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Gaudats, la “junk band” che fa suonare i rifiuti

giugno 29, 2018 Rubriche, Very Important Planet

L’idea di costruire e far suonare chitarre, tubofoni , sassofoni e batterie da materiali “spazzatura” (junk, in inglese) destinati ai rifiuti è di Daniele Guidotti da Capannori, in provincia di Lucca. Il paese dove fonda la Gaudats Junk Band ovvero nove componenti che riescono a mettere insieme note e fare musica dagli scarti. Fondamentale l’incontro con Rossano Ercolini, vincitore del Goldman Environmentale Prize – il “Premio Nobel dell’Ambiente” – che sposa subito la loro causa. Il collettivo di musicisti, tra l’altro, è a “chilometro zero”: si tratta infatti di amici che abitano tutti a Capinnori e dintorni, dove la cultura del trattamento ecologico dei rifiuti è molto avanzata…

D) Daniele, ormai da anni vi chiamano a fare concerti in tutta Italia e riscuotete sempre un ottimo successo. Da dove e come siete partiti in questa insolita avventura ambiental-musicale?

R) Io sono musicista, artigiano e appassionato dell’ambiente: è stato semplice unire le tre linee. Ma soprattutto abito a Capannori, dove da 12 anni vengono adottate politiche sul riciclo piuttosto spinte e il seme ha trovato terreno fertile nel mio cervello… E’ stato facile avere l’idea, la traduzione concreta non è poi però così semplice. Bisogna ottenere la musica dagli scarti. Non sono un lituaio, quindi ho studiato perché mi piaceva la sfida. All’inizio sono stati vari i tentativi e pure i fallimenti. Devo dire grazie agli amici musicisti che mi hanno aiutato in questo sogno folle: avere una band corposa, con ben nove elementi!

D) La musica è una passione, ma nella vita professionale sappiamo che fai anche altro. Sempre comunque legato agli “scarti”, al riuso, al recupero…

R) Sì, sono direttore del “Centro del Riuso” di Capinnori. E’ uno di quei posti dove i cittadini danno una seconda vita agli oggetti. Recuperiamo tutto: dai mobili agli elettrodomestici, ma è un’attività che ci da la possibilità di “recuperare” non solo oggetti ma pure persone… Ci sono volontari, ma abbiamo fatto anche sei assunzioni: persone spesso ai margini: per esempio se a 50 anni hai perso il lavoro è molto difficile trovare occupazione. Oltre a curare questo aspetto insegniamo dei mestieri attraverso laboratori pratici.

D) E’vero che Capannori ha come obiettivo “rifiuti zero”?

R) Nel Centro di Ricerca sui rifiuti zero, si cercano soluzioni alternative perché gli oggetti non diventino rifiuti. Obiettivo rifiuti zero è forse un’utopia, ma la strada è quella che conta. A Capannori la raccolta differenziata è molto spinta, si arriva già al 90%. Noi lavoriamo su quel 10% che resta. Per esempio se rileviamo un packaging “sbagliato” scriviamo una lettera all’azienda produttrice…

D) Sei quindi riuscito ad unire tutte le tue passioni e l’impegno sociale. Trovare però altri otto appassionati e convincerli della bontà della proposta non dev’essere stato facile…

R) Li ho contaminati… diciamo che ha pesato la stessa influenza territoriale e culturale perché abitiamo nello stesso luogo. Con la musica è possibile veicolare un grande messaggio: il tema del riuso, del riciclo, della lotta allo spreco prende più forza. Siamo educativi. Ci chiamano le scuole, siamo parte dell’educazione al riuso.

D) E come si declina, in concreto, la vostra pedagogia del riuso?

R) Agli studenti faccio proprio costruire degli strumenti, è un fare gioioso. Ed è più facile conservare l’attenzione rispetto al dare delle nozioni. La musica è sempre interessante.

D) Eppure mi dicono che tu non hai avuto un buon rapporto con il mondo delle sette note…

R) Io odiavo la musica a scuola, era troppo seriosa all’epoca. Non è un caso che ci sono poche persone che suonano uno strumento. Quando chiedo, negli incontri, quanti sanno suonare su 200 alzano la mano in cinque o sei!

D) Ma suonare i vostri strumenti è più difficile di un “normale” strumento musicale?

R) Ammetto che è difficile farli suonare. Abbiamo uno strumento fatto con uno scolapasta, un altro con una cassetta di vino. Partiamo dal minimo per dare il massimo. La musica comunque “prende”. Tra l’altro applichiamo la nostra filosofia del risparmio anche ad altri aspetti. Per esempio abbiamo prodotto un “disco” casalingo: la copertina è fatta con cartoncino riciclato e scritta a mano.

D) A Soliera, nel modenese, recentemente avete suonato su un palco illuminato dalle bici. E’ una costante delle vostre esibizioni?

R) Quella è stata la prima volta, ci abbiamo provato spesso ma non si sono mai create le condizioni giuste. A Soliera ci siamo riusciti. E’ stato molto bello, le persone che hanno pedalato non hanno mai smesso, lo hanno fatto per 1 ora e mezza, alimentando il palco. Una cosa diversa dal solito…

Gian Basilio Nieddu

 

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