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Edoardo Winspeare, il regista con bicicletta e borraccia

Una delle voci più accorate del cinema meridionale italiano. Nonostante sia nato in Austria, Edoardo Winspeare è uno dei registi più affezionati al Sud Italia e in particolare al Salento, dove è cresciuto. Si è trasferito prima a New York e poi a Monaco per studiare, ma è tornato in Salento a vivere. Debutta sul grande schermo con il film Pizzicata, nel 1996. Nel 2002 è la volta di Sangue vivo, che racconta di come la musica pizzicata possa guarire l’epilessia, candidato al Nastro d’Argento per il miglior soggetto. Il miracolo esce nel 2003, vincitore del premio della Città di Roma come miglior film e del premio FEDIC, mentre Galantuomini esce nel 2008. Dopo il documentario Sotto il Celio Azzurro del 2010, nel 2014 presenta alla Berlinale il suo In grazia di Dio, interpretato da attori non professionisti, che racconta una storia ambientata nell’Italia della crisi.

D) Winspeare, qual è il messaggio che ha voluto trasmettere con “In grazia di Dio”?

R) Più che trasmettere un messaggio voglio raccontare storie e regalare emozioni, non credo nei film a difesa di idee politiche, religiose o filosofiche, sebbene non riesca a prescindere dall’aspetto morale ed etico nei miei film. In Grazia di Dio vuole sottolineare l’importanza di stare bene e in serenità nel posto dove si vive, accanto alle persone che si amano. L’amore per la terra e il rispetto che ne consegue sono una cosa importantissima.

D) La realizzazione di questo film è stata molto “rispettosa dell’ambiente”: ci può raccontare meglio?

R) Io sono un ambientalista, per me è molto importante, anzi mi sembra strano sottolinearlo, perché l’ambiente è la prima urgenza mondiale! Durante la lavorazione non abbiamo usato automobili ma solo biciclette perché abbiamo dormito nello stesso paesino dove abbiamo girato, non abbiamo usato bottiglie di plastica, perché ognuno di noi ha la propria borraccia. Le troupe cinematografiche producono molta immondizia, ma noi siamo riusciti a riciclare molti avanzi perché eravamo circondati da maiali. Abbiamo anche utilizzato il baratto, facendo di necessità virtù:  non abbiamo avuto a disposizione molti soldi per finanziarci, ma abbiamo trovato molte persone disponibili che ci hanno dato cose come olio o vino al posto dei soldi. Un signore ci ha dato 15.000 euro di buoni per cure dentali! Quindi abbiamo ricompensato in questo modo alcuni servizi come le case di scena o le comparse.

D) Ci può raccontare qual è l’azione di “Coppula Tisa: associazione per la Bellezza dei luoghi“?

R) Io l’ho fondata, ora ci sono altre persone che la seguono. In questo momento stanno portando avanti dei corsi per formare degli scout che si occupano di ambiente, una sorta di guardiani dell’ambiente. Fra le attività più eclatanti che abbiamo condotto c’è stato per esempio l’acquisto di  un terreno con una grande casa abusiva che abbiamo completamente ricostruito. Abbiamo regalato il terreno al demanio e ne hanno fatto un parco pubblico. L’altra iniziativa è stata la bonifica di una parte del comune di Tricase, in cui ci sono circa 100 discariche abusive. L’idea non era tanto denunciare, quanto realizzare qualcosa di pratico tramite il contributo dei cittadini. Il terreno che abbiamo bonificato corrisponde a circa 50 discariche. Ora al posto di ognuna abbiamo piantato degli oleandri o delle querce. È stato un lavoro lungo e faticoso ma ci ha ripagato. Abbiamo voluto dimostrare che un luogo salvaguardato è più bello e più facile da vivere.

D) Dal punto di vista ambientale, quali sono le aree italiane che secondo lei hanno bisogno di un intervento immediato di tutela?

R) Quelle più eclatanti sono la provincia di Caserta, la pianura campana, la Calabria, la costa ionica, la bassa veneta, certe zone della Lombardia, tutta la costa adriatica. Si deve iniziare a pensare in termini di proporzioni: se c’è una casa grande è inutile costruire proprio accanto, un po’ di verde è necessario per la salute delle persone, oltre che per la bellezza del paesaggio.

D) Cosa significa per lei il territorio?

R) Il mio lavoro di regista e ambientalista è teso a rendere l’ambiente un tema popolare, non elitario. I borghesi illuminati che vengono qui da Milano o da Firenze condannano l’edilizia abusiva salentina, ma è necessario prima caprie il perché di questa costruzione disordinata e non stare solo con il dito alzato a giudicare. È questa anche la missione di Coppula tisa. Ambiente è il territorio dove si vive, non solo naturale ma anche culturale. In Puglia l’ambiente è frutto delle cosiddette formiche di Puglia, ovvero quei contadini che lo hanno rispettato moltissimo, dissodando e recintando. Poi di colpo, dopo la Seconda Guerra Mondiale, abbiamo rinnegato il nostro passato perché qualcuno ci ha detto che era un passato di cui vergognarsi, un passato contadino di poveri emigranti, di poveri meridionali. Oggi bisogna lavorare molto con le scuole, con la tv e con internet, è molto importante. Ci sono sempre altre priorità, il lavoro, la salute, la scuola, ma si può creare lavoro tramite l’ambiente, così come si può creare salute e benessere.

D) Cosa ne pensa della “coscienza ambientale italiana”?

R) Dopo essere stato recentemente in Egitto, posso dire che la situazione in Italia non è così male, ma siamo ancora all’inizio. Purtroppo nel Sud la condizione è peggiore, ma le scuole stanno iniziando a fare una buona educazione ambientale. Ciò che mi fa arrabbiare è che non c’è più la giustificazione dell’ignoranza: chi non rispetta l’ambiente oggi non lo fa perché è inconsapevole del male che sta facendo, come potevano esserlo i contadini di un tempo. Eppure, nonostante l’informazione, c’è ancora chi inquina. Il problema, soprattutto qui al Sud, è che il territorio pubblico non viene considerato bene pubblico. Anche le case costruite benissimo hanno un intorno spaventosamente trascurato, perché non disturba, non è vissuto con disagio.

D) C’è un tema ambientale che le sta particolarmente a cuore e che vorrebbe portare sul grande schermo?

R) Ho scritto una piccola storia, ma è difficile da riassumere perché il tema ambientale è nascosto dentro tante vicende. Preferisco raccontare personaggi in cui gli spettatori possano identificarsi e nel frattempo, dalle loro storie, capire che l’ambiente è importante. Un tema che mi interessa molto è l’inquinamento del mare: la morte di così tanti pesci, la presenza di plastica nel Pacifico in un’area grande come l’Europa. Mi interessa molto anche quello che succede in Cina: una potenza futura, ma a che prezzo? Così come l’India. Prima erano paesi poveri ma con l’ambiente sano, ora non è più così…

Daniela Falchero

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