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Felice Giraudo, il sindaco che ha fatto rinascere la canapa in Italia

luglio 8, 2015 Campioni d'Italia, Rubriche

Felice Giraudo, ha 81 anni ma sembra non sentirli. Il presidente nazionale di Assocanapa non ha ancora deciso di andare in pensione, lavora ogni giorno  e ogni giorno da il suo fondamentale contributo allo sviluppo  della coltura che sta conquistando sempre più giovani agricoltori italiani. Una rinascita, la canapa ha una antica tradizione, merito anche della sue tante battaglie politiche. Iniziate quando negli anni novanta da Sindaco di Carmagnola, paese della provincia torinese, difese i suoi concittadini a cui fu sequestrato il raccolto perché si confondeva la canapa italiana con la cannabis indica. I tempi sono cambiati e ora Giraudo può snocciolare i tanti successi raccolti sul campo.

D) Giraudo lei è diventato il punto di riferimento nazionale per chi coltiva e consuma la canapa. Ci racconta di come è sbocciato questo innamoramento?

R) Mi sono interessato  alla coltivazione della canapa nei primi anni ’90 quando ero sindaco a Carmagnola. C’erano alcuni miei concittadini che la volevano coltivare e pensavano fosse vietato. Si passò alla coltivazione ma le forze dell’ordine sequestrarono il raccolto perché confondevano la cannabis indica (quella illegale che si fuma, NdR) con la cannabis sativa. Furono pubblicati articoli sulla stampa, la notizia fece il giro d’Italia e molti si misero in contatto con noi. Nel 1998 partecipammo ad un convegno a Caserta e li si piantò il seme per far nascere Assocanapa e il conseguente sviluppo del settore.

D) Una storia travagliata anche per l’incertezza legislativa. Avete raccolto i frutti della vostra battaglia?

R)  Direi di si. In particolare abbiamo ottenuto dei riconoscimenti a livello di interpretazione della legge. Sono state approvate, per esempio,  due circolari. Una del Ministero delle Politiche Agricole, che stabilisce tutte le procedure da rispettare e un’altra del Ministero della Salute che autorizza l’uso alimentare della canapa.

D) Voi puntate più sull’uso in edilizia e nel settore alimentare della canapa rispetto a quello tessile, dove lamentate una forte concorrenza cinese, è vero?

R) Nel tessile c’è qualcuno che ci prova, qualcuno che ci crede ma è difficile essere competitivi. Vediamo, invece, una grande possibilità di sviluppo nell’alimentare, il settore che tira di più. Non a caso noi italiani siamo al primo posto al mondo, ci abbiamo lavorato tanto e possiamo contare sulla nostra prestigiosa ed autorevole tradizione culinaria.  Ci sono tre tipi di cibi: quelli che fanno male, quelli che non fanno né bene né male, quelli che migliorano la salute. La canapa risponde a quest’ultima tipologia. Nei semi si ha l’Omega 3 e 6 che stimolano il nostro sistema immunitario, lo rafforzano. Insomma c’è anche una ricaduta sul lato della salute e ci sono differenti applicazioni alimentari: il pane, la pasta e tanti altri prodotti.

D) Nel vostro sito Internet si legge, a proposito della richiesta dei semi, ‘Siamo sommersi di richieste da ogni parte d’Italia”. Un gran successo, ci può dare qualche numero?

R)  Nel 2013 si contavano 400 ettari dedicati alla coltivazione di canapa, nel 2014  siamo passati a 1500 e nel  2015  si arriverà ai 2500. Una crescita esponenziale.  Il nostro tallone d’Achille sono gli impianti di trasformazione anche se qualcosa si muove. Nel 2013 c’era solo quello di Carmagnola, ad agosto 2014 si è inaugurato quello di Crispiano in provincia di Taranto. Sono fondamentali per la crescita del settore perché i costi di trasporto incidono in modo rilevante sui conti aziendali. Il nostro obiettivo è di almeno un impianto per regione. Se in ogni provincia italiana si dedicano 50 ettari alla canapa, con oltre 100 province si arriva a circa 50mila ettari. Consideriamo che in passato, fino agli anni 50, erano 100mila gli ettari destinati a canapa. Insomma  l’obiettivo è a portata di mano, ma per rilanciare la coltura si deve ricreare la filiera produttiva.

D) Quanto rende coltivare la canapa e  che ricadute occupazionali si possono stimare?

R) La media del  ricavo per ettaro  è di circa 2.000 euro, nel 2015 possiamo stimare  almeno 5 milioni  di euro e con l’indotto  si può parlare di almeno 15 milioni di euro di fatturato globale. In ogni  centro di trasformazione possono lavorare 5/6 persone.  Per questo è necessario lo sviluppo della filiera produttiva, per creare più posti di lavoro!

D) Oltre l’alimentare e il tessile quali sono gli altri settori di sviluppo dei prodotti della canapa?

R) Sono quattro gli usi della canapa: tessile, alimentare, farmaceutico e nell’edilizia. Dei primi due ho già parlato. Poi c’è il farmaceutico, da sviluppare, ma ritengo  molto interessante l’ utilizzo della canapa  in edilizia dove si possono fare grandi numeri  in particolare  nell’isolamento termico e nel risparmio energetico. Faccio un esempio concreto: il polistirolo ha un costo minore, ma in pochi anni quasi si annulla il suo effetto di isolante. Al contrario con la canapa si ha una durata molto maggiore. Per questo è interessante istruire il consumatore sui vantaggi  della canapa, un prodotto naturale con tutti i conseguenti effetti positivi sull’ambiente, rispetto ad altri materiali.

D) Ci sono agevolazioni fiscali o finanziamenti per stimolare la coltivazione e trasformazione della canapa?

R) Nei PSR (i piani di sviluppo regionali, NdR) dedicano sempre qualche riga alla incentivazione della coltivazione della canapa ma sempre con questa sottolineatura: compatibilmente con i bilanci. Ma i conti  non tornano mai e la lodevole intenzione resta spesso sulla carta!

D) E’ necessario un recupero della memoria storica della lavorazione tradizionale della canapa?

R)  Certamente  dal punto di vista culturale, ma se parliamo di economia il discorso è diverso perché oggi si lavora in modo completamente differente rispetto al passato.

D) Quali sono le ricette per far crescere il settore?

R) E’ necessario puntare sugli stabilimenti di trasformazione sparsi nel territorio per abbattere i costi e aumentare i margini degli operatori. Inoltre è fondamentale investire in promozione o meglio nell’educazione delle persone per far capire sia il valore del prodotto che le ricadute economiche, sociali e ambientali sul territorio.

D) Lei ha 81 anni, ma non è mai andato realmente in pensione…

R) Io nella mia vita oltre l’amministratore pubblico – che non ho mai considerato un lavoro – ho fatto il  rappresentante di un consorzio agrario. Oggi sono in pensione ma seguo ancora una decina di ettari dedicati alla canapa. Sempre al lavoro, probabilmente grazie alle virtù benefiche della canapa!

Gian  Basilio Nieddu

 

 

 

 

 

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