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Europa: tra il Pacchetto Clima-Energia e la nuova Commissione l’ambiente è sempre fanalino di coda

ottobre 27, 2014 Bollettino Europa, Rubriche

Agenda europea a tinte fosche quella della settimana appena trascorsa per quanto riguarda l’ambientale. Martedì 22, la Commissione Juncker ha ottenuto il via libera da parte del Parlamento UE; mentre sul fronte del Consiglio il 23 e il 24 ottobre sono state le giornate che hanno visto i Ministri dell’Ambiente dei 28 Paesi alle prese con il Pacchetto Clima Energia 2030. Ma procediamo con ordine.

Dopo colpi di scena e nomine dell’ultimo minuto, il nuovo Esecutivo di Bruxelles ha finalmente visto la luce. C’eravamo lasciati con la bocciatura della candidata alla Vicepresidenza per l’Unione energetica Alenka Bratusek e con la relativa ricerca di una nuova candidata slovena. La scelta era ricaduta su Violeta Bulc alla quale, a causa della poca esperienza politica, era stata tolta la Vicepresidenza assegnandola al socialista slovacco Maros Sefcovic, cui era in un primo momento stato dato il portafoglio di Trasporti e Spazio ora destinato a Bulc la quale si vede inoltre privata anche della responsabilità sullo Spazio.

In una vera e proprio corsa contro il tempo i due sono stati esaminati dagli Eurodeputati. Un’audizione non certo brillante, ma nemmeno un disastro per Violeta Bulc. Che ha deciso di puntare soprattutto su due temi per impressionare i deputati: il trasporto verde e l’innovazione. “Mi assicurerò che trasporti portino lavoro e crescita e contribuiscano all’agenda verde europea”. Per questo settore, ha assicurato la Bulc, ci sarà anche una fetta della torta da 300 miliardi promessa da Juncker. Sul legame energia-trasporti ha infine dichiarato che: “Se l’Europa vuole avere energia a buon prezzo bisogna aumentare le rinnovabili, e in questo cammino i trasporti possono avere un ruolo centrale attraverso i combustibili alternativi”.

Un po’ vaga nelle risposte, ma le critiche degli Eurodeputati riguardano piuttosto la gestione dell’intera faccenda, più che la prestazione della Bulc. La Commissione parlamentare non si è, infatti, mostrata felice di questo rimescolamento delle cariche. “Non si possono trattare i trasporti come merce di scambio”, hanno sottolineato il Presidente e i Capigruppo di Popolari e Verdi, riferendosi alla scelta di Juncker di spostare il molto più competente Sefcovic alla Vicepresidenza per l’Unione Energetica. Sefcovic che pare, invece, avere fatto un’audizione convincente.

“La Commissione Europea dovrebbe perseguire una più decisa diplomazia in materia energetica, usando una voce unica – ha affermato Sefcovic – e gli interessi dell’UE dovrebbero avere un posto di primo piano negli incontri bilaterali e multilaterali con i partner commerciali e politici dell’Unione”. Ha poi detto che la sfida più grande sarà l’accordo vincolante contro i cambiamenti climatici nel vertice che si terrà a Parigi il prossimo anno. Una posizione che è piaciuta ai Deputati altrettanto quanto le risposte sufficientemente dettagliate date dallo slovacco.

Dopo queste due audizioni, martedì i Deputati hanno poi votato la fiducia alla nuova Commissione Juncker. Con 423 voti a favore, 209 contrari. A favore Popolari, Socialisti e Liberali. Verdi, Gue, Efdd e Non Iscritti hanno votato contro. Per i Greens la ragione dell’opposizione risiede nella poca attenzione a sostenibilità e ambiente della squadra appena nata. “Siamo favorevoli a molti dei Commissari designati”, ha assicurato la Capogruppo Rebecca Harms che ha però aggiunto: “Le nostre preoccupazioni circa la mancanza di attenzione alla sostenibilità e alla tutela ambientale non sono state attenuate dalla decisione dell’ultimo minuto di affidare al primo Vicepresidente – Frans Timmermans - il portafoglio dello Sviluppo Sostenibile, che richiede una forte azione di regolamentazione”. Monica Frassoni, Co-presidente del Partito Verde Europeo, ha anche aggiunto: “crediamo che la scelta operata da Juncker per quanto riguarda la distribuzione degli incarichi abbia messo alcuni candidati in posizioni in cui avranno evidenti conflitti di interesse, come nel caso di Canete”.

Tuttavia, la nuova Commissione sul fronte ambientale dovrà lavorare parecchio, anche alla luce della decisione presa dal Consiglio giovedì riguardo al Pacchetto Clima Energia 2030. L’accordo prevede tre target per il clima e l’energia al 2030: almeno 40% di riduzione delle emissioni di gas serra nell’UE rispetto ai livelli di emissione del 1990; una percentuale vincolante di almeno il 27% di rinnovabili nel mix energetico dell’Unione; e un obiettivo non vincolante di almeno il 27% di crescita dell’efficienza energetica, con possibilità di innalzamento al 30% dopo una revisione nel 2020. Per i Paesi con economie più deboli, come per esempio la Polonia, l’accordo prevede un meccanismo finanziario per sostenere gli investimenti nella “modernizzazione energetica e nell’efficienza energetica”. (In passato questi fondi sono stati utilizzati anche per sostenere la produzione elettrica a carbone). Diverse industrie continueranno poi a ricevere crediti di emissione gratuiti, ma i dettagli riguardo al funzionamento di un mercato UE della CO2 non saranno chiari sin quando non verrà predisposta, il prossimo anno, una normativa specifica. È stato, infine, adottato anche un obiettivo del 15% per le interconnessioni delle reti elettriche al 2030.

L’impressione è che i Ministri si siano limitati a svolgere il loro compito attenendosi al copione e nulla più. “La lotta globale ai cambiamenti climatici richiederebbe un trattamento shock, invece quello che l’UE ci propone è, al massimo, una cura a base di sali”, dichiara Luca Iacoboni, responsabile della campagna Energia e Clima di Greenpeace Italia. L’organizzazione ambientalista considera, infatti, decisamente modesti e poco ambiziosi gli obiettivi di politica climatica ed energetica al 2030 concordati. Che rischiano, inoltre, di provocare un sostanziale rallentamento nella crescita delle energie pulite, favorendo così la dipendenza energetica dell’Europa da fonti inquinanti e costose come carbone e nucleare.

Posizione che vede concorde anche Legambiente che riflette sul fatto che il livello di ambizione comunitario degli obiettivi climatici ed energetici concordati dal Consiglio non è coerente con la traiettoria di riduzione delle emissioni di almeno il 95% al 2050, la sola in grado di contribuire a contenere il riscaldamento del pianeta almeno sotto la soglia critica dei 2°C. Ridurre le emissioni dell’80% entro il 2050 non sarà sufficiente, visto che le emissioni globali continuano a crescere ed il loro picco non sarà raggiunto presto. La scienza, infatti, dice che se vogliamo mantenere l’aumento della temperatura al di sotto dei 2°C – e visto che l’obiettivo europeo sarà usato come riferimento dagli altri Paesi nei negoziati verso il nuovo accordo globale sul clima previsto a Parigi nel dicembre 2015 – è necessario che l’Unione Europea si impegni ad una riduzione delle emissioni di gas-serra del 95% entro il 2050, come giusto contributo per prevenire pericolosi cambiamenti climatici. A tal fine, l’UE deve ridurre le sue emissioni ben oltre il 40% entro il 2030. Inoltre, l’obiettivo del 27% per l’efficienza energetica proposto dal Consiglio Europeo è inadeguato e non coglie appieno le potenzialità del risparmio energetico in Europa. Recenti studi dimostrano che il 40% di risparmio è possibile tecnicamente ed economicamente, consentendo una riduzione delle importazioni di gas del 40% e di petrolio del 22% e alleggerendo così sensibilmente la bolletta energetica europea che ormai supera i 400 miliardi di Euro l’anno.

L’Associazione non risparmia poi critiche nei confronti del Premier Renzi il quale, solo poche settimane fa, durante la conferenza Onu sul clima di New York, aveva dichiarato che per l’Italia i cambiamenti climatici sono la sfida del nostro secolo. Ma che, tuttavia, come Leader del Paese che detiene la Presidenza di turno dell’UE, non è riuscito a condurre i negoziati verso obiettivi davvero ambiziosi e vincolanti per i Paesi Membri. “Una grande occasione sprecata” commenta Legambiente. Che attraverso la voce del Presidente Vittorio Cogliati Dezza continua: “L’Italia si è limitata a svolgere un ruolo semplicemente notarile cedendo alla minacce di veto britanniche e polacche. Il nostro governo ha mostrato la sua scarsa capacità di leadership e volontà politica di investire nello sviluppo di un’economia europea a basse emissioni di carbonio cedendo alla lobby del fossile”.

L’accordo raggiunto rappresenta comunque un punto di partenza, in vista di quello globale atteso alla conferenza sul clima di Parigi. In quest’ottica, è comunque positivo che i leader europei abbiano lasciato aperta la possibilità di rivedere al rialzo gli obiettivi in previsione del meeting francese. Inoltre, nel processo di codecisione, il Parlamento Europeo può ancora correggere la volontà espressa dal Consiglio. A questo proposito i Verdi Europei, anch’essi delusi, hanno commentato: “Il Parlamento e la Commissione non devono accettare le decisioni del Consiglio come se fossero l’ultima parola. Il Parlamento ha votato per target più forti e il presidente Juncker ha espresso il suo sostegno a politiche più ambiziose; gli Eurodeputati dovrebbero aiutare a realizzare tutto ciò”.

Beatrice Credi

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