nella Valle di Manang, fino al passo del Thorung La a 5.416 metri – uno dei passi più alti in assoluto senza necessità di scalata, con un rigido paesaggio alpino – per poi riscendere da Muktinath sacro tempio hindu, seguendo il fiume Kali Gandaki che percorre l’arida Valle del Mustang fino a Beni (1.000 metri). Trecento chilometri percorsi con i piedi, l’unico mezzo che la natura ci ha dato e di cui la nostra cultura si sta dimenticando. Quattordici giorni di fatica per vedere gli effetti dell’altitudine sul paesaggio e provarli direttamente, ad alte quote, anche sulla propria pelle.

Attraverso un pedaggio d’entrata di circa 20 euro, ho potuto accedere all’ ACA (Annapurna Conservation Area). Nel 1986 il progetto ACAP (dove la “P” finale indica appunto il progetto) fu varato per la conservazione della regione attorno all’Annapurna, un area di circa 7.600 mq. Questo ente, sovvenzionato dai trekker di tutto il mondo, si occupa principalmente di salvaguardia ambientale e favorisce lo sviluppo di una mentalità “ecosostenibile” tra i gestori di hotel e i proprietari degli alloggi nell’area. L’ACAP organizza corsi mirati su temi come l’educazione ecologica, lo sviluppo agricolo sostenibile, il ricorso a energie alternative, la conservazione della cultura locale, il turismo a basso impatto ambientale, la salute e la conservazione delle risorse naturali.

Questo a livello teorico (non ho infatti potuto verificare se ancora oggi esistano questi corsi), ma a livello pratico il problema rimane che nella prima parte del trekking viene favorito l’utilizzo del cherosene, mentre, man mano che si sale, si utilizza sempre più legna – in abbondanza. Il disboscamento selvaggio, in un paese dove il supporto energetico è basato almeno al 50 per cento sul legname, è indubbiamente una questione aperta.

Ci sono poi la gestione dei rifiuti e il traffico, che si è creato, in questi anni, nell’ultima valle. Gran parte dei villaggi prima del passo sono isolati dai mezzi quindi devono gestire i rifiuti ”autonomamente”, il che significa trovarne lungo il cammino, per strada e nei torrenti. Per questo è importante l’impegno almeno da parte dei trekkers, per gestire al meglio i propri rifiuti riducendoli il più possibile, a partire da una facile regola: evitare di comprare l’acqua in bottigliette di plastica (difficili da smaltire) e bere acqua bollita o utilizzare pastiglie per purificarla.

Nell’ultima parte della valle, poco dopo il passo del Thorung La, per via dell’accessibilità e dell’aumento del turismo si è creato un traffico di moto, fuoristrada, pullman – e aerei! Tutto ciò a discapito dell’escursionista che rischia di essere travolto da smog e nuvole di polvere sollevate dai mezzi. Su questo tema si sta muovendo anche la comunità internazionale, tanto che io stesso sono stato intervistato da un reporter inglese che si occupava di documentare l’impatto ambientale del traffico nella zona.

Prima del passo l’utilizzo di energie alternative sta prendendo timidamente piede, attraverso qualche pannello fotovoltaico installato su falda e piccoli impianti idroelettrici che sfruttano la corrente dei possenti fiumi che scorrono in questa regione. La più utilizzata è l’energia solare termica per scaldare l’acqua delle docce con pannelli solari e, in alcuni casi, anche con delle parabole a specchio per cucinare o scaldare oggetti. Dopo il passo, invece, si entra in un’area più sviluppata dotata di una vera e propria rete elettrica, ben collegata, e per scaldare l’acqua si utilizza il gas – a spese del turista.

Il Nepal dovrà sicuramente investire di più nelle fonti rinnovabili, soprattutto nel fotovoltaico e nell’idroelettrico, ma soprattutto dovrà limitare l’accesso motorizzato nelle aree di maggior traffico - non solo per preservare un paesaggio naturale unico al mondo, ma anche per meri interessi turistici:  se una volta infatti la maggior parte degli escursionisti terminava la parte di trekking a fondo valle, oggi lo termina appena dopo il passo, riducendo drasticamente il numero dei virtuosi che si spostano, per piacere e filosofia di viaggio, a
piedi. Un modesto suggerimento a breve termine sarebbe quello di creare un percorso alternativo per chi decida di proseguire a piedi dopo il passo.

Carlo Taglia

Le riflessioni di viaggio complete di Carlo Taglia, documentate da foto e video, sono disponibili sul suo blog: http://karl-girovagando.blogspot.com/

Cliccando il link è possibile ascoltare l’intervista di Claudio Vigolo di Radio Lifegate a Carlo Taglia dello scorso venerdi 11 novembre 2011.

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