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Edilatte e Edilana: più pecore e meno cemento

giugno 29, 2011 Campioni d'Italia, Rubriche

L’edilizia verde sta di casa a Guspini,  Sardegna occidentale. «Un luogo meraviglioso, immerso nella campagna tra pecore e nuraghi», dice Daniela Ducato, imprenditrice. Qui sono nati negli ultimi tre anni i suoi progetti Edilana e Edilatte, e qui è nato, dall’impegno di numerose aziende che lavorano in sinergia, uno dei più grandi poli italiani della bioedilizia, chiamato Casa Verde Co2.0, dove si producono ogni giorno più di 400 tipologie di prodotti per la casa naturale. Come i pannelli isolanti realizzati con lana di pecora e le pitture fatte con i reflui della lavorazione del formaggio.

Daniela, da anni imprenditrice nel settore dell’edilizia, era alla ricerca «di una soluzione sostenibile per il settore a maggior impatto ambientale». L’azienda di famiglia, Essedi srl, distribuisce in tutta la regione, da 25 anni, materiali edili, arredo bagno ed elettrodomestici da incasso. «Se non avessi visto centinaia di schede tecniche di prodotti per l’edilizia, non avrei mai creato Edilana e Edilatte», racconta oggi. Ma non è da qui che è venuta la vera ispirazione. «Da anni faccio parte di una banca del tempo, dove si coltiva un’economia di relazione piuttosto che di produzione e si condividono le conoscenze. E alla base dei miei progetti ci sono proprio questi saperi del territorio, c’è una comunità che oggi può riconoscersi in questi prodotti».

Ed è grazie all’associazione che Daniela ha imparato, anche da persone straniere che si erano trasferite a Guspini, la ricchezza che si nasconde in uno scarto di lavorazione del formaggio o dell’olio. Ed è dai pastori che ha appreso i mille usi della lana, quella che non è utilizzabile per l’abbigliamento, ma torna utilissima per i tetti delle capanne o in agricoltura.

Di «scarti», però, lei non vuole sentire parlare: «Utilizziamo le eccedenza, il surplus che altrimenti, nella migliore delle ipotesi, andrebbe a formare il compost, rappresentando comunque una perdita per l’agricoltore». Basandosi su questa filosofia, nel 2008 è nata Edilana, che produce materassini, feltri e pannelli di lana di pecora per l’isolamento termico e acustico gli edifici, ma anche tessuti utilizzabili nella moda e nel design. Un progetto molto apprezzato, che ha vinto il Premio Innovazione Amica dell’Ambiente di Legambiente e quello Ecomondo- Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile. Stessi riconoscimenti ottenuti, due anni dopo, da Edilatte, a pochi mesi dal suo esordio sul mercato.

Fibre, mordenti, coloranti, leganti, adesivi, resine, emulsionanti, oli vegetali, additivi naturali per intonaci e vernici prodotti con scarti di lavorazione del formaggio, del vino, dell’olio, del miele, della lana, o con terra cruda. Ma anche con materiali vegetali di pulizia di spiagge, parchi, orti e giardini, spezie in scadenza e parti non edibili dei vegetali, pigmenti terrosi, argille, e calcarei di rocce purissime. Si ottengono così prodotti che non consumano il pianeta e senza l’aggiunta di acqua, «che nella gran parte delle vernici è l’ingrediente principale». Un’innovazione di non poco conto: «Nella linea pittura, per esempio, il tinteggio di 91 mq si realizza con l’acquisto di una confezione di tre chili scarsi di prodotto, e non di 14 chili come avviene comunemente». Si riducono così i volumi degli imballaggi e, di conseguenza, i costi ambientali per il trasporto e lo smaltimento dei contenitori. Inoltre, la lavorazione avviene quasi sempre a freddo, riducendo di molto i consumi energetici. Questi prodotti però, ci tiene a sottolineare Daniela, «devono essere apprezzati prima di tutto per la loro qualità e le loro ottime prestazioni. Le vernici Edilatte, per esempio, non fanno effetto spolvero, che può causare asma».

L’ultimo riconoscimento è arrivato un paio di settimane fa: per i suoi progetti di bioedilizia, Daniela è stata premiata come Miglior Innovatrice dalla ITWiin (Associazione italiana delle donne inventrici e innovatrici). Premi che, dice l’imprenditrice, «ci fanno sentire apprezzati e ci incoraggiano ad andare avanti». La strada è segnata, i prossimi progetti già in cantiere: «Da due mesi abbiamo lanciato Ortolana, una linea di tessuti in lana di pecora da utilizzare in agricoltura al posto dei teli di plastica, carta o biomais, che evitano l’erosione del suolo, limitano la perdita di acqua, preservano la fertilità del terreno e proteggono la pianta dagli shock termici e dalle frequenze sonore». E la lana sarà la protagonista anche di un progetto di design a cui ancora si sta lavorando: «Ispirandoci alla transumanza, quando i pastori dovevano portare con sé il necessario senza appesantirsi troppo, abbiamo ideato una serie di oggetti in lana che si possono comprimere e portare anche in una valigia, ma senza rompersi». Tutto rigorosamente fatto in Sardegna, «tra pecore e nuraghi»: «Per noi utilizzare la lana è anche un modo per produrre paesaggio. Nella nostra isola ci sono tante pecore quante in Spagna e, al contrario della merinos, vengono allevate in modo estensivo, su grandi superfici. Finché avremo le pecore, ci sarà meno cemento».

Veronica Ulivieri

Progetto selezionato da Premio Innovazione Amica dell’Ambiente

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